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Regio

«Il corsaro» contro vento

15 ottobre 2015, 07:00

«Il corsaro» contro vento

Lucia Brighenti

È salpata la prima de «Il corsaro», andata in scena ieri sera nel Teatro Regio di Parma, ma il vento non era a favore nonostante le vele spiegate costituissero la scenografia dell’opera.

Dopo Otello, opera della piena maturità di Giuseppe Verdi, il Festival Verdi si è inoltrato in un territorio più giovanile, quello del dodicesimo titolo nato dalla penna del Maestro di Busseto, non certo uno dei più noti. Forse anche per questo il teatro non era gremito, anche se tra gli ospiti c’era qualche nome di spicco (tra cui Raina Kabaivanska e Novella Calligaris). Vento a sfavore, si diceva, perché sin dall’inizio il tenore Diego Torre, interprete del capo dei corsari Corrado, si è mostrato in palese difficoltà: mancamenti di voce, un tratto del duetto con Medora cantato un’ottava sotto, note prese dal basso e non ben intonate. Il dubbio che serpeggia è se riuscirà a portare a termine l’opera (anche perché un sostituto non è previsto). Il pubblico zittisce i pochi applausi che partono dopo la prima aria, poi il silenzio. Del resto quella del tenore non è l’unica difficoltà nell’opera, ci sono problemi nell’appiombo tra la Filarmonica Toscanini in buca, diretta da Francesco Ivan Ciampa, e il palcoscenico; il baritono Ivan Inverardi (Seid) stenta a seguire. Gli spettatori concedono qualche applauso e qualche «brava» a Jessica Nuccio (Medora), al termine di «Non so le tetre immagini», poi ammutoliscono fino alla prima calata del sipario. Al termine dell’intervallo, arriva l’annuncio: «Il Teatro Regio di Parma ringrazia il tenore Diego Torre che, nonostante l’improvvisa indisposizione, ha accettato di portare a termine la recita di stasera». Insomma, se Corrado nell’opera rifiuta l’invito di Gulnara «Ah fuggiam da queste mura», anche il tenore disdegna la fuga. Ma è proprio l’annuncio a scatenare le reazioni: «vergogna», «buffoni», «abbiamo pagato 150 euro stasera». Qualcuno propone anche «facciamo cantare il sindaco». Ormai il pubblico si è lasciato andare e commenti arrivano alla fine dell’aria e cabaletta di Seid («Sei balordo!», urla una donna). Poi la platea si quieta, sino al momento della ribalta: qui il cast riunito è accolto da qualche contestazione, ma al momento delle uscite singole si sente solo la freddezza degli applausi. Tenore graziato per l’indisposizione, qualche applauso in più per Silvia Dalla Benetta (Gulnara) e la Nuccio. Con loro sul palcoscenico anche Matteo Mezzaro (Selimo), Luciano Leoni (Giovanni), Seung Hwa Paek (Un eunuco e uno schiavo). Applausi per il Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani e Fabrizio Cassi. L’allestimento costituisce la parte più rodata dello spettacolo, avendo già una storia alle spalle. La produzione firmata Lamberto Puggelli, regista scomparso nel 2013 cui è stata dedicata la serata di ieri, era infatti nata nel 2004, ed era poi tornata a Busseto per il Festival Verdi del 2008 girando anche altri teatri, tra cui quelli di Genova e Bilbao. La ripresa è stata affidata alla regista Grazia Pulvirenti Puggelli, e ancora una volta si è confermato un apparato visivo suggestivo, che si giova delle scene di Marco Capuana (giocate appunto soprattutto su fondali fatti di vele e sartie), dei costumi di Vera Marzot e delle luci di Andrea Borelli.

I pareri del foyer

Giulio Alessandro Bocchi

Il primo aspetto dell’eroe bayroniano che si riconosce in Corrado, il corsaro, è proprio il fatto di essere maledetto.

Anche Diego Torre, che lo ha interpretato ieri sera al Regio per il Festival Verdi, non sembra essere provvisto di una maggiore fortuna, pur dimostrando un coraggio non indifferente, visto che già a metà dell’aria con la quale si presenta al pubblico ha dato segni di grande difficoltà per un’evidente indisposizione. All’intervallo tra il secondo e il terzo atto i commenti nel foyer, purtroppo, sono tutti per lui.

«Sono molto bravi i parmigiani – ha esordito il regista e costumista Artemio con voce piuttosto roca (non è stato l’unico indisposto della serata, a dire il vero) – devo dire che sono diventati di un’eleganza indicibile perché per molto meno avrebbero fischiato dieci anni fa. Per quel che riguarda le due signore devo dire bene. L’allestimento è ormai storico e la classe di Puggelli si riconosce sempre».

Nessuno è particolarmente propenso a parlare e anche un ragazzo, diplomato in conservatorio, non si lascia troppo andare in giudizi. «Stasera – spiega – è una serata abbastanza difficile. È un Verdi giovanile e quindi non è quello a cui si è abituati di solito. La parte maschile del cast mi sembra un po’ in difficoltà e anche poco in sintonia con l’orchestra in alcuni punti. La parte femminile è decisamente meglio, ma resta una serata difficile».

