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Aemilia

La 'ndrangheta alla sbarra

A processo 220 tra boss, affiliati e politici

29 ottobre 2015, 06:03

La 'ndrangheta alla sbarra

BOLOGNA

Dal nostro inviato

Georgia Azzali

C'era ancora buio all'alba di dieci mesi fa, quando l'Emilia perse la sua «innocenza». 28 gennaio 2015: boss, comprimari, colletti bianchi e pesci piccoli finirono in cella. Il buio che anche ieri mattina avvolgeva il padiglione delle Fiere di Bologna, quando ancora prima delle 7 il lungo esercito di imputati e avvocati ha cominciato a mettersi in fila davanti alla maxi aula. Primo atto processuale della più grande inchiesta sulla 'ndrangheta in regione. Dentro a un bunker isolato da vari sbarramenti di controllo, in cui si comincerà a scrivere la storia di 220 imputati, tra cui 14 parmigiani. Come prevedibile, infatti, sono stati riuniti i filoni di «Aemilia» 1 e 2, coordinati dai pm della Dda, Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri, ma ben 19 dei 23 imputati sono in comune. Nella lista, quindi, figurava anche Loris Tonelli, finito sotto inchiesta per essere diventato il prestanome del boss Michele Bolognino per l'ex discoteca Astrolabio e il Duplex, ma risultando irreperibile, la sua posizione è stata sospesa e stralciata. Un'unica udienza preliminare, sotto la regia del gip distrettuale Francesca Zavaglia. A porte chiuse, come detta la legge

I pezzi grossi sono rimasti chiusi in cella, collegati in videoconferenza: gente al 41 bis, come Bolognino, il capoclan con casa e affari a Parma, considerato il punto di riferimento della cosca cutrese per la nostra provincia. O come il padre padrone, Nicolino Grande Aracri. Trentaquattro, invece, quelli in cella, ma non al carcere duro, che sono stati tradotti in aula, tra cui anche Alfonso Martino: è il salsese, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, che, secondo la procura, avrebbe tentato di far campagna elettorale per la cosca nel 2006 a Salso, nel 2011 a Sala Baganza e nel 2012 a Parma, pilotando i voti per il dem Pierpaolo Scarpino (non indagato). Diversi, poi, gli imputati a piede libero, che scivolano via accanto ai difensori. Salvatore Gerace, l'ingegnere che aveva tentato la corsa per l'Udc alle comunali del 2011, imputato di estorsione e reimpiego di soldi di provenienza illecita, si incammina accanto all'avvocato Francesco Saggioro. C'è anche Francesco Lepera, piccolo imprenditore di San Secondo accusato di associazione mafiosa. Non si fa vedere, invece, Giovanni Paolo Bernini, l'ex assessore e presidente del consiglio comunale su cui nel 2007 avrebbe puntato la cosca per avere un proprio referente fidato in Municipio. Concorso esterno in associazione mafiosa per la Dda di Bologna, nonostante la «bocciatura» del gip. «Corruzione elettorale», secondo i giudici del Riesame, per quei 50.000 euro che Bernini avrebbe promesso e almeno in parte versato a Romolo Villirillo, uomo della cosca, ma nessun accordo provato su appalti per il Comune. Il difensore, Daniele Carra, ieri non in aula, aveva già preannunciato la scelta del rito abbreviato: l'ex assessore verrà dunque giudicato allo stato degli atti già in udienza preliminare e potrà beneficiare, in caso di condanna, dello sconto di un terzo.

Stessa strada che sarà percorsa da Lepera, come ha sottolineato uno dei suoi difensori, Manuela Facente: «A lui viene contestata l'associazione mafiosa, senza altri reati di scopo, ma il tribunale del Riesame aveva smontato completamente questa accusa, per cui riteniamo che questa possa essere la scelta più appropriata». E il percorso rapido dell'abbreviato sarà anche seguito da Domenico Amato, il tizzanese, difeso da Stefano Melcarne, imputato di estorsione, e da Gaetano Caputo, sotto inchiesta per una pistola passata a uno degli uomini del clan. Anche Martino, ancora in carcere a Prato, proverà la strada dell'abbreviato ma condizionato all'audizione di alcuni testimoni. «Sarà difficile, però, che il gip possa accogliere questa richiesta, ma proveremo - dice Francesca Scarpino -, altrimenti andremo a dibattimento».

Il processo ordinario. Per tentare di scompaginare le carte dell'accusa, anche se non consente di contare sullo sconto certo di un terzo in caso di condanna. Ma c'è chi ritiene di potersela giocare, come Gerace, per cui già il Riesame aveva fatto cadere l'accusa di associazione, poi non più contestata dalla procura. Anche Giuseppe Pallone, che però deve ancora fare i conti con il reato associativo, nonostante il tribunale della Libertà l'avesse escluso, sarebbe orientato ad andare a dibattimento. Uomini al centro della grande operazione immobiliare di Sorbolo, secondo la procura. Un intero pezzo del paese, con più di 200 unità immobiliari, su cui la cosca avrebbe messo le mani tra il 2010 e il 2012. Con Francesco Falbo che prima avrebbe lavorato in sintonia con gli uomini di Grande Aracri, per poi essere costretto a cedere le quote delle sue società. Doppio ruolo, tanto da finire indagato per reimpiego di soldi di provenienza illecita e comparire allo stesso tempo tra le persone offese. Per l'imputazione tenterà di patteggiare, e potrebbe cavarsela con una pena sospesa.

Ma per arrivare alle prime sentenze bisognerà aspettare almeno un paio di mesi. Ci sono già udienze fissate fino al 22 dicembre. E altri appuntamenti potrebbero essere programmati nel nuovo anno. Una corsa contro il tempo. Per evitare che boss e affiliati possano mettere piede fuori dal carcere.