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Laurea a Giovanni Ferrero, imprenditore illuminato

25 ottobre 2015, 06:01

Laurea a Giovanni Ferrero, imprenditore illuminato

Katia Golini

Il rispetto delle persone e dell'intero pianeta. L'intreccio indissolubile fra tradizione e futuro. La capacità di guardare avanti e al mondo senza dimenticare la propria storia. Ecco i pilastri su cui poggia il gruppo Ferrero, impresa familiare e multinazionale globale contemporaneamente. Pilastri che hanno spinto l'Ateneo di Parma a conferire a Giovanni Ferrero, amministratore delegato unico del gruppo, la laurea honoris causa in Scienze e tecnologie alimentari.

«Questa scelta ha anche un valore simbolico per i nostri studenti - spiega il rettore dell'Università di Parma Loris Borghi -. Giovanni Ferrero è un modello di imprenditore illuminato, rappresenta un'azienda radicata nel territorio, ma proiettata nel mondo. E' un uomo di cultura, autore di libri, molti dei quali incentrati sul tema della sostenibilità».

A testimoniare l'importanza dell'evento la presenza del ministro dell'Istruzione, università e ricerca Stefania Giannini, che, dopo i ringraziamenti rivolti espressamente al rettore, approfitta dell'occasione per parlare dei progetti di governo in tema di formazione. Anche il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina vuole essere presente e fa recapitare un messaggio di saluto in cui elogia il gruppo Ferrero per «la capacità di fare della responsabilità sociale un impegno quotidiano» e per essere diventato un marchio leader nel mondo senza «disperdere il legame con il territorio».

Dopo la festa al Regio per Bernardo Bertolucci nel 2014, debutta Paradigna come teatro della cerimonia. Per l'abbazia di Valserena, sede dello Csac, è la prima volta. Tutto si svolge nella grande chiesa gotica. La platea, allestita nella navata centrale, è affollata di docenti, dipendenti dell'Ateneo, studenti e autorità (tra cui il prefetto Giuseppe Forlani, i parlamentari Patrizia Maestri, Giorgio Pagliari e Giuseppe Romanini, il sindaco Federico Pizzarotti e l'assessore Marco Ferretti, il presidente della Provincia Filippo Fritelli), esponenti del mondo dell'industria (dall'imprenditore Paolo Barilla a Alberto Figna e Cesare Azzali, rispettivamente presidente e direttore dell'Unione degli industriali di Parma), i presidenti delle Fondazioni bancarie Cariparma, Paolo Andrei, e Monte di Parma, Roberto Delsignore.

Il Senato accademico si accomoda sul palco predisposto nella zona dell'abside. Di fronte, in prima fila, Giovanni Ferrero. Dietro la mamma Maria Franca, presidente del gruppo Ferrero, i figli e la moglie Paola.

«Lo svolgimento di questa cerimonia in questa "abbazia delle meraviglie" vuole avere un significato profondo - dice in apertura della cerimonia il rettore - . La velocità, per non dire la frenesia, del mondo attuale globalizzato, rischia di condurci al disorientamento, rischia di farci perdere progettualità e visione se non partiamo dalle nostre radici. Ma l’amore per la nostra storia non dev’essere chiusura, autocompiacimento e campanilismo bensì, al contrario, solida base di progettazione per il domani dei nostri ragazzi e di noi stessi. E l’Università, non solo può, ma deve dare questa visione, insegnando concetti e imprimendo princìpi, non fornendo solo “informazioni aggiornate”. A volte si dice che l’università insegna a pensare: io non lo credo; credo piuttosto che l’università possa consentire di “scegliere” che cosa pensare. In questa ottica ho voluto che la laurea magistrale honoris causa a Giovanni Ferrero fosse consegnata in questo magico luogo. Giovanni Ferrero è un esempio dei princìpi generali espressi nello Statuto dell’Università di Parma e da noi tenacemente perseguiti: capitano d’azienda, proiettato nella cultura europea e multinazionale, attento al successo, ma, al contempo, fine intellettuale radicato nella propria terra, permeato di quello spirito langarolo che è una combinazione di passione, di fatica e di solidarietà; quello stesso spirito che ricerca la qualità e lo sviluppo sostenibile, che non tollera la contrapposizione violenta, che pensa con convinzione che essere imprenditore significhi creare una fabbrica per l’uomo e non un uomo per la fabbrica».

