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Lutto

Addio al «prof coraggio»

31 luglio 2015, 07:00

Addio al «prof coraggio»

Enrico Gotti

Addio a Ettore Benecchi, il «prof coraggio» del Bodoni. Oltre ai familiari, c’é una più grande famiglia che piange l’insegnante di inglese: quella degli studenti e dei colleghi dell’istituto tecnico di viale Piacenza, dove Benecchi ha insegnato per oltre 15 anni.

Sarebbe andato in pensione il primo settembre, ma se l’è portato via prima una malattia contro cui aveva combattuto per anni. Occhi vivaci, sorriso caloroso, «collega indimenticabile» dicono al Bodoni e non sono parole di circostanza. Docenti e generazioni di studenti hanno ammirato la sua forza, il suo andare contro i limiti.

«Ettore doveva portare le stampelle, ma se in una classe chiedevi chi li accompagna in gita era sempre lui. Gli studenti al ritorno ti raccontavano che era sempre in testa al gruppo, mai stanco, curioso, capace di sperimentare, desideroso di vedere città nuove, paesi, desideroso di vita – racconta una collega – poi l’altra battaglia, quella contro la malattia, tutti si sono chiesti dove trovava tutto quel coraggio. In una classe lo chiamavano "il nostro compagno di strada", perché era un complice autorevole. Aveva competenze altissime, in tutte le iniziative di inglese del Bodoni lui è stato protagonista. È “un grande” come dicono i ragazzi».

Ettore Benecchi se ne è andato a 65 anni. Ieri sera c’è stato il rosario, nella chiesa di San Benedetto. Ha insegnato inglese anche alla scuola media Pascoli, poi da oltre 15 anni era al Bodoni, dove si è distinto in numerosi progetti europei, ricorda la preside Luciana Donelli, lavorando assieme alla professoressa Annalisa Martini, che così lo ricorda assieme ai colleghi: «Eccoci qui, attaccati ai cellulari a scambiarci e riguardare foto in cui ci sei tu, col tuo sorriso aperto, con sullo sfondo aerei o paesaggi incredibili o più semplicemente con in mano un bel boccale di birra... rossa, naturalmente. E osservando queste foto, non sappiamo se dobbiamo piangere, o sorridere, sorridere al ricordo delle tue battute e di quegli aneddoti che solo tu sapevi rievocare e che ora ci ripetiamo l’uno con l’altro. Siamo qui, stupefatti per la tua partenza prematura e con un gran vuoto dentro perché persone come te sono dei giganti, riempiono lo spazio, lo permeano di energia, di positività, di progetti per il futuro. Quanti anni hai dedicato alla scuola? Eppure non eri ancora stanco, sempre entusiasta e pronto a partire per nuove avventure, sempre al servizio dei tuoi studenti, col solo cruccio di non aver insegnato abbastanza».

«Una sola vita non era abbastanza per te - continua la lettera degli insegnanti del Bodoni - troppe le cose che avresti ancora voluto fare, non perdevi mai occasione per elencarci ciò che avresti fatto nella tua seconda vita, o magari anche nella terza! Resti un esempio per tutti noi che abbiamo sofferto vedendoti combattere contro la tua malattia, la tua dignità e forza di vivere ci danno il coraggio per tornare a scuola e far finta di non notare la tua assenza. Tu non hai mai amato i grandi discorsi retorici e non saremo noi a farli, per questo ti vogliamo ricordare mentre, con la tua aria da gentleman inglese, ti volti verso di noi, ci sorridi e ci auguri come sempre una buona giornata: "Nice day today, isn’t it?"».

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