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Colorno

Don Nando, 65 anni da sacerdote

29 ottobre 2015, 06:00

COLORNO

Cristian Calestani

Colorno è stata il centro della mia vita». Basta una frase così, diretta e semplice come le sue prediche, per capire il legame tra monsignor Nando Azzali e Colorno.

Un legame formalmente durato quarantuno anni, dal 1960 al 2001, ma sostanzialmente mai interrotto – anche se don Nando da quattordici anni è diventato collaboratore della parrocchia di Maria Immacolata in via Casa Bianca a Parma – tanto che la festa per i suoi 65 anni di sacerdozio si terrà proprio nel paese della Bassa domani con la celebrazione di una messa alle 17.30 all'oratorio della Beata Vergine della Neve.

«Sessantacinque anni di sacerdozio sono stati intensi e pieni di tante attività – racconta don Nando, oggi 88enne e cittadino onorario di Colorno dal 2001 -. Ricordo le tante persone con cui ho collaborato e ringrazio il Signore per l'aiuto che mi ha dato».

Nato a Samboseto di Busseto il 26 dicembre del 1926 e cresciuto a Carzeto, dove si è trasferito con la famiglia a quattro anni, è stato ordinato sacerdote il 29 giugno del 1950 dal vescovo Evasio Colli. Dopo 7 anni da cappellano al Corpus Domini di Parma al fianco di don Pietro Boraschi e tre da parroco a Carignano di Vigatto l'arrivo a Colorno come prevosto.

«In quarantuno anni ho visto il paese cambiare – riflette -. Dalla Colorno di soli colornesi si è passati a quella in cui si sono progressivamente integrate le persone trasferitesi dal Sud e poi dall'estero. Ho sempre avuto un rapporto rispettoso con il territorio, in primis con le varie amministrazioni comunali succedutesi, e ho sempre trovato nei colornesi attenzione ai valori della famiglia e un'onestà diffusa. I parrocchiani, e i colornesi in generale, mi hanno sempre accolto bene. Si può dire che sia riuscito ad entrare nelle case di tutti».

Infinita la lista di bei ricordi di quarantuno anni di servizio sacerdotale a Colorno, per una parte contraddistinti anche dal ruolo di insegnante di religione alle scuole medie. «Sono stati fatti tanti lavori come la sistemazione della canonica, il rifacimento del pavimento del Duomo e del teatro Juventus, il recupero della Santissima Annunziata e l'impegno costante per Minima Domus e oratorio. La gestione dell'oratorio era di competenza dei miei cappellani, io ero una sorta di “preside” che interveniva in caso di necessità per riprendere qualcuno. Ma l'ho sempre fatto a fin di bene per la crescita dei ragazzi».

Del resto nella sua opera don Nando ha sempre creduto molto nei valori della catechesi e della famiglia. «Ho sempre tenuto molto alla cultura religiosa, senza il buon insegnamento non si può fare nulla. Nelle prediche ho sempre cercato di privilegiare un messaggio semplice e diretto per i miei parrocchiani».

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