«Sono felice - conclude il rettore - di celebrare questa laurea ad honorem, in questo luogo che è uno scrigno di ciò che di meglio ha prodotto il Novecento in termini di comunicazione e design. Esistono certamente moltissimi prodotti e marchi di successo, ma pochi hanno raggiunto una dimensione simbolica, quasi iconica e proverbiale, come è accaduto alle invenzioni Ferrero. E credo, caro dottor Ferrero, che la spontanea ed entusiastica presenza di tante persone sia la dimostrazione migliore di come la reputazione e la ricerca dell’equità e del bello, che da sempre la sua famiglia esprime, siano garanzia di successo e al contempo un grande insegnamento per i nostri studenti».

La parola passa quindi al ministro Giannini, a Arnaldo Dossena, direttore del dipartimento di Scienze degli alimenti, per le motivazioni del conferimento, a Giacomo Rizzolatti, professore emerito dell'Università di Parma per la «laudatio» e, dopo la consegna del tocco e della pergamena, al neo dottore per la coinvolgente e appassionante «lectio doctoralis».

«La sfida? Puntare su innovazione e intraprendenza»

E' il tiro con l'arco l'immagine che più di qualsiasi altra rappresenta l'«impero» Ferrero. Più si tira indietro la freccia, più si arriva lontano. Così agisce la Ferrero: i piedi nella propria storia e lo sguardo rivolto alle grandi sfide del futuro, quelle con cui il mondo dovrà fare i conti. E' una «lectio doctoralis» appassionata e piena di orgoglio quella del neo dottore in Scienze e tecnologie alimentari Giovanni Ferrero. Una lezione che racconta, dalle origini nella piccola città di Alba in Piemonte, il successo del gruppo fondato sul rispetto dei dipendenti («i nostri collaboratori») e del pianeta («la sostenibilità è la sfida di un mondo in cui la popolazione è destinata ad aumentare sempre di più e le risorse a diminuire»).

Durante l'esposizione della tesi «Nutrire il pianeta. Una visione industriale dell’alimentazione sostenibile: le pratiche di eccellenza promosse dal gruppo Ferrero», l'amministratore delegato e neo laureato «ad honorem» parla di Nutella, Kinder, Tic Tac («ormai sono tanti come le stelle della Via Lattea»), di come il gruppo ha conquistato i mercati globali, di come ha esportato tecnologie e conoscenze, di come tratta i propri collaboratori dal momento dell'assunzione a quello della pensione («i pensionati sono per noi un capitale di esperienza e saggezza»), di come mette a disposizione dei lavoratori strutture e servizi, di come ha conquistato il mercato cinese («dove, prima del nostro arrivo, non si consumava la cioccolata»). Parla anche di fiducia nel futuro, di costante ricerca di nuovi talenti e di obiettivi da raggiungere: «Siamo di fronte a una nuova sfida nel cammino dell’umanità: la Ferrero è consapevole di questa sfida, che porterà ad esplorare nuovi modelli di sviluppo». Per farlo in Ferrero vige la regole delle tre «I»: «Innovazione, coniugata con ecosostenibilità e rispetto dell’impatto ambientale. Internazionalizzazione, visto che il 75% della crescita dei prossimi anni sarà fuori dai confini europei. Intraprendenza nel rapporto fra tradizione e innovazione».

La «lectio» si chiude con un tributo alla Barilla - in platea c'è Paolo Barilla - («Grande azienda alimentare che affonda le sue radici nel territorio in cui ci troviamo») e alla sua famiglia, alla mamma Maria Franca e alla moglie Paola. Quindi uno speciale ringraziamento all'Università di Parma «luogo che ha per me un significato particolare dal momento che qui si sono laureati anche mia moglie e mio suocero Romeo Rossi».

Extra cerimonia c'è spazio anche per una piccola riflessione sulla «food valley» e sulla certosa di Paradigna, teatro della festa: «Questo luogo mi ricorda il meraviglioso retaggio storico-culturale di questo Paese e di questo territorio. Mi auguro che parta da qui un nuovo “Rinascimento” incentrato sul food».

k.g.

