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UNIVERSITA'

Museo dello Csac da oggi aperto al pubblico

23 maggio 2015, 07:00

Katia Golini

Il primo a varcare la soglia è Concetto Pozzati. Il rettore Loris Borghi gli concede l'onore di tagliare il nastro del nuovo Museo dello Csac. E' il giorno dell'inaugurazione - oggi dalle 10 tocca al pubblico (pagante) - e i protagonisti sono gli artisti che nel corso degli anni hanno donato le loro opere. La collezione del Centro studi archivio della comunicazione ha debuttato negli anni Sessanta con una mostra dedicata a Pozzati ed è ancora lui a firmare il capitolo della svolta. «Ricordo ancora la mia mostra a Parma con Carlo Arturo Quintavalle. Sono trascorsi molti anni. Ricordo anche di essere stato qui a Paradigna anche l'anno scorso e di essere rimasto sconvolto dalla quantità di materiale raccolto. In Italia esistono tanti e incredibili spazi che però non diventano mai museo. E con museo intendo un luogo in cui le opere vivono e si muovono, il luogo che pratica gli scambi per fare conoscere l'arte. Oggi qui si apre un museo. Un evento veramente importante».

Ripercorre le tappe dell'impresa, il rettore Borghi. Ricorda il grande sforzo compiuto dall'Università di Parma, l'impegno di tutte le persone che si sono buttate anima e corpo nel progetto e poi si sofferma su un aspetto fondamentale: «La prima persona che dobbiamo ringraziare è il professore Quintavalle. Senza di lui non saremmo qui oggi. Ringrazio anche Gloria Bianchino, direttrice dello Csac fino all'anno scorso. Subito dopo ringrazio voi donatori che avete concesso all'Università un frammento della vostra produzione artistica - dice rivolgendosi agli ospiti -. Voi avete messo qui dentro 12 milioni di opere, testimonianze di un intero periodo storico. Faremo rivivere il vostro lavoro, mostrandolo al pubblico. Ringrazio anche tutte le persone, docenti e personale dell'Ateneo, che hanno lavorato sodo per raggiungere l'obiettivo dell'apertura in soli dieci mesi. Tutti insieme abbiamo fatto un piccolo miracolo».

E' il giorno del debutto. Il giorno della festa. Artisti, eredi, amici e invitati iniziano il «tour» dentro l'abbazia di Valserena. Il consenso è unanime. Sono tanti gli artisti presenti. Tra questi c'è Giuseppe Spagnulo - una delle sue grandi sculture dà il benvenuto al visitatore ancora prima di entrare al museo -, i pittori William Xerra, Mario Raciti, Medath Sharif, Valentino Vago, Enrico Della Torre, i fotografi Chiara Samugheo, Giuseppe Morandi, Giovanni Chiaramonte («L'apertura di questo museo è un evento molto importante. Il materiale contenuto qui dentro attraversa tutta l'arte europea e tutte le discipline. Tutto questo grazie alla genialità di Quintavalle e di Gloria Bianchino»), Paolo Rosselli («Le cose si muovono quando ci sono dietro delle persone che ci credono e si muovono. Qui ce ne sono tante»). Ci sono anche Francesco Radino, Gianni Pezzani, Nino Migliori e Attilio Pavin. E l'architetto Iacopo Gardelli.

Non mancano gli eredi di artisti scomparsi che hanno portato la loro testimonianza di soddisfazione e gratitudine. Sono tanti. Tra questi Lina, figlia di Bruno Zoni e Paola Guerrini, figlia di Lorenzo. C'è anche Roberta Fontana, figlia di Giovanna, nipote di Zoe e Micol, le stiliste parmigiane che hanno fatto conoscere il made in «Italy nel mondo». La sua è una voce fuori dal coro: «Non c'è nemmeno un disegno delle Sorelle Fontana in esposizione. Per me è come se questo spazio meraviglioso fosse vuoto. Siamo a Parma, la patria di mia madre e delle mie zie e nessuno ha pensato di esporre nemmeno uno dei 6400 disegni donati».

Pronta la replica dell'Ateneo: «Abbiamo detto fin dall'inizio che le sezioni si rinnoveranno». Del resto la cernita delle opere nel «mare» della collezione è stata impresa ardua e il nuovo museo nasce per mostrare, poco alla volta, tutta la collezione.

Per raggiungere l'obiettivo darà il suo contributo Luigi Allegri, che dello Csac è stato presidente per una decina di mesi fino allo scorso aprile: «Nella giornata di oggi c'è un pezzo anche del mio lavoro. Finalmente siamo arrivati all'ambiziosa meta di aprire Paradigna. E' davvero un grande giorno. Ho vissuto la nascita del Centro fin dalle origini e vederlo oggi aperto è una grande soddisfazione. Ora spero che marci come merita. Io continuerò a dare il mio contributo. Paradigna può diventare un polo d'attrazione per l'Ateneo e per l'intero territorio».

LE AUTORITA':Parte da qui il rilancio del territorio

La mattinata è stata dedicata agli artisti, il pomeriggio alle autorità. Arrivano il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, con gli assessori Simona Caselli e Patrizio Bianchi, e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti che incontrano i vertici dell'Ateneo al gran completo. Piovono i complimenti. «La vista di questo spazio è davvero straordinaria - dice Bonaccini -. Un'opportunità non solo per i parmigiani, ma per l'Emilia Romagna e per il mondo intero. Dobbiamo fare di tutto per promuovere questo patrimonio prezioso. Noi puntiamo molto sulla cultura. Investire in cultura vuol dire investire non solo nel bene più prezioso che abbiamo, ma anche creare posti di lavoro».

In linea il sindaco: «L'Università, in questo nuovo corso, è per noi un interlocutore con cui collaborare. Al patrimonio di Parma si aggiunge una nuova gemma. Può partire da qui il rilancio dell'intero territorio».

Insieme a governatore e primo cittadino, i consiglieri regionali Barbara Lori e Massimo Iotti, gli assessori comunali Marco Ferretti, Cristiano Casa, Michele Alinovi. C'è anche il capogruppo di Pd in consiglio comunale Nicola Dall'Olio. Passano per un breve saluto anche i parlamentari Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini.

Al rettore Borghi tocca ripetere la storia del progetto di riqualificazione lanciato e realizzato in soli dieci mesi: «I tedeschi non avrebbero saputo fare la stessa cosa, rispettando i tempi come abbiamo fatto noi» dice soddisfatto. Poi lascia la parola a Carlo Quintelli e a Francesca Zanella per entrare nei dettagli. «Abbiamo voluto creare un Archivio-museo. Questa è una grande macchina visiva e l'abbazia è il valore aggiunto» spiega Quintelli. «Qui dentro tutti gli elementi dialogano e si potenziano» chiude la Zanella.