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Gente di provincia

L'artista pizzaiola di Pellegrino

24 maggio 2015, 07:00

PELLEGRINO

Stefano Rotta

Marzia è il caso classico del «perché proprio io?», persona schietta e combattiva che abbiamo scelto per raccontare un sfida: l'imprenditoria femminile in montagna, lo stare in Appennino, il coltivare la radice, combattendo contro chi bisogna combattere, aiutando chi bisogna aiutare.

Figlia di Paolino Mazzoli, geometra, e Prebenda Ida Marchesi Bocchi, maestra elementare, cresce quassù in questa prima montagna sopra Salso; se ne va, come molti, dal nido, e ci ritorna donna, con un sogno da realizzare a mani nude. Marzia è e racconta la storia di quest'edificio a Pellegrino: «Era un'abitazione privata di fine Ottocento. Poi caserma fino agli anni Cinquanta. A volte al bancone, dopo qualche bicchiere, c'è qualcuno che narra di averci passato la notte dentro, in stato di fermo, tanti anni fa».

Le celle ci sono ancora: una è la cantina, l'altra il bagno per disabili. Adesso c'è una pizzeria osteria con cucina, con annessa edicola (gestita da Antonella Crea), che tiene vivo il paese: è un presidio sociale, prima di essere attività economica.

Questo mondo antico dell'altro giorno non fa in tempo a ricordarlo, è nata nel 1962, non le costa ammetterlo, va fiera dei suoi anni. I suoi si conoscono quassù, lavorando. «La mamma era donna di Po, originaria di Santa Croce di Polesine. Venne mandata a Stuzzano come maestra. Firmava anche il registro degli operai addetti alla costruzione della strada, fra i quali c'era mio padre. Fu lì, il primo bacio».

Teneva una sola classe con sessanta bambini, adesso ce ne saranno tre. Costruirono la loro casa, e da quell'amore e quelle fatiche nacque Marzia. Prosegue: «Ci fu un'asta. Mio padre voleva comprare la caserma, ma il farmacista (Costantini) aveva più disponibilità e la spuntò. Passarono gli anni, il farmacista invecchiò e se ne andò senza eredi, e allora di nuovo asta, e questa volta ce la fece».

Ricorda: «Ho fatto le elementari qua, poi otto anni alle Orsoline, ginnasio e liceo classico». Anni duri, i primi sentimenti per la vita e per gli altri, ma anche forti esasperazioni, che è meglio dimenticare, semmai fosse possibile. Segue l'università in lettere con indirizzo artistico, «tutti trenta, ma volevo far qualcosa con le mani, sono pratica», e allora via a manovrare la ceramica.

Nel 1984 apre un laboratorio. Comincia producendo tutto, dalla terra al terzo fuoco. Fino al 1992, quando nasce Maria Vittoria. Nel 2000 la seconda, Eugenia. Dopo la nascita della prima figlia, procede comprando il cosiddetto «biscotto» e producendo stampi. E' anche paleografa. Fa la decoratrice tra Parma, Milano, Salso, «soprattutto Salso», sorride.

Ha fatto anche volontariato, da ragazza, a Parma, con i bambini down nella parrocchia di via Isola. E l'educatrice in un momento particolare della storia d'Italia, quando con la legge Basaglia sono usciti i pazienti da Colorno, ai primi tempi del metodo riabilitativo e non contenitivo. «Era ancora tutto da esplorare, non c'era niente di scritto, si viveva con ottimismo il nuovo approccio verso la loro autosufficienza».

Mentre chiacchieriamo, si diffonde nell'aria il profumo del pane appena fatto. Da qui nasce tutto. I consulenti indicavano forti elementi di rischio. Ma nel 2003 cominciarono i lavori per il nuovo ristorante.

«Feci di tutto, corso di pizzaiola, Rec, sempre in giro. Trovai un bravo pizzaiolo, Vittorio. Ci ho messo tutto quello che potevo mettere. Ho pensato di essere io la cliente, e di farmi trovare quello che avrei voluto trovare. Innanzitutto la qualità dei prodotti. Il parmigiano reggiano di montagna, i salumi, i pomodori».

Indica i nomi dei produttori. Insiste: «Se promuovo il territorio, promuovo me stessa. Tutti dovrebbero fare così».

Quali sono le tradizioni di Pellegrino? «Essenzialmente agricole. Stalle, per la produzione del parmigiano. E poi ci sono il caseificio fratelli Berzieri e il panificio Lusignani, che tengono alta la bandiera del paese».

Spiega che ad Alseno, sulla via Emilia, «ho dovuto aprire un altro locale per far fronte ai duri periodi invernali. Ci tengo troppo. L'ho decorata io, la Vecchia Caserma».

L'idea imprenditoriale che sta dietro è portare prodotti dalla montagna in un luogo diverso. «Sta funzionando benissimo».

Si sfoga: «L'eccellenza fa muovere la gente. Ci vuole costanza, onestà, impegno. Qui stiamo perdendo un grosso treno, l'Appennino ha una vocazione e un potenziale turistico enorme».

Scrive, via sms: «Mi spaventa affidare la mia vita ad altri, ma mi hai convinta del potere che ha la scrittura».

Marzia appartiene a quella specie di persone – ce ne sono ancora tante, per fortuna, guardando un po' più in là – che fanno seriamente, e con amore, anche il castello di sabbia.

«Rimpiango la vita da decoratrice», rimarca. Adesso ci sono i fornelli, le comande, i clienti da far sorridere. Ogni rondine sogna il suo nido, volando sopra il mare.

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