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La storia

La parmigiana che dà un volto alle vittime dell'11/9

29 ottobre 2015, 06:02

Chiara Cacciani

Alle 14.46 dell'11 settembre 2001 - quell'undici settembre- , Edda Guareschi era in università a Parma insieme ad alcuni colleghi del terzo anno di specializzazione in medicina legale. «Abbiamo saputo subito, ed è partita una catena di emozioni: incredulità, panico. Disperazione, anche. A ripensarci oggi, la tragedia delle Torri Gemelle è una delle tappe che scandiscono il fluire della mia vita: avevo 28 anni e niente è stato più come prima, la giovinezza era di fatto finita e si è aperta un'altra stagione».

Una stagione in cui si è guadagnata lo status di consulente all'Unità di Medicina legale dell'Università di Parma e la formazione in Italia e all'estero come antropologo forense. E un altro settembre, quello di quest'anno, l'ha portata proprio lì: a Manhattan, ad affiancare per un mese i colleghi Office of Chief Medical Examiner impegnati nell'identificazione delle vittime dell'attentato del World Trade Center.

La risposta alla mia, alla vostra domanda, è sì: 14 anni dopo, e con il sito già ricostruito e diventato memorial, l'identificazione è ancora in corso. I numeri sono da fermare il respiro: ad oggi solo il 60% dei 2753 dispersi nell'attentato ha un nome che combacia con i resti ritrovati . «Ne mancano circa 1100 all'appello - racconta Guareschi, 43 anni, parmigiana adottata dalla campagna collecchiese e prima italiana ad entrare nel programma per visiting scientist avviato nel 2009 -. Quello su cui adesso possiamo lavorare sono resti umani molto piccoli: frammenti di vestiti, denti, capelli. Sono stati raccolti dagli antropologi forensi americani e dal personale del museo dell'11 Settembre all'indomani dell'attentato e durante la ricostruzione dell'area, ed oggi sono custoditi nel museo stesso, in un'ala ovviamente non accessibile al pubblico.

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