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LA STORIA

Carlo Ponzi, leggendario truffatore

26 ottobre 2015, 06:00

Carlo Ponzi, leggendario truffatore

Chiara Cabassi

La vita di Carlo Ponzi è nota ai più per la sua seconda parte, quella oltreoceano. Eppure proprio a Parma Carlo è cresciuto. E' cresciuto a Parma, cambiando spesso domicilio, il più grande imbroglione di tutti i tempi. L'inventore dello schema Ponzi. Quello che ha copiato anche Maddox (50milioni di dollari truffati alla Borsa di New York). Carlo Ponzi nasce a Lugo di Romagna, nel 1882. Arriva a Parma quattro anni dopo: il 25 novembre 1886. Rimarrà in città fino ai vent'anni. Borgo Antini, Borgo Felino, Via Cavour e poi «dozzinante» in via XXII Luglio dalla vedova Baschieri Evelina che, oltre all'anziana mamma e al figlio, ospita in casa pensionanti per arrotondare.

Una gioventù fatta di cambi di indirizzo e di non troppe ristrettezze: la famiglia di Carlo non se la passa male, ma lui è un irrequieto. Nel 1902 Ponzi lascia Parma, forse per inseguire già sogni di gloria. Torna nella capitale per studiare giurisprudenza, ma già un anno dopo parte per le Americhe. Non scende come gli altri dal piroscafo con la valigia di cartone: sua madre e suo zio gli hanno messo insieme i soldi per il biglietto e un piccolo gruzzolo che perde durante la traversata a poker con altri migranti. A Roma più che studiare era finito nei guai, gioco d'azzardo, assegni non coperti. Per non farlo finire in galera lo imbarcano sul vapore Vancouver. Per i primi tempi si appoggia da un cugino a Pittsburgh, poi fa il lavapiatti e stira camice. Ma il sogno americano di Carlo è quello di guadagnare molto, lavorando poco. Una decina d'anni più tardi, a 40 anni, Charles Ponzi, non è più un «dago» qualsiasi, un povero lavoratore immigrato, come chiamano gli americani gli italiani, storpiando il nome Diego. Con i capelli lucidi di brillantina Charles Ponzi abita in una villa, a Lexinton, fuori Boston, con piscina riscaldata e auto di lusso che guida un autista.

Intorno agli anni '20 l'America è la terra delle opportunità e lui, Charles Ponzi, ha un sorriso che fa sentire a tutti che andrà «tutto bene». La gente si fida di lui, e lui, è il più grande truffatore di tutti i tempi. E' in Canada che è inizia la sua storia finanziaria. In Canada lavora nella banca di Zarossi. Una banca che ha proprietario italiano e dà lavoro a impiegati italiani e raccoglie i risparmi degli italiani immigrati. Zarossi, però, è sull'orlo della bancarotta. Angelo Salvati (anche lui di Parma) lo presenta come figlio di un ricca famiglia parmigiana e gli fa aprire un credito di 50.000 dollari, che sarebbero arrivati presto dall'Emilia. I soldi naturalmente non arrivano. E quando Zarossi scappa in Messico, Salvati e Ponzi usano gli assegni della banca per trovare liquidità per investire nelle loro brillanti idee. La polizia lo arresta, ma durante il soggiorno obbligato Ponzi conosce Mr. Moss, un banchiere. Diventerà il suo mentore, colui che darà un motto alla vita di Ponzi. «Devi sempre puntare in alto. Non pensare ai dollari, pensa ai milioni, il rischio è lo stesso». Scontata la pena, Charles Ponzi torna a Boston, trova diversi impieghi e scrive anche un libro: «Guida del commerciante». Il volume viene richiesto da una società spagnola, che invia a Ponzi un Buono di risposta internazionale, da scambiare con il francobollo per la risposta.

E' un'illuminazione: l'inflazione elevata del Primo Dopoguerra fa sì che il costo dell'affrancatura in dollari statunitensi sia molto minore in Italia. Così inizia uno scambio di Buoni tra Italia e francobolli americani di cui, lui, intasca la differenza. Un mandatario in Italia acquista i buoni, li spedisce negli Stati Uniti, dove vengono scambiati con francobolli americani, che vengono quindi venduti. Ponzi ritiene di poter realizzare un profitto del 400% del tutto legale. E invita quindi amici e conoscenti a investire sul sistema. Funziona. 100 dollari in 45 giorni diventano 200. Promette interessi fuori mercato per attirare sempre nuovi investitori.

I soldi dei nuovi investitori non sono investiti, ma servono a pagare gli interessi ai primi. Dopo un po' nessuno ritira più il denaro. La gente si fida, la voce si spande e lui apre filiali in tutti gli Stati Uniti. Il meccanismo è ovviamente un gigantesca bolla ma prosegue e si ingrandisce. Charles è l'eroe della comunità italiana. Ma presto l'opinione pubblica si chiede come abbia potuto, un nullatenente, accumulare diversi milioni di dollari.

Sarà un reporter a smascherarlo e a far crollare la sua piramide finanziaria. Un reporter del Boston Post ingaggerà un investigatore privato che metterà in luce «lo schema» della sua società finanziaria, la Securities Exchange Company in una serie di articoli sul Post. Gli articoli faranno venire a galla anche la sua fedina penale non immacolata. Il sorriso rassicurante di Ponzi non basta più: la discesa è inarrestabile.

Verrà condannato, per frode, a dieci anni di carcere e poi rimpatriato in Italia. Non morirà né a Parma, né a Roma, ma in Brasile. In un ospedale per poveri a Rio de Janeiro. Da quel ricovero lasciò queste parole: «Io ho dato agli abitanti di Boston il miglior spettacolo che sia mai stato visto sul territorio dai tempi dello sbarco dei Padri pellegrini!».

Ricordiamo, infine, che la vita di Carlo Ponzi è stata ripresa, di recente, dalla raccolta di racconti di Carlo Lucarelli «Storie ancora più strane» edito da Skira.

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