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Il caso

Vaccini e sanzioni: il «no» dei pediatri

19 ottobre 2015, 07:03

Monica Tiezzi

Le vaccinazioni pediatriche? Indispensabili, continuano a ripetere gli specialisti, per non correre il rischio che malattie debellate tornino a circolare. Ma non è possibile sanzionare i pediatri di base che le sconsigliano.

È questa, in sintesi, l'opinione di alcuni medici sindacalisti e pediatri parmigiani sul tema «caldo» del crollo delle vaccinazioni, e sui tentativi delle istituzioni sanitarie di arginarlo. Un problema forse sottovalutato in passato, che negli ultimi cinque anni ha visto a Parma la percentuale di bambini vaccinati per le immunizzazioni obbligatorie (difterite, tetano, polio ed epatite B) passare dal 98% al 95%. Una soglia sotto la quale, avvertono i medici, i virus che erano scomparsi tornano a colpire. E non va meglio, a Parma come nel resto d'Italia, per le vaccinazioni «raccomandate», come si può vedere nel grafico a fianco.

Ma forte è stata la levata di scudi contro il piano nazionale di prevenzione vaccinale 2016/2018, allo studio di governo e Regioni, che propone anche «adeguati comportamenti sanzionatori» (dallo scioglimento della convenzione con il Servizio sanitario nazionale fino alla radiazione dall'albo) per i medici che ostacolino la vaccinazione. E anche se il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha fatto il «pompiere» ridimensionando la notizia, la contrarietà dei medici resta quasi unanime.

«Imporre sanzioni ai medici, sia per le mancate vaccinazioni obbligatorie che, a maggior ragione, per le facoltative, non sarebbe possibile dal punto di vista giuridico e probabilmente creerebbe un contenzioso difficile da gestire» dice ad esempio Sergio Capobianco, della pediatria di rete “Amico pediatra”, in via Bruxelles. Il pediatra è scettico anche sull'ipotesi - avanzata dall'assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi sulle pagine della Gazzetta nei giorni scorsi - di ripristinare l'obbligo della segnalazione della mancata vaccinazione alla Procura del Tribunale dei minori, «perchè, vista la situazione delle Procure e il grande numero degli “obiettori”, occorrerebbe potenziare gli organici», fa notare.

Altre sono le strade da percorrere secondo il pediatra. Ad esempio «reintrodurre l'obbligo di certificare l'avvenuta vaccinazione del bambino al momento dell'iscrizione a scuola. È una misura anche costituzionalmente corretta, visto che l'articolo 32 “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. E la mancata vaccinazione mette in pericolo gli altri, soprattutto i soggetti più deboli».

«Assolutamente contrario» alle sanzioni è anche Bruno Agnetti dello Smi (Sindacato medici italiani), che però tiene a ribadire l'importanza delle vaccinazioni pediatriche «non solo per il benessere degli individui, ma anche per i risparmi per il servizio sanitario nazionale: la vaccinazione ha ottenuto risultati superiori agli antibiotici».

Non chiude però la porta, Agnetti, all'ipotesi delle segnalazioni in Procura. «Le Regioni sul tema delle vaccinazioni si sono mosse in ordine sparso, è giusta un'informativa alle autorità su chi non è vaccinato. Ragazzi che magari, una volta maggiorenni e correttamente informati, potrebbero decidere di vaccinarsi». Il punto cruciale però, per Agnetti, è «recuperare il rapporto di fiducia fra persone ed istituzioni, un rapporto minato in tutti i campi, incluso quello sanitario».

«Il medico agisce secondo scienza e coscienza, le sanzioni contro chi non incentiva o disincentiva le vaccinazioni non sono giustificabili» dice Antonio Slawitz, presidente provinciale dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani). Che però rivendica il ruolo cruciale dei medici di famiglia nelle campagne preventive: «Occorre una informazione seria e documentata di fronte alle campagne che boicottano le vaccinazioni con motivazioni non veritiere».

Favorevole invece alle sanzioni è Giorgio Gazzola, segretario provinciale della Federazione italiana medici pediatri, pediatra di base con ambulatorio in via La Spezia. «Se un pediatra è convenzionato, deve fare la partita del servizio sanitario nazionale, ossia promuovere le vaccinazioni obbligatorie. Se non segue la linea del datore di lavoro, meglio che se ne vada», dice Gazzola. Non solo. «Se, nonostante le mie spiegazioni, un genitore insiste a non voler sottoporre il figlio alle vaccinazioni obbligatorie, è bene che trovi un altro professionista di cui si fida», spiega. Quest'anno, continua il medico, tre assistiti sono stati «congedati» per questo motivo. I rischi, spiega Gazzola, non sono solo sanitari per i bambini, ma anche professionali per il medico: «La diagnosi di malattie scomparse da anni non è scontata nè facile. Quale medico, di fronte a una tosse, penserebbe, ad esempio, alla difterite?». Malattia che, la scorsa estate, ha ucciso un bambino spagnolo di sei anni.