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Regio

Otello salva la nave in tempesta

02 ottobre 2015, 07:00

Lucia Brighenti

«I dan l'Otello». Si potrebbe cominciare così, con le parole di Renzo Pezzani, la cronaca della prima serata del Festival Verdi 2015, che ieri sera ha alzato il sipario sul capolavoro del Maestro di Busseto. Un pubblico numeroso, anche se non da tutto esaurito - tra cui ospite speciale Raina Kabaivanska e molti invitati di Fondazione Cariparma, sponsor della serata - ha assistito a uno spettacolo che è filato piuttosto liscio, senza grosse tempeste, se non quella con cui si apre il melodramma.

Non è opera semplice da mettere in scena, Otello di Giuseppe Verdi. Nel Teatro Regio di Parma mancava dal 2007, quando era stata interpretata dal tenore Vladimir Galouzine che, come si legge nelle recensioni uscite all'epoca, non fu proprio all'altezza del compito. Dopo di allora il titolo era stato annunciato per il Festival Verdi 2012, con Leo Nucci nel ruolo di Jago. Quell'anno la messinscena dell'opera rimase però solo un progetto: appurato che trovare un tenore all'altezza non era impresa facile, il titolo fu sostituito con Rigoletto. Quello che allora non fu portato a termine è stato realizzato ieri, quando la penultima opera di Verdi è tornata a risuonare a Parma dopo circa otto anni e mezzo, aprendo il cartellone del Festival Verdi 2015. Come noto, anche in questo caso la scelta del tenore non è stata priva di difficoltà: Roberto Aronica si è ritirato dopo due settimane di prove e più di un nome è stato ipotizzato per sostituirlo, fino all'arrivo di Rudy Park, che prima di ieri sera aveva avuto modo di fare solo due prove in teatro (una delle quali era la generale aperta al pubblico).

Voce potente la sua, l'estensione c'è, manca di qualche sfumatura e i palati raffinati avrebbero desiderato qualcosa in più, ma con i suoi acuti si è portato a casa un abbondante numero di applausi (come avrebbe detto Pezzani, «E quand Otello al gh' pianta l'esultate! / Con cla vösa, c'l acut ch'a va su liss...»). Alla ribalta, accolti da convinti consensi anche una rinfrancata Aurelia Florian (Desdemona) e Marco Vratogna nel ruolo di Jago. Con loro sul palcoscenico Manuel Pierattelli (Cassio), Matteo Mezzaro (Roderigo), Romano Dal Zovo (Lodovico), Stefano Rinaldi Miliani (Montano), Matteo Mazzoli (araldo), Gabriella Colecchia (Emilia). Qualche contestazione, al termine della serata è toccata a Pier Luigi Pizzi, che firmava regia, scene e costumi, la cui scelta era improntata a semplicità e finalizzata a mettere in primo piano la musica: l'opera è ambientata in un'architettura squadrata, priva di ornamenti e decorazioni, cui nel corso degli atti si vanno aggiungendo pochi elementi, volti soprattutto a sottolineare il chiudersi dello spazio, la mancanza di vie di fuga per Otello, imprigionato dalla sua stessa gelosia. Lo spettacolo era completato dalle luci di Vincenzo Raponi. Applauditi il Coro del Teatro Regio (preparato da Martino Faggiani), il Coro di Voci Bianche e Giovanili Ars Canto «Giuseppe Verdi» (preparato da Gabriella Corsaro) e la Filarmonica Toscanini diretta da Daniele Callegari.

L'opera sarà replicata il 4, 11 e 17 ottobre e, sino al 31 ottobre, sarà visitabile la mostra allestita nel Ridotto, «Chi è là?.. Otello?», a cura di Giuseppe Martini, che ricostruisce proprio il rapporto tra Parma e l'opera verdiana, a partire dalla prima rappresentazione del 1887, fatta con Verdi vivente, che non era del tutto soddisfatto del cast. Numerose le curiosità esposte, tra cui le macchine sceniche per produrre il suono di vento, pioggia e tuoni, e una testimonianza fotografica di come si sono modificati costumi e trucco di Otello nel tempo.

I commenti del Foyer

Giulio Alessandro Bocchi

C'è cautela nel foyer durante il primo e il secondo intervallo e i pareri non sono troppo concordi. Un gruppo di signore davanti all'uscita della platea, ad esempio, è già schierato in due fazioni. «A me - dice un'esponente del «partito delle favorevoli» - piace il tenore con questa voce, se vogliamo, un po' forte»

«No - ribatte prontamente una delle «contrarie» - a me non piace e non ha assolutamente la presenza scenica, mentre mi sembra che il baritono sia uno Jago bello cattivo. Per Desdemona invece aspettiamo».

Tra il pubblico c'è anche il soprano Rajna Kabaivanska che nella sua carriera ha affrontato il ruolo di Desdemona ed è stata maestra di Aurelia Florian. «Penso sia troppo presto per un commento - dice il soprano di origine bulgara alla fine del primo atto, quando in effetti Desdemona non ha ancora affrontato il duro impegno del quarto, nel quale si susseguono la canzone del salice e l'Ave Maria - ma comunque promette bene».

