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Borgo Cocconi

Il condominio della solidarietà

23 ottobre 2015, 07:00

Il condominio della solidarietà

Francesco Bandini

C'è un condominio, in borgo Pietro Cocconi, dove la sorte si sta accanendo contro una famiglia, ma dove la solidarietà è più forte della sventura, dove scopri che il cuore grande dell'Otretorrente di una volta non è scomparso, ma è sempre lì, al solito posto, anche se sono cambiati i volti e gli accenti. È un condominio di alloggi popolari dell'Acer, dove più o meno tutti hanno i loro piccoli o grandi problemi, ma dove nessuno si tira indietro quando si tratta di dare un aiuto concreto a chi sta peggio, dove i vicini di casa sono ancora capaci di trasformarsi in una grande famiglia, che ti sta vicino nel momento del bisogno e, letteralmente, ti permette di tirare avanti.

È la storia di Fatima (il nome è di fantasia) e delle sue due figlie di 19 e 21 anni. La mamma 58enne, arrivata in Italia dal Marocco quindici anni fa, fino a tre anni fa ha lavorato per imprese di pulizie, finché non è stata licenziata. Da allora la vita ha cominciato a piegare verso il basso, avvitandosi sempre più in un vortice fatto di bollette e di affitti che non riusciva a pagare, di precedenti prestiti che non riusciva più a onorare, di difficoltà ad acquistare perfino il necessario per la sopravvivenza. Ora Fatima sbarca il lunario per sé e le proprie figlie con circa trecento euro al mese che guadagna facendo qualche pulizia qua e là.

Ma a fare la differenza, a spostare un po' più in là il paletto che segna il confine fra la disperazione e la speranza, ci hanno pensato gli abitanti di quel vecchio palazzo popolare di borgo Cocconi: chi fa la spesa per Fatima e gliela regala, chi prepara qualcosa da mangiare e glielo porta a casa, chi l'aiuta a pagare l'affitto, chi le procura le bombole per il gas necessario a cucinare, chi invita lei e le sue figlie a usare la doccia di casa propria. Sì, perché da un anno il gas è stato tagliato e da allora non c'è acqua calda in casa. E dall'altro giorno non c'è più nemmeno l'acqua fredda: «Eravamo a tavola a pranzo – racconta la mamma – e quando ho aperto il rubinetto per lavare un piatto, ho scoperto che non usciva niente. Sono disperata. L'assistente sociale ci aveva assicurato che non avrebbero tolto l'acqua, e invece... Come faremo ora?».

Fra tanta disperazione, questo ennesimo colpo ha fatto crollare definitivamente il mondo addosso a Fatima, una donna minuta e magrissima, prostrata dalla depressione e da una malattia alla schiena che tantissime volte ha fatto sì che i vicini dovessero raccoglierla lungo le scale, dove si accasciava esausta. Ma a ribellarsi non è stata lei, né le sue figlie. È stata una vicina a chiamare la «Gazzetta»: «Venite, venite a vedere: non è possibile che una famiglia debba vivere in questo modo». Loro, costrette a dormire con i cappotti perché non hanno il riscaldamento, non si sono mai lamentate, non hanno mai chiesto niente a nessuno. Negli occhi neri e profondi della figlia più giovane, che frequenta la quinta superiore, c'è la dignità di chi ha studiato per un anno alla luce delle candele (perché era stata tagliata l'elettricità), su fotocopie e libri regalati dai compagni perché non se li poteva permettere; di chi nonostante tutto sogna di prendersi non una ma due lauree, in economia e psicologia, e che fino a qualche anno fa desiderava addirittura fare la poliziotta; di chi, con l'accento parmigiano di chi non è nato qui ma qui ci vive da una vita, si ostina a dire «non voglio tornare in Marocco, il mio Paese è questo» e non accetta i consigli di chi suggerisce a quelle tre donne di dividersi chiedendo ospitalità ad amici, perché «siamo una famiglia e vogliamo rimanere unite». L'altra figlia ha un diploma di tecnico abbigliamento moda e sta facendo uno stage, ormai agli sgoccioli. Dopodiché sarà ancora ricerca affannosa di un lavoro. Le due sorelle, nonostante tutto, sperano ancora: «Noi speriamo che qualcuno voglia aiutare noi giovani a trovare un lavoro: abbiamo la mente aperta, impariamo in fretta». Se il mondo fosse come quel condominio di borgo Cocconi, tutto sarebbe più facile.

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