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Ladri di biciclette, razzia continua

28 ottobre 2015, 06:02

Ladri di biciclette, razzia continua

Le rubano ovunque e di continuo, a ogni ora. In centro come in periferia, in strada come nei garage e nelle cantine. Lasciate aperte magari solo per il tempo di un caffè o più o meno legate a pali e recinzioni. Portate via in spalla, come se fosse la cosa più normale di 'sto mondo girare, anziché in sella a una bici, con una bici in groppa, per di più chiusa con un lucchetto. Era accaduto l'agosto scorso, in pieno centro (in Piazza) e in pieno giorno: un 39enne originario di Eboli notato da un passante durante questo «trasloco», tra l'altro di una bici da donna, venne pizzicato dai vigili urbani. L'uomo rimediò una denuncia a piede libero.

E' la legge dell'abbondanza della «materia prima»: Parma è una delle città nelle quali si pedala di più: ovvio che a farlo non siano solo i cittadini, ma anche i ladri e i ricettatori di due ruote (più difficile che ciò avvenga a Venezia o a Roma, dove i ciclisti vengono visti quasi come aspiranti suicidi). Dati aggiornati non ce ne sono, ma nel corso degli ultimi anni la situazione è cambiata non in termini percentuali ma assoluti (perché di bici se ne rubano sempre più). E così hanno un certo valore anche le cifre del 2012, le ultime a disposizione a livello ufficiale: dalle quali salta subito all'occhio che, in regione, dopo Ferrara è Parma la più colpita. Nella capitale estense quell'anno si denunciò un furto di bici ogni 91 abitanti, all'ombra del Battistero uno ogni 156, per un totale di 1.130. Numero che andrebbe moltiplicato per cinque (superando abbondantemente quota cinquemila, quindi), visto che a nella nostra città sembra che meno del venti per cento di questi reati sia denunciato: la metà della media nazionale. Effetti dell'assuefazione.

Ladri di polli, si diceva una volta. Poi, dopo quelli (emblema di un momento disperato) di De Sica, vennero i ladri di biciclette scherzosi cantati da Paolo Belli: quasi a dire «nemmeno delinquenti», quasi simpatici: al punto che nelle patrie galere non entrano. Che dire però di chi, nel marzo di due anni fa, svuotò una cantina-caveau in via Zanguidi che conteneva quattro fiammanti bici da corsa? I proprietari avevano blindato la seconda metà del sotterraneo, quella sulla quale si apriva la porta della cantina? I razziatori aprirono un varco nel pezzo di muro accanto: ci si infilarono, per smontare i gioielli a due ruote, facendo poi passare al di qua pedaliere, manubri, telai e ruote: ventimila euro «a rate». Episodio eclatante, ma tutt'altro che isolato. Specie negli anni scorsi ci fu una recrudescenza dei furti di «fuoriserie a pedali» nelle cantine dei parmigiani.

Sembra che fosse in azione una banda che individuava i cicloamatori per strada, li pedinava fino a capire dove venissero lasciate le preziose biciclette, per poi andare a colpo sicuro. Oppure, è avvenuto anche questo, entravano in azione disarcionando con la violenza il cicloamatore in una strada isolata. Si arrivò anche a pensare che i ladri non facessero nemmeno la fatica di seguire (ovviamente in auto) nessuno: qualcuno sospettò che gli indirizzi da prendere di mira fossero messi a fuoco scaricando le tracce gps dai siti nei quali gli appassionati delle due ruote condividono le proprie performance. Buona parte di queste biciclette prese il largo da Parma. Alcune furono ritrovate in vendita su siti specializzati nell'Europa dell'est.

Colpi di questo tipo pare che siano diventati più rari negli ultimi tempi. Lo stesso non si può però dire delle razzie ai negozi specializzati. L'ultima è stata messa a segno a Noceto, poco più di un mese fa, da Sport Bike. Un assalto a colpi di mazza, per mandare in frantumi una vetrina. Suonò l'allarme, e la madre del titolare si affacciò dal terrazzo, subito investita in pieno volto dalla polvere dell'estintore imbracciato da uno dei quattro banditi salito sul tetto del furgone. Sparirono quindici bici da corsa nuovissime, quella notte: alcune del valore di 7.000 euro.

Non solo i «gioielli a due ruote», ma tutto quanto va a pedali entra nel mirino dei ladri (ovviamente di altra caratura). E così nel febbraio scorso toccò al corriere ecologico Andrea Saccon restare appiedato: bici e carretto (assicurati con una catena) sparirono davanti al Duc. Per la nota Sajetta si mobilitò il web: sei ore dopo, il contenitore venne ritrovato, tra viale Mentana e viale Fratti. Ma del «motore» non si trovò traccia. Destino comune alla maggior parte delle bici rubate nella nostra città.

Furti a volte commessi anche da qualcuno che nemmeno sa di rubare, o almeno così dice. E' spesso il caso di persone che provengono da Paesi di cultura diversa dalla nostra, nei quali ciò che si trova per un po' di tempo in un luogo viene visto come abbandonato. Quindi in cerca di un nuovo proprietario. Così, può capitare che si vedano bicchieri di plastica o pezzi di carta nei cestini o sui telai di bici lasciate per strada: sono dei «segnalatori» usati da chi vuole accertarsi se la due ruote sia usata oppure no. Difficile sapere dopo quanto tempo ci si possa sentire in diritto di ritenerla «abbandonata». Facile pensare quanto possa resistere immobile per strada, se non è stata assicurata con una robusta catena: l'unico strumento in grado di creare difficoltà ai ladri di biciclette che hanno appiedato tanti, troppi parmigiani. Così «simpatici», finché rubano la bici altrui.rob.lon.

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