Giannini: «La conoscenza per noi è l'asse dello sviluppo»

Premiare il merito e investire in alta formazione. Sono questi gli obiettivi del governo Renzi. Li spiega Stefania Giannini, nella doppia veste di ministro e docente universitario «prestato» alla politica: «Essere qui, in questa sede, è per me l'occasione di condividere alcune idee del governo in tema di formazione e ricerca. Quello italiano è un sistema complesso che ha bisogno di certezze e di efficienza. Due gli obiettivi fondamentali per noi: il miglioramento progressivo della qualità della ricerca secondo gli standard internazionali e la formazione di un capitale umano altamente formato capace di interagire a livello globale».

«Con questa laurea - continua il ministro - stiamo dicendo al mondo che l’Italia sceglie un’azienda creativa, globale e sostenibile. E lo facciamo a Parma, in una città e in una comunità scientifica che hanno saputo esprimere questo spirito dalla storia alla modernità».

«Possiamo e vogliamo riconoscere - conclude la Giannini - che la volontà è quella di far sì che la filiera della conoscenza torni ad essere un asset strategico di sviluppo del nostro Paese».

Convinta che l'Italia «può giocare un ruolo da protagonista» nelle sfide del futuro, la Giannini parla anche di due emergenze da risolvere al più presto: L'emorragia di iscritti («Negli ultimi dieci anni abbiamo perso l'8% delle iscrizioni») e la progressiva diminuzione del corpo docenti («Abbiamo perso per strada il 10% di ricercatori e docenti»). «A queste condizioni non si può parlare a testa alta di società della conoscenza. Dobbiamo selezionare talenti e avviare politiche in grado di attrarli anche da fuori». Parla della collaborazione necessaria tra pubblico e privato, di volontà di cambiare la rotta, di finanziamenti cresciuti rispetto al passato ma ancora insufficienti, quindi mette il sigillo al progetto di governo dicendo che «la nostra volontà è che la filiera della conoscenza torni ad essere asse portante della crescita del Paese».

Dossena: «L'azienda ha incentrato il modello di sviluppo sulla sostenibilità»

La proposta è partita dal dipartimento di Scienze degli alimenti e dal direttore Arnaldo Dossena. Rettore e vertici dell'Ateneo l'hanno accolta immediatamente e il ministro Giannini ha subito dato il via libero. E' al prof promotore dell'iniziativa che tocca spiegare le motivazioni della scelta: «Giovanni Ferrero è ai vertici dal 1997 di del gruppo che rappresenta un esempio di gestione d’impresa di dimensione multinazionale nel settore alimentare che ha pochi pari in Italia per complessità e visione strategica. Sotto la sua guida la Ferrero sta sviluppando un progetto che, per la sua vivacità e innovazione, è un paradigma di sviluppo sostenibile e di originale modello di capitalismo valoriale». «La Ferrero ha rivolto i suoi investimenti alla crescita in aree geografiche diversificate - prosegue Dossena -. L’azienda si è espansa in oltre 160 Paesi e grazie a fortissimi investimenti in tecnologie. Ha costantemente puntato sul capitale umano: oltre 30.000 persone sono impiegate direttamente da Ferrero e tale numero raddoppia con l’indotto. Punta senza compromessi sulla ricerca. Ha centrato i modelli di crescita sulla sostenibilità».

Rizzolatti: «Necessario e proficuo legame tra università e mondo produttivo»

Si dice pubblicamente felice di essere chiamato a presentare la «laudatio», il professore emerito dell'Università di Parma Giacomo Rizzolatti, uno dei neuroscienziati più famosi al mondo. «Si tratta di un evento che considero eccezionale per tre motivi. La personalità di Giovanni Ferrero, la storia di un’azienda creativa come poche altre non solo in Italia e il legame che questa laurea rafforza tra il mondo accademico e il mondo produttivo. Per molti anni i rapporti tra università e mondo industriale, specie quello privato, non sono stati idilliaci. Per ragioni storiche che non è il caso di approfondire qui oggi, c’è stata per anni una reciproca diffidenza tra università e mondo industriale. Questa diffidenza sta sparendo e la laurea a Giovanni Ferrero, conferita a uno dei più importanti industriali italiani, ne è un segno tangibile. Perché questo mutamento? Perché ormai chiaro che università e mondo produttivo formano un’unità necessaria per il progresso economico e sociale del Paese». «La collaborazione che già esiste tra la Ferrero e la nostra Università - conclude - ne è un esempio ed è solo l’inizio per altre iniziative».

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