Archivio bozze

VERSO LENTIGIONE-PARMA

Apolloni e la sua difesa record

21 ottobre 2015, 07:00

Apolloni e la sua difesa record

Marco Bernardini

Gli allenatori di Parma e provincia a lezione da Luigi Apolloni: è accaduto in occasione del 23° Premio “Dante Boni”, la tradizionale festa annuale dell'Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio), in cui il tecnico dei crociati ha vestito i panni del relatore d'eccezione, cavandosela benissimo a dir la verità, sul tema «Organizzazione difensiva e allenamento delle transizioni positive». Un argomento quanto mai d'attualità, considerando che, statistiche alla mano, il Parma può vantare in campionato la palma di miglior retroguardia in Italia dalla serie A alla D assieme a Reggiana, Spal e Siena, due le partite in meno, in Lega Pro con appena due gol incassati, entrambi su rigore. Uno dei segreti nel primato in classifica risiede lì ma Apolloni, già brillante difensore in carriera che arrivò a giocare una finale mondiale a Usa ‘94, non vuol prendersi meriti eccessivi sostenendo di aver inculcato concetti base semplicissimi. «Insisto molto sull'occupazione degli spazi e, soprattutto, sulla capacità della squadra di mantenere l'equilibrio tra i vari reparti che devono restare sempre corti a livello di distanze. Più è stretta nella fase di non possesso, più abbiamo la possibilità di raddoppiare ed aiutare un compagno in difficoltà». Una fase che inizia fin dai preziosi ripiegamenti in copertura del reparto avanzato. «Nel calcio moderno è troppo importante il lavoro degli attaccanti che deve esser svolto con razionalità senza perdere la lucidità sotto porta». Non così diverso il discorso quando la palla, come sta avvenendo spesso in serie D, ce l'hanno tra i piedi i suoi giocatori. «Chi non sviluppa l'azione deve prepararsi subito alla marcatura preventiva al fine di riorganizzarsi rapidamente e non prendere ripartenze». Tra le curiosità emerse nelle esercitazioni mostrate alla lavagna, il possesso palla non libero ma nei ruoli specifici, il numero massimo di due tocchi nella propria metà campo per velocizzare l'azione e non consentire agli avversari di schierarsi ed i tre attaccanti costantemente alti sui corner a sfavore per tenere impegnata la retroguardia rivale e tentare, in caso di recupero repentino della sfera, un ribaltamento di fronte. «Ho avuto fin dall'inizio la massima disponibilità da parte di tutti, quando la squadra lavora insieme di occasioni se ne concedono poche agli altri. In più se si ruba la palla vicino alla loro porta è più facile andare al tiro e correre meno rischi dietro». Due i colleghi ai quali si ispira maggiormente. «Sacchi aveva una cura maniacale per la fase difensiva e Scala a Parma mise in pratica alcuni concetti che io e Minotti avevamo appreso in Nazionale. In serie A seguo attentamente le metodologie di Sarri, mio grande amico che ho conosciuto al corso di Coverciano, e sono contento stia facendo bene anche al Napoli adattando il modulo alle caratteristiche dei giocatori: è destinato a diventare il nuovo Sacchi e qualche anno fa gli procurai, su sua richiesta, un po' di materiale provato all'epoca in maglia azzurra». Positivo il bilancio finale del confronto con i tecnici della zona. «La curiosità ti permette sempre di migliorare, ho cercato di parlare della mia esperienza poi ognuno porta le proprie idee in merito a tecnica applicata e tanti altri temi specifici».

© RIPRODUZIONE RISERVATA