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Motociclismo

Piloti parmigiani e il caso Rossi. Il giudice: non era un calcio

27 ottobre 2015, 06:00

Piloti parmigiani e il caso Rossi. Il giudice: non era un calcio

Filippo Delmonte

La bagarre ha fatto il botto in Malesia. E di sicuro non ha vinto lo sport. Il mondo è diviso e anche piloti ed ex piloti hanno pareri diversi. Ben Spies difende Rossi (che ieri ha ricevuto una telefonata anche dal premier Renzi che era a Lima, in Perù) perché Marquez non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto e dunque andrebbe penalizzato anche lui. Diverso il commento di Casey Stoner che tuona con un tweet «se chiunque altro avesse fatto come Valentino avrebbe preso bandiera nera».

La lotta tra Rossi e Marquez è nata in Argentina quando Rossi aveva vinto dopo un sorpasso duro su Marquez, finito gambe all’aria. E in Argentina forse lo spagnolo ha perso le velleità di titolo. Poi Assen con l’episodio all’ultima variante. In staccata entrambi arrivano forte, poi Rossi dopo il contatto con Marquez taglia la variante e vince. Allo spagnolo questi episodi non sono andati giù, così come non sarebbero piaciuti ad altri piloti. In un’atmosfera carica di tensione si è arrivati al giovedì di Sepang con la dichiarazione di Rossi contro Marquez. Il resto è storia recente. E piloti ed ex piloti di Parma la pensano quasi tutti all’unisono: Valentino andava sanzionato.

Vittoriano Guareschi - ex pilota SBK, Supersport, ex team manager Ducati e Sky team: «Vale ha commesso un grosso errore. Era giusto dargli la bandiera nera. È caduto nel tranello di Marquez e ha sbagliato. E poi tranello: forse Marc non aveva davvero il passo di Lorenzo e Pedrosa. Rossi stavolta andava punito. Invece la direzione di gara ha sbagliato a sua volta a non prendere una decisione in tempi rapidi. A Valencia tutto potrà succedere, ma sicuramente rimane un brutto ricordo del Gp della Malesia. Sono le regole che vanno fatte in maniera corretta, mentre oggi tutto è nebuloso e spesso sono a giudizio della direzione gara, senza nulla di scritto e questo causa anche decisioni differenti».

A Vitto fa eco il fratello Gianfranco, anch’egli ex pilota e vincitore fra l’altro della Battle Of the Twin a Daytona: «anche secondo me ha commesso un grave errore a fare quello che ha fatto. Lui è uno tosto e ha trovato sulla sua strada uno altrettanto tosto, Marquez. È finita in un modo strano la gara e secondo me la race director se non voleva dargli bandiera nera gli doveva imporre un ride through. C’era il tempo per farlo e avrebbe perso tre-quattro posizioni. Così sarebbero arrivati a Valencia a pari punti o comunque molto vicini. Chi sarebbe stato davanti all’altro avrebbe vinto il mondiale. Forse era il modo migliore».

Alessio Corradi - pilota CIV Sbk, campione Europeo 2001 - è un fiume in piena: «Quando si parla di Valentino Rossi in molti hanno le fette di prosciutto sugli occhi. A me piace il motociclismo maschio, finché nessuno cade. E in Malesia Marquez è caduto. Certo lui lo ha istigato, ma Rossi da parte sua è caduto nella trappola commettendo un grave errore. Rossi ha portato largo Marquez e lo spagnolo per non finire nell’erba doveva provare a chiudere la curva ed è andato contro il ginocchio dell’avversario. Si sa che se ti entri in contatto con un avversario, poi cadi. Quindi poco da dire e da fare, il nostro Valentino ha commesso un errore. Era dal giovedì che era sopra le righe dimostrando di sentire pressione e perché no sentirsi inferiore alla concorrenza di adesso. La domenica Marquez lo ha istigato e lui ha perso il sangue freddo che lo contraddistingue. Alla fine lo spagnolo ha sempre risposto ai suoi sorpassi e non ha mai avuto timore reverenziale nei confronti del più forte e di conseguenza si è arrivati a questo episodio. Io li avrei squalificati entrambi: bandiera nera e tutti a casa. Marquez per un motivo, ovvero quello di rallentare e Rossi per quello che ha fatto. Anche nelle altre categorie si sportellano ma fanno meno clamore. Alla fine quando ci sono scorrettezze è necessario punire, ma quando le fa Rossi si utilizzano sempre due pesi e due misure anche perché è grazie a lui se il motociclismo è popolare e porta benefit agli organizzatori della MotoGp».

