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Croupier

«La mia vita al tavolo verde»

20 ottobre 2015, 07:00

«La mia vita al tavolo verde»

Alessandro Merlini

Che effetto fa essere il braccio destro della fortuna? Cosa si prova, con un movimento secco del polso, a decidere chi vince e chi perde?

Il destino ha tante strade, il 29enne fidentino Matteo Bandini ne ha scelta una: quella di croupier professionista. Neo-assunto al «Grosvenor Casinò» di Luton (50 chilometri da Londra), Matteo lavora per l’omonima compagnia che è la più importante del Paese con i suoi 57 casinò, più di 6 mila dipendenti e una fatturato che si aggira intorno al mezzo miliardo di sterline all’anno.

Bandini è però partito dall’altra parte del tavolo verde: «Ho scoperto il poker nel 2008 guardando un film di James Bond. Mi sono appassionato e ho iniziato a giocare con i miei amici - se posso citarne qualcuno: Mounir Bentakhou, Mattia Bricchi, Mattia Gazzola - in una sala da gioco della nostra provincia. Mi è sempre piaciuto farlo anche se non ci ho perso la testa, infatti non ho mai partecipato a grossi tornei».

Nel 2010 capisce che è meglio lavorare nell’ambiente piuttosto che fare il giocatore. Per diventare alleato del destino, il fidentino inizia allora a fare il dealer (l’incaricato di distribuire le carte a poker), cavandosela piuttosto bene e raggiungendo anche il Cotton Club a Roma, «il più grande circolo italiano».

La sua filosofia di vita è già ben chiara: «Lavorando si vince sempre», dice Matteo.

Poi fa il salto di qualità: «Ho frequentato un corso di quattro mesi a Roma e Manchester, nel quale ho messo tutto me stesso per diventare bravo – spiega - avevo troppa voglia di cambiare aria dall’Italia e di proseguire nel mondo dei giochi d’azzardo, così mi sono informato su Internet per diventare croupier all’estero scoprendo la «Cerus» (la scuola che poi ha frequentato, ndr), grazie alla quale puoi iniziare a lavorare come Croupier in Inghilterra, a Malta o in Svizzera». In breve la sua vita ruota intorno a ore e ore di allenamento per la manualità con le chips, ai calcoli matematici per i pagamenti e alla concentrazione per non perdere mai la calma. Le prime dieci settimane le trascorre alla sede di Roma della scuola, quindi altre sei al Casinò di Manchester in Inghilterra. Poi un mese di prova nei casinò, apre un conto bancario inglese, a fine settembre ottiene la sudata licenza da croupier e soprattutto, tramite la scuola, sostiene colloqui di lavoro. Il 29enne non fa neanche in tempo a finire le ultime sei settimane previste che arrivano in visita le due manager del Grosvenor di Luton: «Dopo averci visti tutti all’opera e averci intervistati, hanno scelto e assunto me e altri tre miei compagni di corso», afferma con una punta di orgoglio.

La paga è buona: turni da 8 ore (mattina, pomeriggio-sera, e notte), si lavora 40 ore settimanali, per uno stipendio base iniziale di circa 1.300 sterline al mese: «Se si accetta di fare gli straordinari si possono prendere anche 1.400-1.500 sterline». Matteo non ignora i pericoli del gioco: «Se i casinò guadagnano tanto denaro è perché nel mondo ci sono veramente tanti ludopatici. E’ una malattia ma personalmente, come dealer prima e come croupier adesso, non ho mai avuto pietà per chi decide di giocarsi tutti i propri soldi al tavolo. Il mio lavoro, anche se è spietato dirlo, è anche questo: far vincere il casinò “ripulendo” i giocatori e portando via loro quanto più denaro possibile. Il mio stipendio me lo versa il casinò, quindi indirettamente me lo pagano i tanti malati di gioco d’azzardo». In generale sottovalutare il gioco d’azzardo è una cosa che ogni persona non dovrebbe mai fare. Come Jean Paul, scrittore tedesco del 1700, amava dire: «Il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria».

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