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TUNISINO INDAGATO

Nei guai per aver postato il kalashnikov finto su Facebook

24 febbraio 2015, 06:00

Nei guai per aver postato il kalashnikov finto su Facebook

GORIZIA

Francesco De Filippo

Nonostante i tratti mediorientali e la lingua araba, invece il modo di muoversi dell'uomo, la scenografia di Gorizia e gli abiti occidentali non rimandano in alcun modo all'idea del jihadista pronto a fare una strage, tantomeno la scintillante moto nera tipica di tutt'altra simbologia occidentale. Ma il kalashnikov sulla sella desta inquietudine e nel video postato su Facebook la macchina da presa indugia sull'arma, sembra un messaggio chiaro. Per questo è stato individuato e perquisito. Nella sua casa la polizia ha trovato l'arma scoprendo che si tratta di una sorta di giocattolo, di un «simulacro», come lo hanno definito. Lui, però, B.A., di 35 anni, tunisino, è stato denunciato per procurato allarme e l'innocuo kalashnikov sequestrato. I video (sono più di uno), infatti, non sono sfuggiti all'attività di prevenzione e vigilanza delle forze dell'ordine che all'indomani della strage di Parigi, setacciano ancor più attentamente di prima il web a caccia di pericoli. Notata l'arma, sono stati compiuti rilevamenti specifici che hanno «georeferenziato» le immagini individuando in Gorizia i luoghi dove sono stati girati i filmati. Dunque, poi, la vicenda è passata nelle mani della polizia di Gorizia. Il tunisino è un volto noto di questa zona: al suo arrivo in Italia era stato portato al Cie di Gradisca da dove era fuggito, per poi essere ripreso. In seguito aveva sposato una ragazza di Farra d'Isonzo (Gorizia) e la sua situazione si era normalizzata. L'anno scorso, però, forse perché depresso secondo alcuni, aveva dato fuoco all'alloggio della moglie, era stato anche accusato di maltrattamenti nei suoi confronti, dunque era stato prima arrestato poi semplicemente allontanato da Farra. Identificato, gli agenti della Questura di Gorizia, quelli dell'antiterrorismo della Digos di Trieste, coordinati da Procura distrettuale di Trieste e Procura di Gorizia hanno selezionato alcune abitazioni dove ritenevano potesse trovarsi l'uomo, e hanno atteso. Quando lo hanno visto passare insieme con la moglie lo hanno fermato e immobilizzato. Poi hanno effettuato una perquisizione domiciliare nel corso della quale hanno trovato il kalashnikov, risultato però un'arma non funzionante. Un balordo, più che un terrorista. Gli investigatori intendono ora far tradurre le frasi che l'uomo pronuncia in arabo nei vari filmati e soprattutto approfondire le indagini per accertare se il cittadino tunisino abbia legami con il mondo dell'integralismo islamico.

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