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Esame di maturità

I futuri ragionieri delusi e stanchi: «Prova infattibile»

19 giugno 2015, 07:00

Chiara Pozzati

Facce disfatte dalla stanchezza, spalle chine e poca voglia di parlare. Gli studenti del Melloni escono alla spicciolata e sono ancora immersi nei rebus di economia aziendale. La seconda prova di Ragioneria lascia l'amaro in bocca (e qualche lacrima solitaria) a tanti. «Difficile», «infattibile» o ancora «basata sul programma di quarta e con dati davvero troppo scarni per poter risolvere tutti gli esercizi». Così i ragazzi archiviano la seconda giornata della maturità. «La verità? E' andata decisamente maluccio, è stata tosta. Puntavo alla quasi sufficienza ma...» la frase si perde in un cortile ancora insolitamente silenzioso. Questo è il commento a caldo di Yonis Lambertini il primo ad uscire dall'Istituto di viale Maria Luigia alle 12,10. Insieme a lui arriva il compagno di classe Xhepa Xhino, a cui non è andata tanto meglio: «Diciamo che in un qualche modo me la sono cavata, sull'esito finale però non garantisco».

Ancor più secco il commento di Pietro Andreoli che vive questa giornata con «molta ansia e preoccupazione. Ho la certezza che non sia andata bene, ma quel che fa più male è constatare come la prova fosse totalmente incoerente con il percorso di studi che si è spalmato sui cinque anni. Senza contare l'eccessiva distanza con la realtà». Un test parecchio complesso anche secondo Andrea Marchini e Matteo Nicoli: «Avevamo a disposizione troppi pochi dati per stabilire il bilancio di un'azienda. Molte scelte non potevi che farle a casaccio. Certo non mi sento soddisfatto». «Com'è andata? Insomma..»: ecco le poche parole bisbigliate da Anna Disisto la prima ragazza che esce dal Melloni visibilmente provata. Si allontana con un pallido sorriso, ma si legge negli occhi l'amarezza. «E' stato un test duro, complicato e francamente ce lo aspettavamo diverso» rincarano la dose Angelo Martorana, Claudio Santachiara e Giorgia Bacchi. Unica voce fuori dal coro quella di Rexhina Kurcani: «Penso sia andata bene – sorride la ragazza - Ora vado a casa e non ci penso più».

Il Classico

Lisa Oppici

È Tacito l'autore scelto quest'anno dal Ministero per il secondo scritto dell'Esame di Stato al Liceo classico: un autore che resta uno dei più temuti dai candidati della «maturità», pur essendo comunque tra i più tradotti durante l'anno. Com'era la versione?

L'abbiamo chiesto a Cristina Arpiani, docente di latino e greco al Liceo classico Romagnosi. «È Tacito, e già questo dice tutto – risponde -. Tacito è un autore difficile, si sa, anche se è comunque molto tradotto. Tra i testi di Tacito, poi, questo è fattibile, ma si tratta di un autore considerato comunque di livello alto».Il brano proposto agli studenti s'intitolava «Gli ultimi giorni di Tiberio» (dal libro VI degli «Annales»), ed è stato fatto precedere da una breve introduzione che voleva aiutarli a contestualizzare: «Un famoso medico, tastando il polso dell'imperatore Tiberio, ne pronostica la fine imminente: dopo pochi giorni l'imperatore viene creduto morto. Mentre Caligola inizia a gustare le primizie del potere, improvvisamente Tiberio si riprende…».

«Rispetto al testo originale, che sono andata a controllare, in quello proposto ai ragazzi – spiega la docente - ci sono un paio di variazioni “in positivo”: il Ministero ha cioè cercato di facilitarli eliminando un paio di ambiguità. Però, come dicevo, è Tacito, con tutte le sue caratteristiche e le sue difficoltà: è un autore che sottintende molto, sottintende i verbi reggenti, usa molto la variatio, usa l'infinito storico. I ragazzi avevano gli strumenti per affrontarlo, anche perché per loro non doveva essere né una novità né una sorpresa, ma dire che tutto possa essere filato liscio è un'altra cosa».

Quest'anno nella scelta del brano si è per certi versi tornati all'antico: «Rispetto ad altre circostanze, in cui il Ministero aveva scelto tematiche moderne, di respiro anche universale, questa volta invece – sottolinea Cristina Arpiani - ha optato per un testo che è assolutamente tradizionale, canonico, e che nulla ha a che fare con la quotidianità. È riferito alla successione fra Tiberio e Caligola, a quel preciso momento storico: difficile trarne significati universali se non forse qualche considerazione sugli intrighi del potere».

Lo Scientifico

Seconda prova scritta particolare per i ragazzi del Liceo scientifico, che nei due problemi e nei dieci quesiti che si sono trovati di fronte hanno avuto a che fare addirittura con le tariffe di un operatore telefonico.«I quesiti sono accessibili e riguardano quasi tutti argomenti svolti nel quinto anno di corso», spiega Angela Rizza a nome dei docenti di matematica e fisica del Liceo scientifico Ulivi. «I problemi presentano alcune criticità. Nel primo problema – prosegue - si richiede la costruzione di un modello matematico e un'analisi molto dettagliata di una situazione concreta. Sono necessarie competenze anche non matematiche e l'interpretazione delle richieste non è immediata. Nel secondo problema non si richiedono calcoli complessi ma la capacità di interpretare grafici e di gestire ambiti concettuali diversi legati alle nozioni di funzione, derivata, primitiva». Per la professoressa Rizza e per i docenti dell'Ulivi nel complesso si è trattato di «una prova piuttosto impegnativa e non del tutto in linea con le due simulazioni proposte dal Ministero durante l'anno. L'attenzione è, soprattutto nei problemi, centrata sull'acquisizione da parte degli studenti di competenze matematiche piuttosto che sulla semplice conoscenza dei contenuti e sull'utilizzo di tecniche di calcolo».In linea con i docenti dell'Ulivi anche il commento di Barbara Ugolotti, docente di matematica e fisica al Liceo scientifico Marconi. «I quesiti erano più o meno in linea con le aspettative, rispetto alle simulazioni effettuate; naturalmente se i ragazzi avevano lavorato seriamente durante l'anno. I problemi erano più complessi. Il primo – spiega la docente del Marconi -presentava situazioni problematiche alle quali forse i ragazzi non erano allenati a sufficienza, perché le simulazioni di questo tipo le abbiamo ricevute solo quest'anno. Il secondo è un bel problema dal punto di vista dell'analisi e della verifica delle competenze acquisite nell'analisi di quinta. Contiene poco calcolo, ma occorreva interpretare bene e conoscere bene tutti gli strumenti dell'analisi affrontati in quinta». Nel complesso, anche per la professoressa Ugolotti, prova non certo facile: «Alla sufficienza ci si arrivava, arrivare all'eccellenza non era semplice».

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