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CENSIS

Una famiglia su due rinuncia alla cure mediche

21 ottobre 2015, 07:00

Quasi un italiano su due smette di curarsi, oppure comincia a rimandare analisi cliniche e visite mediche. La colpa è delle lunghe attese della sanità pubblica e dei costi ancora troppo elevati di quella privata, che spingono le famiglie a tirare la cinghia e a risparmiare anche sui servizi di welfare che prima ritenevano indispensabili. Questa la fotografia scattata da un recente rapporto del Censis, che evidenzia come, nell'ultimo anno, nel 47,1% delle famiglie, almeno una persona ha dovuto rinunciare a una prestazione sanitaria. Chi decide di andare lo stesso dal medico o di sottoporsi a esami specialistici più o meno costosi spesso paga di tasca propria «il 18% della spesa sanitaria totale». Una percentuale molto più alta rispetto al 7% della Francia e al 9% dell'Inghilterra e che si traduce in una spesa pro capite annua di circa 500 euro. Una situazione che fa riflettere i cittadini e fa dichiarare al 53,6% degli intervistati dal Censis che «la copertura dello stato sociale si è ridotta». Nel complesso, circa la metà delle famiglie italiane ha dovuto infatti rinunciare in un anno ad almeno una prestazione di welfare: dalla sanità all'istruzione, dal socio assistenziale e al benessere. Le quote più elevate di rinunciatari sono nei comuni con al massimo diecimila abitanti (dove oltre il 59% delle famiglie ha razionato le spese nel welfare), nelle regioni del Sud e delle Isole (57%), tra le famiglie mono genitoriali e i Millenials. Non è un caso se a queste tematiche si aggiunge anche un altro problema: quello di servizi di welfare pagati senza fatture o ricevute. Nell'ultimo anno, infatti, secondo il Censis «al 32,6% degli italiani è capitato, direttamente o a un membro della proprio famiglia, di pagare prestazioni sanitarie o di welfare in nero». In particolare, oltre il 21% degli intervistati ha dichiarato di aver pagato senza fattura o ricevuta visite mediche specialistiche, il 14,4% visite odontoiatriche, il 2,4% ripetizioni di matematica e di lingue e l'1,9% prestazioni infermieristiche». Nel Meridione la percentuale sale ancora di più, visto che a pagare questo tipo di servizi in nero è stato il 41% degli intervistati.

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