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'Ndrangheta

Da Cutro a Parma, così si muove la cosca

21 ottobre 2015, 07:02

Da Cutro a Parma, così si muove la cosca

Georgia Azzali

Dalla casa madre di Cutro alla via Emilia. Inseguendo gli affari, facendo capire chi comanda. Villaggi turistici, parchi eolici, attività familiari, lavori pubblici, grandi e piccole realtà: la cosca Grande Aracri ha fatto crescere gruppi forti e solidi da Piacenza a Bologna, passando per Parma, ha una sua articolazione autonoma a Catanzaro e un grosso potere di influenza sulle altre 'ndrine, da Vibo Valentia fino a Cosenza. Una forza criminale e imprenditoriale fotografata dall'inchiesta Kyterion, l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che si è chiusa nei giorni scorsi: 52 indagati, tra cui diversi nomi già finiti nell'operazione «Aemilia» contro la 'ndrangheta, a partire da «Mano di gomma», Nicolino Grande Aracri, il padrino indiscusso rinchiuso a Opera. Nell'elenco non manca, poi, Alfonso Diletto, boss di riferimento della cosca a Reggio, ma con varie società - intestate a prestanomi - anche a Parma.

Associazione mafiosa (per 26 persone finite sotto inchiesta), ma anche estorsione, usura, armi, rapina: questi alcuni dei reati contestati, a vario titolo, dai magistrati calabresi. Ma Nicolino Grande Aracri, il fratello Ernesto e Angelo Greco vengono anche accusati dell'omicidio di Antonio Dragone, il vecchio boss ammazzato a Cutro nel 2004, e del tentato omicidio di Giovanni Spadafora e Antonio Ciampà, che viaggiavano in auto con il vecchio boss: il capoclan spodestato a colpi di Kalashnikov, mandato in soggiorno obbligato a Quattro Castella a metà degli anni '80.

E' l'inizio del contagio di parte dell'economia emiliana, degli appetiti voraci. Ma undici anni fa, dopo il delitto, comincia la scalata al trono di Grande Aracri. Fatta di minacce, estorsioni e attentati dinamitardi: è la 'ndrangheta in terra calabrese. Più violenza, più «rumore» che in Emilia, ma stessi obiettivi: soldi, controllo del territorio e impunità. Grazie anche ad amici dalla faccia pulita e con ottime conoscenze. Come gli avvocati Benedetto Giovanni Stranieri e la sorella Lucia e la giornalista Grazia Veloce, tutti indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i magistrati della Dda, Nicolino Grande Aracri si sarebbe mosso per fare pressioni sulla Cassazione, che doveva decidere sul ricorso del genero, Giovanni Abramo, già condannato a 20 anni per l'omicidio del boss Dragone. Una sentenza che fu annullata, e di cui si sarebbero interessati i due legali, «pur in assenza di mandato difensivo e con l'avvicinamento di soggetti gravitanti in ambienti giudiziari della Corte di Cassazione, anche remunerandoli», si legge nell'avviso di conclusione delle indagini. Stranieri è lo stesso legale a cui si presenta Patrizia Patricelli, socia della reggiana Save Group, in compagnia di Alfonso Diletto, il boss con vari interessi a Parma e provincia. La giornalista, invece, avrebbe operato per rafforzare l'organizzazione mafiosa sfruttando «le sue relazioni personali in ambienti ecclesiastici romani e in ordini di cavalierato e assicurando i rapporti di vertice del sodalizio criminoso con tali ambienti».

I colletti bianchi. Le alte sfere. Ma anche la manovalanza. Che minaccia e sa passare all'azione. Nelle pagine dell'inchiesta Kyterion compare una lunga serie di estorsioni a Cutro e dintorni. Anche per poche migliaia di euro, come quando Albano e Leonardo Mannolo minacciano a più riprese un venditore ambulante straniero per non pagare i 1.850 euro in abiti e mercanzia varia «acquistati».

Un modo per far scattare il panico, senza ingegnarsi troppo? Le bottiglie incendiarie: gli uomini della cosca le piazzano davanti all'azienda a cui mandare l'avvertimento. Basta riempirle di liquido, avvolgere con il nastro adesivo un accendino sul tappo, e il messaggio è chiarissimo. Così, secondo i magistrati, diventa «percepibile la capacità di assicurare o insidiare la tranquillità e la tutela dei beni dell'attività economica».

Prove di forza. I diktat della cosca. Che sa come far muovere i propri soldati.

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