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Figlia di Giovannino

Addio a Carlotta Guareschi

26 ottobre 2015, 06:00

Addio a Carlotta Guareschi

Addio, Pasionaria. Carlotta Guareschi, la figlia di Giovannino, protagonista di tanti, divertenti e toccanti racconti del «Corrierino delle famiglie» non c’è più. Se n’è andata dopo una breve malattia, circondata dall’affetto dei familiari. Carlotta era nata il 13 novembre 1943, il babbo era rinchiuso in un lager nazista e non la conobbe fino al settembre del 1945. Due cose Giovannino tenne con sé, dall’arrivo nei campi di concentramento hitleriani, sino al ritorno a casa: una crosta di formaggio con l’impronta dei denti di Albertino e la prima foto della «signorina Carlotta», che la moglie gli aveva mandato da casa. Carlotta era sposata con Giovanni Annoni e aveva tre figli, Michele, Camilla ed Elena; aveva cinque nipoti che le riempivano di gioia le giornate e dei quali più che nonna si sentiva (ed era diventata) amica. Avrebbe compiuto 72 anni il prossimo 13 novembre, ma era rimasta la Pasionaria di sempre, quella che con la massima disinvoltura chiedeva al babbo di poter andare a letto con la bicicletta o alla mamma di preparare le tagliatelle con il cioccolato: dotata com’era di quell’innata ironia che le permetteva di rimanere comunque giovane, come la raccontava il papà Giovannino, impegnata a scrivere sul quaderno delle elementari una riluttante «e», cui la penna rifiutava di adeguarsi. Dal babbo e dalla mamma, però, aveva ereditato anche una profondissima fede, in Dio e nella Provvidenza, una fede che non l’ha mai abbandonata, nemmeno nella malattia, affrontata a viso aperto, come solo un vero cristiano sa fare. Vivissimo il cordoglio, non solo in paese, a Roncole e a Busseto, ma anche fra i tantissimi amici, sparsi per l’Italia e per il mondo, che verso la Pasionaria nutrivano un affetto sconfinato. Il fratello Alberto, l’Albertino che condivideva con lei le vicende di «Casa Guareschi», ha inviato agli amici un breve messaggio: «Oggi ha concluso serenamente il suo percorso terreno mia sorella Carlotta riunendosi in cielo ai nostri genitori. Sposa, madre e nonna ammirevole, ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia, alle persone che la circondavano e alla cura della memoria di nostro padre. Sono certo che la “Pasionaria” sia già tra le braccia di Giovannino e Margherita». Il rosario sarà celebrato questa sera alle 20,30 nella parrocchiale di San Michele a Roncole Verdi e il funerale domattina, sempre a Roncole Verdi, alle 9,30. E.B.

Il ricordo di Vittorio Testa

Sorridente fino all’ultimo; lo sguardo dolce e gli occhi dal brillìo intelligente; spiritosa frequentatrice dell’ironia; la voce pacata e i modi sempre all’insegna della cordialità; la fede in Dio e negli affetti, nella dedizione alla famiglia, al fratello Alberto, al marito Giovanni Annoni, ai figli Michele, Camilla e Elena; ai nipoti. E alla memoria del padre, il grande Giovannino Guareschi che l’ha resa personaggio indimenticabile: la Pasionaria. Si è assopita nel sonno definitivo dopo una vita semplice e luminosa, ragazza dall’impressionante somiglianza con Barbara Streisand («Il naso sì è uguale, povera me! Lei però almeno canta, io so soltanto zufolare»), talento di scrittura guareschiano non coltivato, forse per soggezione e timidezza, forse per troppa sofferenza davanti alle immani fatiche paterne, la prigionia, il carcere, la morte prematura di Giovannino stroncato dall’infarto a soli 60 anni. Il fidanzamento, il matrimonio, i figli, i nipoti: la Pasionaria sceglie una vita il più possibilmente normale, ma densa, intensa, sempre generosa di sorrisi e di facezie e di autoironia; rasserenante in ogni circostanza, pronta alla battuta fulminante e all’empatia più amichevole. Tre mesi fa un problemino di salute. «Ma è un niente», diceva agli amici: «Sto tranquilla nel mio anagramma: “teh! Guarisco la tara!” Firmato C.». Umorista nata, diffondeva un’aura di tranquillità, anche nelle prove più dolorose e impervie, era come il camino acceso, il focolare rassicurante riparo dai venti della tempesta. Un rito irrinnuciabile: il cappuccino e la brioche mattutini al bar Guareschi alle Roncole con Alberto e figli e nipoti. Provata e sofferente, gli occhi e il sorriso ancor più splendenti nel piacere della conversazione, dieci giorni fa canzonava teneramente l’amico che le aveva regalato «Io e Platero» la struggente piccola epopea dell’asinello andaluso: «Baloss, l’hai azzeccata in pieno! Finalmente mi ritrovo totalmente in un mio simile: lo leggo volentieri e poi ti dico, anzi ti …raglio’». L’indomani, l’ultimo messaggio: «’Ciao. Ho iniziato una discesa senza fine». No, Pasionaria: una salita nel cielo dei giusti e dei buoni.

Il ricordo di Egidio Bandini

Carlotta non c’è più: e chi ci crede? Non fossi sicuro che, purtroppo, la Pasionaria ci ha davvero lasciati, io sarei il primo a dubitarne. Allora, cosa scrivere? Proverò ad iniziare dai fatti: addio, Pasionaria, adesso sei tornata accanto a Margherita e a Giovannino, che tanto mal volentieri ti aveva lasciata partire per il viaggio di nozze, che tante volte, invece di accompagnarti a scuola, prendeva con la macchina i sentieri del vostro Mondo piccolo e ti portava a fare una scampagnata, incurante di averti fatto fare «fogone», salvo poi cercare una scusa, prima di tornare a casa e riferire a Margherita che, di certo, avrebbe chiesto com’era andata la giornata di tutti e due. Addio, Pasionaria. E poi no, io non ci credo che tu ci abbia lasciato così, senza voltarti indietro e fare uno sberleffo, come al successore di don Camillo che si era permesso di rimproverare tua madre che fumava sulla macchina. Per questo mi correggo: arrivederci Pasionaria, arrivederci Carlotta. Sono certo che domani, un domani qualsiasi, ci ripenserai come facevi sempre e ci rivedremo: ricorderemo tutto, gli scherzi, le giornate balorde e i tanti viaggi a raccontare di tuo babbo, di tua mamma e di te e lui, Giovannino, guardandoti con il medesimo, grandissimo amore, ci sorriderà da sotto i baffoni. Aspetto di rivederti, dunque e, come diceva tuo babbo, nell’attesa mi consolo di ogni giorno che passa.

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