«Dei cinque che ho ascoltato - spiega il regista e costumista Artemio - questo è sicuramente il migliore nel senso che è perfettamente nel ruolo. Credo che debba fare ancora un lavoro con Callegari che lo ha portato su una strada buona. Il volume c'è e possiede le qualità per fare Otello. Lei stasera la sento meno interessante di altre sere, ma sono sicuro che si riscatterà nel quarto atto. Callegari è straordinario e credo che abbia diretto quest'opera come avrebbe chiesto Verdi. Nello spettacolo c'è un'eleganza un po' rarefatta: non capisco perché lei debba essere eternamente in camicia da notte e Otello arrivi dalla battaglia vestito come un cammelliere».

«Mi sembra - commenta il soprano Desirée Rancatore - un bellissimo spettacolo e quel cielo stellato del primo atto è stato una magia. Rudy ha una voce fenomenale per fare Otello e anche Vratogna sta dando una prova eccezionale. Lei poi ha questi filati bellissimi. Mi sto veramente divertendo».

«Da un punto di vista dell'opera io ne so poco - commenta un ragazzo - ma a me musicalmente è piaciuto molto. Ho apprezzato molto il primo atto, soprattutto il coro. La storia è sempre molto appassionante e avvincente. Il tenore mi piace e anche il resto del cast mi sembra buono. Anche da un punto di vista registico mi sembra uno spettacolo interessante».

«Il mio giudizio - dichiara l'avvocato Andrea Mora, presidente del Conservatorio «Boito» - è sicuramente favorevole perché è una bellissima rappresentazione e i cantanti sono bravi».

C'è anche un gruppo di ragazze, invece, per le quali l'opera è stata un po' piatta all'inizio, anche se si sta riprendendo bene. Una, però, addirittura confessa di avere chiacchierato con il vicino...

«Direi - osserva poi Enzo Petrolini, presidente del Club dei 27 – che è un Otello da godere. C'è questa specie di Hulk, se lo si pitturasse di verde, che di voce ne ha da vendere, anche se è chiaro che c'è molto lavoro di lima da fare. Il baritono sta andando meglio di quanto pensassimo. Ha una gran presenza scenica anche se forse gli è mancato qualcosa dentro nel “Credo”. Tanto di cappello alla Florian, al coro e all'orchestra. Anche queste scene minimali con i colori dei costumi mi piacciono».

Lassù in loggione

E il pezzo forte è arrivato : l'Otello.

Tante volte è stato rappresentato al Regio e, tutte le volte, il capolavoro verdiano ha sempre suscitato forti emozioni di segno diverso : applausi, ovazioni, ma anche fischi, zittii, indifferenza.

Come ieri sera. In Loggione c'era grande attesa anche perché, «Otello», è un'opera da intenditori veri, da melomani da tempo iniziati al bel canto, da orecchi molto fini. Da loggionisti alla Gigèt Misträli tanto per intenderci. Il popolo del Loggione, prima che si alzasse il sipario, non ha mancato di fare alcuni pepati commenti sulla rinuncia del tenore Aronica che, per «motivi personali» - come egli stesso ha dichiarato - ha declinato l'incarico. «Molt probabilmént con al truch ch'agh' sfaltäva la facia äd nìgor al garà avù paura d'ésor scambiè p'r un profugh äd finir in -t-un cuälch céntor p'r emigrè cme còll äd Mineo».

Nel primo atto, quando alla sera infuria un violento temporale ed il popolo di Cipro assiste al difficile attracco della nave capitanata da Otello, una battuta sussurrata a bassa voce ci sta tutta: «Mo pénsa se al post d'Otello in cla néva lì agh' fuss stè Schettino. Cme l'ariss fat Verdi a scrìvvor cl'òpra chi?».

Nella scena del primo atto «Inaffia l'ugola» non poteva mancare la sottile battuta di un loggionista non proprio astemio «Se al post di corìssta agh' fus stè chi ragas ädla Millelitri invéci che ‘na botillja par s'ciarìr l'ugola agh' vräva n'autobòtta».

Nel quarto atto Desdemona esclama «mia madre aveva una povera ancella». La battuta è pronta e di un'attualità sconvolgente «invéci me mädra, povrètta, la gh' à ‘na bandanta russa ch'la m' vén a costär n ‘oc' ädla tésta».

Il tenore coreano Rudy Park ha suscitato commenti diversi «al gh'à na vóza gròsa cme lù», «al ne miga balórd mo al g'a da crèssor mo miga in altèssa» . Qualche critica anche per i costumi «al baritono al gh'äva na tuta da motociclista a ‘gh mancäva al casco». Il tenore nel terzo atto è scalzo mentre riceve gli ambasciatori: «sät parchè le descälsa? G'han miga catè al scärpi giusti parchè al porta al sincuàntadu». Apprezzamenti unanimi, invece, per il grazioso soprano Aurelia Florian. Applausi per il coro diretto dal maestro Faggiani «Sperèmma ch'i gh' zónton un cuälch corìssta senò la va a fnir ch'a gh' résta Faggiani da lù a cantär».

Non hanno entusiasmato certamente le scene e quegli alberi che dovevano rappresentare le «fronde» tra le quali si nasconde Desdemona che «i parävon di päl äd l'Enel». Simpatica la battuta all'«esultate» di uno storico melomane come Claudio Mendogni che, per i «tognètt», non ha mai avuto una gran simpatia. «Esultate ch'al la dìgga adésa la Merkel ai todèssch dòpo la fritäda ädla Volkswagen». E l'orchestra ? «la ciocäva un pò trop, fòrsi par cuatär ‘na cuälca magàgna».

Ha collaborato Enrico Maletti

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