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Intervista a don Valentini. Il caso di Bore

«Profughi, ci sono spazi disponibili»

14 agosto 2015, 07:02

«Profughi, ci sono spazi disponibili»

Luca Molinari

«Chi polemizza sull’accoglienza ai profughi si sporchi le mani oppure guardi con rispetto a chi si spende per queste persone». Don Luigi Valentini, vicario generale della diocesi e «padre» della comunità di accoglienza Betania, non usa giri di parole. «Parma sta offrendo una risposta intelligente e positiva al fenomeno dell’immigrazione – sottolinea – Davanti a tanti sforzi e sacrifici, mi aspetterei almeno un atteggiamento di rispetto da parte di chi la pensa diversamente».

«E’ giusto che ognuno esterni le proprie idee e pensieri – aggiunge – ma non ci si deve permettere di esprimere delle valutazioni pesanti e offensive nei confronti di chi viene accolto e di chi si rende disponibile ad accogliere i profughi».

La Chiesa di Parma è da sempre in prima linea nell’accoglienza dei bisognosi, italiani o stranieri che siano.

«Se pensiamo a figure come Padre Lino, madre Adorni, Guido Maria Conforti ci accorgiamo che Parma – spiega don Valentini – ha una storia di apertura e accoglienza verso le persone bisognose».

Il fenomeno dei migranti «non pone domande nuove – prosegue il sacerdote – ma chiede a Parma di dare risposta a questo bisogno. Una risposta che non nasce dalla fede, ma dalla sensibilità umana. L’accoglienza non è una questione ideologica, ma dipende dalla nostra volontà di guardare a chi ha bisogno. Personalmente ritengo che Parma abbia in gran parte questa maturità e capacità».

Sul nostro territorio numerose realtà si stanno spendendo da tempo per offrire accoglienza ai profughi, a partire dalla Caritas diocesana.

«Caritas ha sempre dato una risposta immediata a queste persone – rimarca don Valentini – Questo positivo atteggiamento è comune a tante altre realtà presenti sul territorio. Ricordo che attualmente Betania accoglie una quarantina di profughi, pur avendo nel proprio Dna l’accoglienza di persone con problematiche diverse. Questo non significa che dando attenzione ai profughi vengano trascurati i bisogni delle persone in difficoltà e delle famiglie italiane colpite dalla crisi, che rimangono comunque una priorità per tutti noi».

Il vescovo Enrico Solmi da tempo chiede alla Chiesa di Parma di essere aperta e disponibile all’accoglienza. «La carità è da sempre la realtà distintiva dei cristiani – osserva don Valentini – Oggi più che mai la Chiesa è pronta a mettersi in gioco in nome di chi ha bisogno, anche se appartiene a una religione diversa. Ogni persona deve chiedersi come può offrire nel suo piccolo, risposte concrete ai bisogni di queste persone».

Oggi sul nostro territorio sono presenti circa cinquecento profughi. «A Parma – conclude don Valentini, che ringrazia il prefetto Giuseppe Forlani per il prezioso lavoro svolto finora – ci sono ancora spazi e risorse che possono essere rese disponibili per accogliere e dare dignità alle persone bisognose. Il nostro territorio è in grado di dare risposte adeguate a chi ha bisogno di aiuto».

Il caso di Bore: due famiglie e cinque bambini per salvare le scuole

Erika Martorana

Sono 9 i profughi arrivati a Bore: precisamente due famiglie, rispettivamente con 2 e 3 figli ciascuno. Il loro approdo nel piccolo paese della Valcenedola è stato fortemente voluto dal sindaco, Fausto Ralli, il quale, nei mesi scorsi, aveva già esternato alla «Gazzetta» il desiderio di dar vita ad un sistema di “scambio e aiuto reciproco”, attraverso il quale il Comune avrebbe ospitato un numero modesto di immigrati (preferibilmente famiglie con bambini), ricevendo “in dono” una speranza in più per la sopravvivenza della scuola, da tempo in forte carenza di iscritti. Il primo cittadino aveva, quindi, dato la propria disponibilità alla Prefettura, per ricevere eventuali immigrati, che avrebbero potuto trovare casa in apposite strutture idonee d’accoglienza.

Ed è così che l’obiettivo di Ralli è stato raggiunto: dalla Prefettura di Bologna, sono stati inviati, prima a Parma, e poi, come anticipato, a Bore, 9 immigrati - per i quali, proprio in questi giorni, si starebbero ultimando gli accertamenti per lo status di profughi -, provenienti dalla Nigeria e dal Congo. Non appena giunte a destinazione, le due famiglie - una di religione musulmana e l’altra cattolica - sono state fatte sistemare in due appartamenti, facenti parte dell’Ex Colonia Leoni e di proprietà del Comune. La presenza dei cinque bambini, tutti di età compresa tra i 3 ed i 10 anni, consentirà ai residenti di mantenere una certa tranquillità di fronte al rischio di veder chiudere le scuole materna ed elementare.

«Questo progetto - sostiene il sindaco - offre un sostegno alla scuola, e consente a queste famiglie di entrare a far parte di un territorio più tranquillo, dove il “piccolo straniero” ed il “piccolo italiano” possono interagire e crescere “senza differenza alcuna”, dando così un grande supporto anche alla multiculturalità».

I nuovi arrivati sono stati ben accolti dalla maggior parte della comunità borese e si stanno integrando.

Pioggia di critiche su Facebook: «A pagare siamo sempre solo noi»

Non troppo positive sono le reazioni di alcuni cittadini di Bore, che hanno espresso le proprie perplessità in merito all’arrivo dei 9 profughi sulla pagina Facebook “Sei di Bore se…”. «Ci mancavano....», scrive sarcasticamente una residente. Altri commenti poco positivi arrivano da altri cittadini: c’è chi va all’attacco sostenendo che siano arrivati “con tanto di iPhone e Nike da 150 euro”, e chi, ancora, si sfoga così: «Non saprei: a me a Bore chiedono solo Imu e tassa spazzatura che poi devo portare io nei bidoni; altro non mi hanno mai dato. Forse - insiste - se sei immigrato, oltre a vitto, alloggio al fresco e scheda telefonica, ti danno anche scarpe griffate e ultimo Smartphone uscito sul mercato. Alla fine niente male no?! Quasi quasi...». Diverse le persone che hanno mostrato di appoggiare questo commento, in particolare un’altra residente che ha addirittura proposto ai suoi concittadini, in maniera ironica, di «provare a pitturarsi di nero». «Non ho ancora capito - dice un’altra signora - se si tratti di un progetto che prevede integrazione sul territorio o se sia un semplice “parcheggio” con vitto e alloggio!». «Questa mattina- racconta un’altra cittadina - ho chiamato in Comune: mi hanno detto che staranno qui per 18 mesi, ma non mi hanno saputo dire se ne arriveranno altri, né chi è garante per questa gente. Mi hanno addirittura riso in faccia quando gli ho detto che non sarebbe stato un brutto gesto avvisare i cittadini!». E.M.