«Anche Davide Messori - ex pilota e titolare Mex Motor - è d’accordo sulla bandiera nera che la direzione gara avrebbe dovuto dare a Rossi. «Non credo all’intenzionalità di fare cadere Marquez da parte di Rossi. Resta il fatto che l’italiano ha commesso un grave errore. Ha perso la testa e si è capito. Un professionista e campione come lui però non avrebbe dovuto farlo. Ha fatto un errore da principiante cadendo nella trappola di Marquez. Lo spagnolo è un duro come lui e forse gli voleva fare pagare i Gp di Argentina e Olanda. Sono arrivati ai ferri corti e dunque era giusto squalificare Valentino. Visto che Marquez non ha preso punti dovevano fermarlo. Poi da inseguito sarebbe diventato inseguitore e si sarebbe giocato tutto a Valencia. Anche adesso il mondiale è apertissimo perché potrà succedere di tutto. Sarà un Gran Premio vibrante. Però rimane il fatto che quando Valentino fa qualcosa la direzione gara utilizzi un peso diverso dagli altri piloti. Biaggi nel 1998 aveva perso il mondiale 500 contro Doohan per la bandiera nera di Barcellona. In quell’occasione era stato sanzionato per non avere visto delle bandiere gialle dubbie. Quindi avrebbero dovuto dare bandiera nera anche a Rossi che l’errore lo ha fatto e anche visibilmente. Se doveva fare andare largo Marquez poteva farlo in altro modo e meno evidente».

Anche Stefano Manici - quindici volte campione italiano della salita - pensa che la direzione gara avrebbe dovuto prendere provvedimenti: «Secondo me ci può stare un contatto, ma condanno l’intenzione. Perché lo ha guardato e poi si sono toccati. La «race direction» doveva almeno dare un «ride through» a Valentino, così si decideva tutto subito senza polemiche. È concesso duellare in pista e anche fare da tappo in certe circostanze per tenere almeno il podio. Secondo me in termini di campanilismo a Marquez non fa piacere se vince il mondiale Lorenzo quindi non vedo congetture. Vedo solo un duello nel quale lo spagnolo è sempre stato corretto e Rossi si è innervosito. Poi se dobbiamo stendere il tappeto rosso a Valentino perché muove le folle facciamolo, ma che sia chiaro per tutti. Perché anche Rossi le sue marachelle le ha fatte, ma sono sempre passate inosservate. E Marquez da parte sua è come Rossi, anche lui vuole sempre vincere. Quindi sono arrivati allo scontro, che nel motociclismo ci sta, ma senza essere scorretti».

Diverso il commento di Marco Dall’Aglio ancora oggi in pista e vincitore di sei titoli italiani e numerosi trofei nazionali: «Ha fatto male, quello è sicuro. Però se fossi stato Valentino avrei fatto la stessa cosa. Marquez lo ha pressato sempre e arrivati a un certo punto è logico che uno faccia capire di smettere di giocare. Credo che Marquez non sia caduto per la ginocchiata, ma perché ha fatto leva. Rimane il fatto che quando sei in gara possono succedere certe cose. A me Falappa nell’88 mi aveva dato un calcio alla carena e io avevo risposto tirandogli il freno davanti, non era caduto, ma si era spaventato. Certo, sono manovre pericolose, però ci stanno. Quello che non mi è piaciuto nei vari commenti sentiti è che uno come Capirossi ha cambiato la versione per quattro volte. Lui aveva fatto la stessa cosa in 250, obbligando Harada ad andare lungo, per vincere così il mondiale. Anche lui sarebbe stato da sanzionare, ma non gli avevano fatto nulla».

I giudici: "Quello di  Rossi non è stato un calcio"

"Marquez ha portato la situazione al limite", "quello di Valentino non è stato un calcio" e "non c'è stato nessun insulto da parte del pilota italiano". A parlare ai microfoni di Cadena Cope, secondo quanto riportato dal "Mundo Deportivo", è Javier Alonso, uno dei tre giudici della "Direzione Gara" del Gran Premio della Malesia. "Le tante immagini che abbiamo visto ci hanno convinto che Valentino si allarga per guadagnare pista, Marc avvicina la sua Honda alla Yamaha ed è allora che Rossi si muove, ma il suo non è un calcio", spiega il direttore generale della Dorna Sports, uno tre giudici di gara a Sepang. "Non abbiamo compreso la gara e l'atteggiamento di Marquez, non ha fatto nulla di legale, però ha portato la situazione a un limite privo di senso e per questo, anche se non ci sono giustificazioni, Rossi risponde in quella maniera. Non crediamo e non abbiamo ritenuto che Valentino meritasse una sanzione ancora più dura". Alonso ha parlato anche di Jorge Lorenzo: "capisco le sue ragioni e che possa pensare che Rossi meritava una sanzione maggiore", per poi smentire che Rossi abbia insultato Marquez durante la riunione con i giudici di gara. "Ero lì e posso dire di non aver mai sentito Rossi dare del 'bastardò a Marquez, c'era tensione questo sì, ma non ho sentito insulti". Infine Alonso dice di non credere "che Valentino non si presenterà a Valencia.

Vale sarà a Valencia

«Grazie a tutti per il fantastico supporto, leggervi mi ha aiutato a superare amarezza e incazzatura. Da oggi si lavora per Valencia». Con un tweet sul suo profilo ufficiale Valentino Rossi ringrazia tutti i suoi fan e annuncia che correrà l’ultimo Gp a Valencia dopo tutte le polemiche per lo scontro in pista con Marquez a Sepang.

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