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POLEMICA

«Monumento a Verdi? Enorme errore»

29 ottobre 2015, 06:00

Katia Golini

Il senso del bello e il rispetto della storia: questioni delicate, che non possono essere affrontate in modo superficiale. Né con la giustificazione della gratuità. Una maxi-scultura dedicata a Giuseppe Verdi, definita monumento, da piazzare accanto al Teatro Regio, non si può e non si deve improvvisare. Questo pensano alcuni esponenti del mondo della cultura di Parma, che, senza ombra di dubbio, dicono «no» alla sua realizzazione e chiedono a gran voce di puntare piuttosto sul rilancio culturale della città. Lo dice in una frase secca e densa di significato l'architetto Franco Carpanelli, presidente dell'Accademia nazionale di Belle arti di Parma, innamorato della cultura in tutte le sue sfaccettature: «L'idea di questo monumento è un episodio allarmante che sta a testimoniare il preoccupante decadimento culturale di Parma».

Si sofferma sull'aspetto urbano e parla come storico dell'architettura Carlo Mambriani, docente universitario, profondo e raffinato conoscitore della storia del nostro territorio: «Mi sono occupato in più occasioni del Teatro Regio e ritengo che a un monumento così aulico, elevato e celebre si possano difficilmente aggiungere interventi artistici o arredi urbani di qualsiasi tipo. L'elegante facciata di Bettoli e di Toschi, il brillante sistema di cavalcavia su portici e le vaste corsie laterali andrebbero tenuti semplicemente il più possibile ordinati e puliti, poiché sono di per sé capolavori. Il loro è un purismo neoclassico "eroico" che mal sopporta qualsiasi ulteriore ornamento. Una panchina con il simulacro di Verdi dove scattare milioni di selfie? Ancorché fosse di uno scultore eccellente, mi pare idea più adatta a certe città americane o nordeuropee con pochi monumenti, piuttosto che a una vera città d'arte come la nostra. Se vogliamo celebrare Verdi degnamente, pensiamo invece a una collocazione più congrua per l'Ara dello Ximenes, oggi mal posizionata in seguito a una scelta piuttosto discutibile dell'immediato dopoguerra».

Anche il critico d'arte Pier Paolo Mendogni vede il «monumento» come un errore e lancia un appello alla città affinché le forze di tutti siano concentrate verso un unico obiettivo: rilanciare la cultura in città. «Non sono d'accordo sul Verdi panchinaro. A mio parere, non è dignitoso - sostiene - presentare il sommo genio musicale con uno stile popolare aneddotico usato a metà dell'Ottocento per scenette con personaggi semplici: anziano, seduto su una panchina, immerso in pensieri da pensionato. La città ha urgente bisogno di un serio rilancio culturale e turistico che non credo si possa attuare con i selfie d'autore, estendendoli magari al Correggio davanti al Duomo, al Parmigianino nei pressi della Steccata, a Cortopasso che in piazza Garibaldi innalza la corona imperiale di Federico II sotto la quale ci si può fotografare. Concentriamo le forze di tutti, enti pubblici e privati, per realizzare progetti di alta qualità se vogliamo aspirare ad essere la capitale italiana della cultura nel 2017».

Daniela Romagnoli è stata docente di Storia medievale per oltre 25 anni all'Università di Parma. Studiosa, tra l'altro, dello storico monumento a Verdi firmato da Ximenes, esprime l'ennesimo parere negativo sulla realizzazione dell'opera, anche in veste di presidente del Comitato promotore del Premio internazionale Giuseppe Verdi del Rotary Club di Parma: «Mi pare un tentativo di “verismo” fuori tempo e malamente realizzato. Se si vuole fare del “verismo” ci vuole almeno la verosimiglianza e qui non c'è. Manca qualunque appiglio per aprire la fantasia sul mondo verdiano. Avrei preferito, semmai, un tentativo ipermoderno. Non si comprende la necessità di un monumento a Verdi nello stesso spazio in cui ne esiste già uno (in piazzale della Pace, ndr.). L'unico effetto che si raggiungerebbe sarebbe quello di confondere le idee ai turisti».

«Alcuni anni fa lo scrittore Paco Ignacio Taibo II restò scandalizzato dal fatto che il nostro monumento a Garibaldi - racconta Andrea Gambetta, presidente della Fondazione Solares - non lo mostrava l'Eroe dei due mondi a cavallo come spetta ad un condottiero e voleva lanciare una petizione popolare per rimediare a questa “disattenzione”. In questo caso un progetto di rilancio del monumento di Ximenes sarebbe stato maggiormente apprezzato dalla città e non avrebbe creato polemiche».

