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Quei fendenti dati per uccidere

24 ottobre 2015, 07:01

Quei fendenti dati per uccidere

Luca Pelagatti

Non è facile essere un duro. Perché non si può cedere mai, bisogna sempre farsi rispettare. E se uno osa alzare le mani la regola è chiara: deve pagarla cara. Perché un duro non perdona. E, se serve, ammazza. Per fortuna sua, e della sua vittima, Klaudian Palushi però è un duro a cui il destino ha voluto dare una seconda possibilità. E così S.S., 22 anni appena, nonostante le coltellate è sopravvissuto. E ora Palushi dovrà rispondere solo, si fa per dire, di un tentato omicidio. E non avrà una vita spezzata sulla coscienza. «Tutto questo è frutto di una lite nata da futilissimi motivi», spiega il dirigente della Mobile Corrado Empoli, ricostruendo quanto accaduto mercoledì pomeriggio in galleria Bassa dei Magnani. Dove due ragazzi, quasi coetanei, si sono fronteggiati e picchiati. Fino a quando il duro ha estratto il coltello. «Tutto questo perché tra Palushi e la vittima dell'aggressione, di origine moldava, da circa una settimana c'era una faccenda sospesa». Robetta, per la verità; una faida da neanche dieci euro. Ma gli aspiranti duri sanno che ogni occasione è buona per farsi valere. Così uno ha iniziato accusando l'altro di avere cercato di rubargli quelle banconote. Poi dalle parole si è passati alle spinte e una maglietta si è strappata, il display di un cellulare si è incrinato. Ancora cose da poco, sciocchezze da superare al massimo con due sguardi storti e qualche parola a mezza bocca. Ma mercoledì invece i due ragazzi hanno deciso che era arrivato il momento della resa dei conti. E in casi come questi il pareggio non è previsto. «L'albanese e il moldavo hanno iniziato a picchiarsi in mezzo al via vai dei ragazzi che affollavano la galleria-, aggiunge Empoli. - Dopo una prima scazzottato ne è nata una seconda e Palushi ha avuto la peggio. A quel punto ha estratto un coltello e ha iniziato a colpire». Fendenti alle mani, alle braccia, al torace e al volto del contendente che è finito a terra. E dal numero dei colpi e da come sono stati sferrati non ci sono dubbi: il ragazzo voleva fare molto male. Perché un duro non perdona. Per fortuna però, nonostante un polmone perforato, l'emorragia e i danni provocati da quella lama lunga almeno dieci centimetri il giovane moldavo è stato soccorso che era ancora vivo. Poi, il resto del miracolo lo hanno fatto i medici del Maggiore: e ora la prognosi è sciolta e il 22enne se la caverà con una trentina di giorni. «A quel punto sul posto dell'accoltellamento sono arrivati gli uomini delle Volanti e della Mobile. Mentre i primi hanno raccolto le prime confuse testimonianze gli investigatori della sezione antirapina hanno orecchiato un nome. E si sono messi in caccia».

Il nome era proprio quello di Klaudian Palushi, anche troppo conosciuto dalla polizia per i suoi precedenti per rissa, furto, estorsione, lesioni. Di lui si sa anche che abita a Colorno. E che non possiede la macchina. Gli investigatori, coordinati da Ledis Fontana hanno quindi scommesso di trovarlo sull'autobus diretto verso casa. In borghese, senza farsi notare, così sono saliti sul 2 e poco dopo lo hanno notato. Parlava con un amico e aveva dei pantaloni verdi. Pesantemente chiazzati di sangue. A Colorno, ovviamente non ci è mai arrivato. I poliziotti, con cautela, hanno aspettato di arrivare al parcheggio scambiatore dell'autostrada e poi hanno circondato il ragazzo. Addosso aveva ancora il telefono che aveva appena rubato alla sua vittima. Il coltello no, quello lo aveva lanciato via durante la fuga. Ma lui stesso ha indicato dove così come ha ricostruito l'accaduto. Ammettendo di fatto le proprie responsabilità. Per lui è scattato l'arresto per i reati di tentato omicidio, rapina e ora si trova in carcere. «La conclusione in tempi rapidi di questa inchiesta dimostra l'ottimo lavoro svolto dal personale», conclude il dirigente della Mobile che ribadisce come il tempestivo fermo dimostra la presenza e l'efficacia dell'azione delle forze dell'ordine. Intanto nelle gallerie alle spalle di via Mazzini tra i ragazzi che qui spendono i pomeriggi non si parla d'altro. Chi c'era ed ha assistito racconta senza sosta quello che ha visto. Gli altri stanno ad ascoltare. Qualcuno parteggia per uno dei due ma molti preferiscono non commentare. D'altra parte si sa. Non è facile essere un duro. E i duri non parlano.