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Intervista

Paltrinieri: «Felice nella mia Moletolo»

26 ottobre 2015, 06:00

Enrico Gotti

Gregorio Paltrinieri, medaglia d'oro ai Mondiali, è un campione di questa terra, non di un altro pianeta. Nato e cresciuto in Emilia, a Carpi, classe 1994, il «golden boy» del nuoto è un ragazzo alla mano, che sorride e si fa fotografare a bordovasca, con giovani nuotatori e nuotatrici che lo vedono come un punto di riferimento, un mito. È lui il protagonista del terzo trofeo Unipodium, nella piscina di Moletolo. Quando sale sulla pedana è accolto da un'ovazione, si alzano i telefonini pronti a registrare le sue bracciate, mentre la speaker non finisce più a elencare il palmarès, che comprende il primato europeo nei 1.500 e negli 800 metri, e il titolo mondiale nei 1.500 metri stile libero. A Moletolo, il campione del mondo in carica gareggiava quando era piccolo.

Che effetto fa tornare nella stessa piscina?

È bello, era tanto che non venivo qui a Parma, dove ho fatto le prime gare di 1.500 metri. C'è sempre un grande pubblico, anche allora c'era. Adesso c'è veramente tantissima gente, qui c'è mio papà, ma anche mia nonna, mia zia (ride, ndr). Parma mi piace come città, anche se la conosco poco, fuori dalla vasca, ed è un piacere essere qui con la Coopernuoto, che è la mia squadra.

Come è cambiata la vita dopo la medaglia d'oro?

Non è cambiata neanche così tanto. Certo, mi riconoscono più di prima, mi chiedono foto, ma per il resto non la vedo cambiata. È bello vedere tanta gente che mi segue, ma io non mi sento arrivato, devo ancora dare tanto.

Come ti prepari alle Olimpiadi del 2016?

Cerco di allenarmi al meglio, ma è inutile pensarci adesso, è troppo in là.

E la sfida con il cinese Sun yang, primatista del mondo, che agli ultimi Mondiali non era in vasca?

Io parto convinto che questa volta lui ci sarà, e sarà una bella sfida.

Quanti chilometri di nuoto fai al giorno?

Dai 16 ai 18 chilometri.

E che cosa pensi quando sei in acqua?

C'è tanto tempo per pensare, mentre mi alleno penso a un po' di tutto: rifletto sulle nuotate, resto concentrato, penso a che cosa ho fatto la sera prima, che cosa farò più avanti. Quando invece sono in gara è diverso. Sono concentrato al 100 per cento, non mi rendo conto, la gara va e viene, è una botta improvvisa. Prima della gara penso solo a fare bene.

Quale musica ascolti prima della gara?

Mi piace sentire la musica hip hop, ad esempio Jay Z, Drake, prima delle gare, perché mi carica. Invece, fuori dalle gare mi piace ascoltare musica di adesso, come Katy Perry, Rihanna.

Quali campioni ti sono stati d'esempio in altri sport?

Mi piace tanto il tennis e il basket, può essere scontato ma dico Michael Jordan, nel tennis mi è sempre piaciuto molto Nadal, sono appassionato di questi sport.

Una volta hai detto che vorresti insegnare a nuotare a tua mamma, che ha paura del mare...

Sì, mi piacerebbe, perché lei ha paura, è un po' diffidente. Al mare entra in acqua, ma solo per i primi metri, è un po' una contraddizione vivente con me e mio padre che siamo sempre stati immersi nel nuoto.

Quale consiglio daresti a chi deve imparare a nuotare?

È importante che i bambini vadano in piscina, perché è un bell'ambiente, dove si socializza. Ma la cosa fondamentale è che facciano sport, non necessariamente nuoto: devono trovare la loro passione, qualsiasi sport sia. Lo stare in acqua è rilassante, certo per noi nazionali che facciamo questi allenamenti diventa anche estenuante, ma è comunque rilassante. Si gioca, si scherza. Il nuoto è uno sport individuale, ma ti alleni e lo vivi in gruppo.

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