Tra il pubblico c’era anche Novella Calligaris. «Le scenografie – dice la ex-nuotatrice – sono bellissime e anche le coreografie nella parte del duello. Per il resto so che il tenore sta male mentre le soprano sono molto brave».

Altre due ragazze nel foyer pur non dimostrando un grande entusiasmo apprezzano abbastanza lo spettacolo.

«Il tenore – si chiede una delle due – non so se ha la raucedine, ma comunque si sente che ha qualcosa alle corde vocali e non sta bene. Lo apprezziamo per la buona volontà. La scenografia a me non dispiace e finalmente con le vele rosse ci sono un po’ di colori. Mi è piaciuto molto l’allestimento, nel complesso più di quello dell'Otello che ha inaugurato il Festival, anche se questa è un’opera minore. Speriamo che lo spettacolo migliori nel secondo tempo, visto che ci sono delle bellissime arie».

Più scettico, invece, si è dimostrato un altro gruppo di signore che avrebbe preferito non parlare.

«Ci vergogniamo a fare un commento – alla fine commenta una per tutte – e ci siamo molto meravigliate del loggione che sembra essersi molto addolcito. Peccato perché avevo sentito le prove generali e il tenore non era stato brillantissimo, ma tutto era filato abbastanza liscio».

A dire il vero, però, il loggione si è fatto sentire non appena, prima che si rialzasse il sipario sul terzo atto, è stata annunziata l’improvvisa indisposizione, ormai più che evidente, del tenore e che avrebbe accettato di cantare lo stesso tutta la recita (che altrimenti si sarebbe interrotta, vista l’assenza di un sostituto). Allora il loggione ha ripreso a ruggire e qualcuno ha anche suggerito che il resto dell’opera lo cantasse il sindaco Pizzarotti.

Lassù in Loggione

Lorenzo Sartorio

Ieri sera il loggione, dopo lungo tempo, ha ringhiato. Come definire l’esecuzione de «Il Cosaro»? In bón pramzàn: «’na procesjón sòtta un temporäl». Infatti fuori pioveva anche se non c’erano lampi e tuoni. Quelli erano tutti dentro al Regio. In loggione. All’inizio della serata clima delle grandi occasioni come per l’«Otello» con un loggione stracolmo di melomani. «Otello», aveva suscitato, tra i loggionisti, pareri contrastanti. C’è chi aveva dato una larga sufficienza alla rappresentazione, mentre invece altri la sufficienza non l’avevano accordata a nessuno fatta eccezione per il coro. Ieri sera, però, qualcosa che non andava aleggiava nell’aria. L’ennesimo cambiamento del cast, leit motiv del «Fetsival», ha suscitato qualche mormorio. Infatti, la sostituzione del soprano Paoletta Marrocu a causa di un’indisposizione con, al suo posto, la collega Silvia Dalla Benetta, ha provocato qualche commento non del tutto velato. «Costechì al n’é mìga pù un teator. Al pär ‘na stasjón. A gh’ é chi partìssa, chi ‘riva. A ‘n s’ capìssa pu njént. Pu che un diretór a gh’ vrìss un cap stasjón». «Mo ät vìsst che la Marrocu l’à ciapè l’influénsa? Srà un bél lavor che ch’j ätor is’ fagon vacinär sionò is’ fan cantär nojätor». Le prime avvisaglie si sono notate subito quando il tenore Diego Torre ha iniziato a cantare manifestando un’evidente sofferenza alle corde vocali. «Chilù al gh’à bizòggn d’andär a Tabjàn e fär di parfùmm». Poi via via l’opera arrancava al momento del duetto in cui Corrado (tenore) pronuncia la parola «Tornerò». Subito la replica del loggione «Sperèmma äd no». La bagarre è però scoppiata all’inizio del secondo atto quando è stato annunciato che il tenore accusava uno stato di malessere con un conseguente abbassamento di voce. Ed allora si è scatenato il putiferio: «Fate cantare il sinadacooo», «A sì di balord». Non male i soprani: Jessica Nuccio «‘na vóza un pò alzéra cme un cestén äd piummi». «Interesànta» la voce dell’altro soprano Silvia Dalla Benetta «ch’l’à salvè al Corsaro cme un dotór dal sentdezdòt». Non positivo anche il giudizio sul baritono Ivan Inverardi che non ha entusiasmato l’esigente palato dei loggionisti «la vóza l’é zgrasjäda cme ‘na paizàna vestìda dala fésta». L’orchestra non ha sfigurato anche se qualcuno ha avvertito un’eccessiva sonorità. Bene come sempre il coro. E le scene? «con i témp ch’a còrra j àn fat anca trop. Almeno la bärca di Corsaro l’à ‘n fa miga acua cme al Cmón». Comunque il loggione ieri sera è sbottato come non succedeva da tempo. Un segnale significativo poiché, quando la gente è stanca, sbotta. E, non solo in teatro. A buon intenditor poche parole.