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CALCIO

Parma, più tifosi in D che in serie A

27 ottobre 2015, 06:00

Alberto Dallatana

Parma è tornata pazza d'amore per il Parma. Al di là dell'entusiasmo, palpabile in città fin dagli ultimi giorni di luglio, parlano i numeri: la campagna abbonamenti della passata stagione, l'ultima di A, aveva fatto registrare 9.580 tessere vendute, questa ha toccato quota 10.089. La media spettatori della scorsa stagione è stata di 11.900 anime al Tardini, mentre quella attuale è di poco inferiore alle undicimila. Ma va considerato che gli avversari non sono certo Juventus, Milan o Inter, che avevano migliaia di tifosi al seguito.

Sulle trasferte poi non c'è storia: dai mille di Arzignano ai tremila di domenica a Brescello, senza contare i trecento aficionados che hanno seguito Lucarelli e compagni addirittura nei turni infrasettimanali a Borgo San Lorenzo e Cervia.

WeAreParma

Da sottolineare poi il grande successo dell'azionariato diffuso e della campagna «#WeAreParma», con 167mila euro già raccolti (sarà ancora aperta fino a sabato), che permetteranno la costruzione del Museo Crociato.

Ma in quanti si aspettavano una risposta del genere? E quali sono le cause?

Alessandro Melli

«I motivi sono essenzialmente due – spiega Sandro Melli, bandiera gialloblù e ora commentatore tecnico del Parma per Sky Sport -: prima di tutto il Parma è tornato in mano ai parmigiani, da qui è poi scattata la voglia di rivalsa verso chi ha compiuto lo scempio che ben conosciamo, con la volontà di rialzarci tutti insieme».

Giuseppe Cardone

Beppe Cardone, uno dei grandi capitani gialloblù, ricorda che «nei momenti difficili la gente di Parma sa unirsi e fare quadrato attorno alla squadra. Quindi mi aspettavo che avrebbe partecipato con entusiasmo alla rinascita, anche se non così massicciamente. È davvero bello vedere quello che sta accadendo, mi auguro che sia la rinascita definitiva».

Marco Osio

«Da quanto vedo c'è un bel gruppo e, soprattutto, una società solida fatta di gente che ama il Parma. La tifoseria lo ha capito e anche in D il pubblico di Parma continua ad essere da A».

La parola ai tifosi

Ora dunque i protagonisti sono tanto i giocatori in campo quanto i tifosi sugli spalti, molti dei quali tornati ad abbonarsi dopo diverso tempo. È il caso, ad esempio, di Davide Villani: «Questo nuovo corso ci ha fatto sentire coinvolti. Il nostro amore per il Parma, al di là della categoria, è la risposta che diamo al marcio che c'è nel calcio di alto livello. In serie D, se non altro, si vive questo gioco allo stato puro».

Damiano Zolesi il Parma lo ha sempre seguito, ma quest'anno ancor di più: «Ho partecipato a tutte le trasferte a parte quelle infrasettimanali – spiega -. Noi tifosi ci identifichiamo in un Parma che riparte dalle origini e da determinate persone, garanzia di genuinità del progetto. E la squadra ha lo spirito giusto: non chiediamo fenomeni, ma gente che lotti».

Per Giulia Carretta «il prezzo favorevole degli abbonamenti ha dato una mano, ma, al di là di ciò, noi tifosi abbiamo voluto dimostrare la vicinanza alla nuova società e alla maglia, partecipando attivamente alla rinascita».

Luca Cavallina spiega che «per quanto si potesse amare il Parma, era chiaro che la magia fosse finita. Noi preferiamo di gran lunga intendere questo sport ancora come un gioco, un divertimento domenicale da godere insieme agli amici, senza tutte quelle pressioni che negli ultimi anni hanno avvelenato il clima attorno al Parma. Ora in società ci sono persone che rappresentano perfettamente il nostro spirito».

Elena Rossi ha partecipato alla trasferta di Brescello con il pancione: tra un mese nascerà il suo primogenito Alberto. «Giocare in certi stadietti fa un certo effetto – dice Elena, che fin da piccola è abbonata in curva Nord -, ma è giusto ripartire da quaggiù, con basi solide. Non importa quante categorie manchino alla serie A, contano l'entusiasmo e la nostra voglia di rivincita».

Quella di Brescello era la prima trasferta stagionale per Davide Piccinini: «È stata una festa – commenta -, come è normale che sia quando si muovono in massa i tifosi del Parma. Un clima bellissimo che mi ha ricordato la partita di Cittadella, quando tornammo in A. La società è riuscita, con il suo messaggio di un calcio sano, a ridarci entusiasmo».

I giocatori poi stanno facendo la loro parte, come sottolinea Luca Montanari: «Ci piace vedere ogni domenica la grinta, la cattiveria agonistica e la voglia di tornare in alto».

Nicola Grisenti rappresenta le nuove generazioni, quelle che non hanno vissuto direttamente i magici anni Novanta: «Sapere che il nostro Parma ora è guidato da alcuni dei protagonisti di allora, ci fa sognare. Dopo i tempi bui, ora lo possiamo dire tutti insieme, società e tifosi: il Parma siamo noi».

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