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Verona

Vinitaly: quattro cantine di Parma in vetrina

24 marzo 2015, 06:00

Vinitaly: quattro cantine di Parma in vetrina

DAL NOSTRO INVIATO
Sandro Piovani

C'è il sole a Verona. E col sole tanta gente: tutti in fila, prima in auto e poi agli stand, per la 49° edizione di Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati che chiuderà domani. 60 euro l'ingresso, attesi più di 150mila visitatori con oltre 4000 espositori. E, contemporaneamente, ci sono anche «Sol&Agrifood» (il salone internazionale dell'agroalimentare di qualità) ed «Enolitech» (il salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l'enologia e delle tecnologie Olivicole ed Olearie). Naturalmente ci interessiamo di vino. E digitando Parma sull'elenco degli espositori ecco che nel Padiglione Emilia Romagna si possono incontrare Monte delle Vigne, le Cantine Ceci e Marcello (questo il marchio che si è dato da poco Ariola). E nel padiglione ViVit c'è il Podere Pradarolo. Quattro cantine in tutto, ognuna con la propria novità da proporre e con il proprio da lavoro da mettere in mostra.

Monte delle Vigne
Andrea Ferrari, wine maker di Monte delle Vigne, pensa soprattutto ai suoi vini e alla storia della sua cantina: «Per me è un'edizione importante, il mio venticinquesimo Vinitaly. Un pezzo della mia storia di vinificatore. Ed essere qui significa essere ancora sul mercato, con forza. Forse ancor più forti di prima, visto che abbiamo più consapevolezza dei nostri mezzi e dei nostri prodotti». In effetti Monte delle Vigne guarda molto al suo mercato tradizionale ma si sta contemporaneamente spostando sul mercato estero (aumento in doppia cifra fuori dai confini nazionali). «Sostanzialmente – prosegue Ferrari – lavoriamo per il mercato di qualità. E abbiamo un'identità precisa che ci viene riconosciuta. Grazie anche all'ingresso in Monte delle Vigne di un partner come Paolo Pizzarotti che ci ha permesso di aumentare la produzione, in una cantina nuova molto performante. C'è una corrispondenza tra qualità delle uve e vinificazione: questo ci ha permesso di guardare con attenzione alla sostanza».

Marcello (Ariola)
Ariola sta trasformando il marchio d'etichetta in Marcello. Probabilmente una dedica a quel lambrusco considerato la miglior bollicina rossa al mondo per un paio d'anni ma anche per variare un pochettino il brand dell'azienda. Chiamata ad un 2015 molto impegnativo. «Il futuro credo sia di portare qualche variante alla propria produzione - afferma Marcello Ceci - ma restando ben ancorati al nostro territorio. Per questo abbiamo fatto il restyling del marchio. A metà aprile, a marchio Marcello apriremo un monomarca a Montecarlo, rue Grimaldi. Oltre a quello abbiamo estratto i principi attivi del nostro vino per creare una linea di bellezza (bagnoschiuma, scrub e crema corpo ndr). Poi abbiamo creato uno spritz a base Marcello rosso: un lavoro lungo che ha portato un prodotto beverino con soli 6 gradi di alcol».

Cantine Ceci
Molte novità anche dalle parti delle Cantine Ceci. Alessandro Ceci punta soprattutto sul glamour e sul fascino delle bottiglie. Comunque pensate per lasciare il segno. «Prima di tutto comunque – spiega deciso -, c'è il nostro vino, prodotto consolidato nel tempo. Se non è buono, non si vende solo per la bottiglia. Però ci abbiamo messo anche tante novità. Quattro prodotti rivoluzionari. Il primo è legato all'Expo: la bottiglia, ideata dal parmigiano Flavio Campagna Kampah, rappresenta il nostro paese. “No mafia”, che è la parola italiana più conosciuta al mondo. Siamo il paese della ''grande bellezza''. Poi la birra, vestita di jeans come le migliori modelle. Poi, dopo New York, abbiamo acceso la bottiglia di Ibiza. E c'è anche la proposta di una bottiglia che verrà lanciata dopo l'estate: tweet. Una bottiglia che avrà un telecomando per scrivere 128 caratteri che scorreranno come un tweet appunto».

Podere Pradarolo
Spontandosi in ViViT, al padiglione 12, c'è il podere Pradarolo di Alberto e Claudia Carretti. Piccolo stand spartano dove si bada alla sostanza. «La nostra è una scelta etica a tutela del consumatore»: spiega Alberto Carretti. Si parla di vini bio, naturali. «A noi piace dire che facciamo vino. A modo nostro, cercando di valorizzare la terra. Non usiamo solfiti. Produciamo la Malvasia seguendo le macerazioni antiche che si facevano una volta. Poi Barbera, Croatina e Termarina». I gusti sono antichi. Come il vino. La giusta chiusura del tour parmigiano a Vinitaly.

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