Netta anche la stroncatura di Ivo Iori, docente di Tecnica delle costruzioni del nostro Ateneo. Ingegnere con la passione per le lettere, non nasconde amarezza e auspica che il progetto naufraghi al più presto: «Ogni tanto (ahimé, in verità con una certa frequenza) dobbiamo assistere a iniziative maldestre, oltre tutto messe in cantiere da chi istituzionalmente dovrebbe promuovere la cultura. Spesso questi attori pensano che l'arte debba ancora necessariamente rispondere a dettami di una vacua mimesi del reale, senza dunque alcunché di pensiero critico del visibile e di ciò che è nascosto ma in verità risulta essenza più forte del visibile stesso (per dirla alla maniera di Klee). Spero che questa iniziativa si areni al più presto perché la città di Parma ha già subito molte ferite ancora oggi difficilmente rimarginabili».

LA PAROLA AGLI ARTISTI: DOVE E' FINITA LA MAESTOSITA' DEL MAESTRO

Quel monumento a «Verdi in panchina» non piace agli artisti di Parma. Nel coro dei tanti contro - e pochissimi pro - che si è levato in questi giorni, entra ora la voce di chi dell'arte ha fatto il pilastro della propria vita. Schivi per definizione, defilati dalla scena pubblica, di fronte a quello che definiscono «uno scempio» decidono di parlare. E non dimenticano di mettere sul tavolo del dibattito riflessioni riferite alla mancanza di un progetto globale sull'arte in città. «Nulla di personale contro l'autore Maurizio Zaccardi - è la premessa di ogni intervento -, ma il curriculum di chi si candida a fare un'opera per la città, da collocare di fianco a uno dei nostri monumenti più ammirati, andrà pure soppesato» dicono in coro.

Silvano De Pietri, protagonista della scena artistica parmigiana da decenni, inanella una serie di domande che meriterebbero una risposta: «Viene spontaneo chiedersi se è sufficiente candidarsi a fare un'opera per avere il via libera delle istituzioni. Si vuole fare un monumento a Verdi? Benissimo. Ma, in quel caso, perché non promuovere un concorso tra gli artisti locali? O nazionali? O internazionali? Perché non puntare sulla qualità, sull'originalità dell'idea? Perché Parma non riesce a scrollarsi di dosso la polvere del gusto ottocentesco? Ammesso che di gusto ottocentesco si possa parlare in questo frangente. Bisognerebbe anche chiedersi chi sono i componenti del comitato che valuta il bozzetto. E che curricula hanno. Tante persone che ne fanno parte non sono note nel mondo degli artisti di questa città. Ho letto che l'assessore alla Cultura, originaria di Torino, città che sull'arte contemporanea ha basato la sua rinascita, città che pullula di iniziative all'avanguardia, ha parlato di “opera coraggiosa”. Mi meraviglio. Ma dov'è il coraggio? Ho l'impressione che ci sia troppa democrazia in arte e poca nelle istituzioni».

«Io credo che Verdi meriti molto di più - sostiene Renzo Dall'Asta, altro maestro parmigiano, amato artista di lunga data -. Dove è finita l'imponenza, la maestosità, la grandezza di Verdi? Da quello che si evince dal bozzetto ne esce un signore anziano, seduto su una panchina che del grande Maestro ha solo la barba. Un monumento di Verdi è una cosa seria, una cosa che resta per sempre. Passi il Matt Sicuri, ma Verdi no. Non può essere ridotto a uomo della strada. L'arte è una cosa seria. A cui dedicare la vita. E lo stesso vale per la creazione di un monumento dedicato a uno dei grandi protagonisti della scena musicale mondiale. Non si può improvvisare, liquidare il discorso puntando sul gratuito. Che poi gratuito non è».

Della pittura ha fatto una professione Andrea Cantagallo. Amarezza e un pizzico di rabbia trapelano dalle sue frasi: «Questa è una città che ha abbandonato i suoi artisti. A Parma non ci sono spazi per fare mostre, né iniziative. Niente per promuovere le attività dei giovani artisti. Investiamo risorse per creare o sistemare spazi, proprio come accade in tutte le città del mondo. Qui invece si pensa di appoggiare la realizzazione di un monumento, se così si può chiamare, sbagliato in tutto, dalla collocazione alla sua ideazione. Bisogna smettere di deturpare la città. Questi amministratori dovrebbero tornare a scuola e frequentare un corso di estetica».

Punta sul tema del concorso Riccardo Deglialberi, fotografo: «Tutt'al più andava indetto un bando e si doveva scegliere il miglior progetto».

Candida Ferrari sta per inaugurare una mostra a Reggio Emilia. Da anni espone fuori da Parma, dalla Regione e dai confini nazionali. Il suo pennello è la materia e le sue opere incantano. Liquida l'opera che dovrebbe celebrare Verdi con una sintetica frase: «Cerchiamo di rispettare Verdi. Lasciamolo stare come persona, pensiamolo come artista e non trasformiamolo in un personaggio kitch». k.g.

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