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Ricordo

Ugo e quei due grandi amori

24 febbraio 2015, 06:00

Chiara Pozzati

Il suo posto al Tardini era là, nel cuore della curva gialloblù. E sembra così irreale vedere il sorriso luminoso di Ugo Mazzoni, 34 anni, fare capolino dalla foto sopra una bara in noce.

Accanto al feretro spicca un elegante cuscino di rose bianche e la forza sovrumana del fratello, il contegno delicato dei genitori, il sagrato di piazzale Santa Croce che si riempie e si piega di fronte a un dolore che pare impossibile da addolcire.

Lacrime irrefrenabili e perché silenziosi: una messa commovente quella per l'ultimo addio all'appassionato e opinionista di sport, laureato in Economia e tradito da quel cuore che si è inceppato troppo in fretta.

«E' una liturgia pesante – lo ammette senza se e senza ma don Gianpietro Poggi -. Lui era uno di noi, tante volte l'avevo confessato, mai avrei pensato di celebrarne il funerale».

Una fitta di dolore che per un attimo appanna l'omelia. «Ugo era un ragazzo sorridente con due grandi amori – prosegue il parroco di Santa Croce - uno per il Signore, l'altro (sfegatato) per il Parma». E c'è tutta la tenerezza di una guida spirituale che scende a patti con la propria umanità: «L'unico medico è il tempo, che non cancella l'amore, ma lenisce la sofferenza».

Tanti i giovani assiepati tra i banchi per salutare un compagno, un amico, un «collega». Tutta Parma, almeno una volta, ha incrociato il suo sguardo serio oltre lo schermo di Teleducato.

La sua stazza da duro e quel sorriso pulito, dolce, quasi da bambino. Ugo era così e chi ne parla adesso - adesso che non c'è più - lo dipinge soprattutto come una perla rara, «di quelle che s'incontrano solo una volta nella vita». Frasi spezzate rubate sul sagrato di una chiesa traboccante di commozione e rabbia. Già, perché accettare la scomparsa di Mazzoni, 34 anni e un futuro ancora in corsa ma sicuramente radioso, è una prova troppo dura per chi ha condiviso con lui tanti anni.

Il Vangelo è quello di Luca e racconta dei discepoli in viaggio verso Emmaus, «ma credo che in una giornata come oggi (ieri per chi legge) riecheggiano in tutti noi anche le parole della sorella di Lazzaro: «Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto – chiosa ancora don Poggi -. Allora proprio a noi spetta ricordare che l'amore di Dio non dura un giorno, o 34 anni, ma in eterno».

Il prete non teme di sviscerare «la paura della rassegnazione – spiega alla navata gremita -. Tutto sembra finito: i sogni di questo ragazzo e della sua famiglia, ma non è così». E conclude: «Spesso andiamo al cimitero per incontrare i nostri cari, ed è giusto. Non dobbiamo dimenticare però che i luoghi d'incontro reali sono altri. Quelli che non si vedono con gli occhi della carne, ma con gli occhiali della fede».

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