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Gabriele, «strajè» in Cile

10 ottobre 2015, 07:00

Gabriele, «strajè» in Cile

Alberto Rugolotto

In una delle tante fotografie che conserva sul cellulare, Gabriele affianca la leggenda dell'atletica Linford Christie. In un'altra Usain Bolt, «semplicemente» l'uomo più veloce del mondo. Ma non è un caso visto che Gabriele Lorenzo Zaretti, parmigiano di 38 anni, è sempre andato veloce, tra un aereo e l'altro sopra l'Europa e l'Atlantico e una carriera in vertiginosa ascesa in alcune tra le più importanti aziende nel mondo. Dopo 13 anni di vita e lavoro all'estero, è uno «strajè» a tutti gli effetti, un emigrante di successo con un pizzico di nostalgia dell'Italia. Raccontiamo la sua storia DI giramondo dalla fine, dall'altra parte della Terra, dal Cile. Dal 2013 Gabriele è responsabile retail per l'America Latina e i Caraibi di Puma, multinazionale dell'abbigliamento sportivo. Vive a Santiago, capitale del paese scolpito dalle Ande. «Mi occupo di investimenti, di tutto ciò che riguarda gli aspetti commerciali, finanziari e strategici dei nostri negozi. Ho accettato questo lavoro perché era una scommessa, era l'opportunità di fare un'esperienza fuori dall'Europa, di mettermi alla prova in un mercato emergente». Gabriele è ormai un big dell'azienda, ma alle sue spalle ha un curriculum da far strabuzzare gli occhi: prima Londra, nel 2002, poi la Davines a Parma, quindi due anni a Barcellona nella Ferrero. E ancora: dal 2005 al 2009 col gruppo Miroglio, poi in Benetton tra Spagna, Portogallo, Francia e Italia. Ora la Puma in Cile. Insomma, un ragazzo abituato a confrontarsi con culture e ambienti diversi. «Santiago si è sviluppata molto negli ultimi 15 anni, gli stranieri vivono in due aree un po' più ricche, il resto è più arretrato. Il paese però fa ancora i conti con le conseguenze della dittatura di Pinochet, lo vedo dal temperamento da “montanari” delle persone: sono un po' chiusi, duri, hanno un'educazione militare, fatichi a rapportarti con loro. Tutto il contrario dell'espansività della gente mediterranea...». Di recente Gabriele Lorenzo Zaretti è tornato a Parma qualche giorno, «non ci venivo da Natale scorso» racconta. Un saluto alla famiglia, l'arrivederci all'inverno, quando ci tornerà con la moglie, una ragazza italo-peruviana sposata ad Ibiza: il prossimo dicembre gli regalerà il primo figlio, sarà una femminuccia. «Per un periodo riunirò le mie due famiglie» spiega Gabriele, che nelle scorse settimane è volato in Germania, a Herzogenaurach, nella sede principale di Puma, per il tradizionale meeting annuale con gli assi e i testimonial dell'azienda: «Uno dei ricordi più belli è il mio primo evento in Puma, ero con Maradona e Boris Becker. Ho anche giocato a calcio con Thierry Henry. Questa volta invece c'erano Bolt, Powell, Zanardi, Conte, i calciatori Cazorla e Reus». Insomma, non è roba da tutti. «L'anno scorso sono andato in Brasile ospite di Puma per alcune partite dei Mondiali di calcio, sono stato a Casa Azzurri a Recife e ho visto Italia-Costarica, ma non ho portato molto bene...». Ora al nostro emigrante, che ha studiato al liceo Ulivi e all'università di Parma, piacerebbe rientrare in Europa, ma non in Italia, «è ancora in crisi, viaggia ad una velocità troppo lenta». Però Gabriele lancia un messaggio ai giovani: «Dico loro di non arrendersi mai e di andare all'estero per fare esperienza: lì si trovano possibilità e responsabilità».

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