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Felino

Addio a Franco Capra, un uomo che s'è fatto da solo

30 ottobre 2015, 06:00

Da uomo riservato e tutto d'un pezzo quale è sempre stato non se n'era mai fatto un vanto, ma chi lo conosceva bene e sapeva interpretare le sue parole sempre misurate e piene di garbo aveva ben chiaro che di una cosa Franco Capra andava fiero: essere riuscito a farsi da sé, con le proprie mani, con la sola spinta del proprio duro lavoro, della propria forza di volontà e del proprio senso del dovere. Aveva cominciato da zero, andando a lavorare ancora bambino perché orfano di padre, e con sacrificio e intraprendenza era riuscito a diventare titolare di due attività a Felino, dove era conosciutissimo: prima un forno e poi un negozio di frutta, verdura e alimentari.

Franco se n'è andato l'altro giorno all'età di 89 anni. Gli ultimi anni di malattia sono stati un calvario, affrontato grazie all'affetto e all'instancabile presenza della famiglia. Tutto il resto della sua vita è stato trascorso all'insegna della laboriosità, della rettitudine e della predilezione per le cose ben fatte. Lui era così: meticoloso, preciso, scrupoloso, perché le cose gli piacevano fatte con cura e amore, com'era nel suo stile.

Nato nel '26 a Carignano, ancora bambino si era trasferito a Felino con la famiglia. Il padre, che faceva il casaro, sarebbe morto improvvisamente a soli 33 anni, poco dopo essere tornato dalla Grande guerra: Franco ne aveva 3 e rimase da solo con la mamma, operaia in una fabbrica di conserve di pomodoro in paese. A scuola era molto bravo, ma la necessità di far entrare qualche soldo in casa costrinse la madre a toglierlo dai banchi a soli 11 anni, per mandarlo a lavorare come garzone nel forno di via Carducci a Felino. Lì in breve apprese molto bene il mestiere: da un certo momento in avanti si specializzò nella produzione di pasta, tanto che in paese lo chiamavano «Pasté».

Quando arrivarono gli anni del secondo conflitto mondiale e la Repubblica sociale lo chiamò alle armi, lui si rifiutò di schierarsi con i fascisti e nel '44 salì in montagna con i partigiani delle brigate Garibaldi, nella zona di Palanzano e dell'alta Val d'Enza. Partecipò a diversi combattimenti, ma fece anche la staffetta. Non era un impulsivo, uno dal grilletto facile, tutt'altro: c'erano sempre buon senso e intelligenza nelle sue proposte. E fu proprio grazie a lui se il gruppo di partigiani di cui faceva parte poté salvarsi dal rastrellamento dei nazifascisti a Rusino, noto episodio della guerra nel Parmense: Franco capì che i nemici stavano arrivando e convinse i compagni ad allontanarsi partendo all'alba e percorrendo torrenti e boschi. Una militanza, quella tra le fila partigiane, che gli valse nel 1985 il diploma di benemerenza da parte del Comune di Felino.

Finita la guerra, tornò in paese e si rimise a lavorare come fornaio nel solito panificio di via Carducci. Fino a quello che fu un anno cruciale nella sua vita, il 1953. Fu in quell'anno, infatti, che i titolari del forno decisero di cambiare mestiere, dedicandosi alla produzione di salumi. Franco Capra colse la palla al balzo e rilevò l'attività, prendendo in affitto il negozio e mettendosi in proprio. Ma il '53 fu anche l'anno in cui sposò Maria Campanini, che di lì in avanti l'avrebbe sempre affiancato nella vita e nel lavoro: fu infatti con lei che gestì il forno di via Carducci. Maria, in particolare, si dedicava alla produzione di dolci: celeberrime in paese erano le sue torte – ne sfornava a decine ogni settimana –, ma anche le sue veneziane e la sua pattona. La vita da fornai però era dura: sveglia alle tre e mezza, preparazione del pane, lavoro in bottega durante il giorno e alla sera preparazione dell'impasto per il giorno dopo. E così, pur amando quel mestiere che faceva fin da bambino, nel 1971 Franco decise di dare una svolta alla propria vita e a quella della moglie: cedette il panificio e aprì un negozio di frutta, verdura e alimentari in viale Roma, sempre a Felino, che avrebbe mantenuto fino alla pensione, nel 1994.

Franco Capra lascia, oltre alla moglie Maria (con cui il prossimo 7 novembre avrebbe festeggiato i 62 anni di matrimonio), il figlio Roberto, insegnante di matematica e scienze alla scuola media di Collecchio, e il figlio Claudio, geometra in Comune a Parma. Il funerale sarà celebrato domani mattina alle 9.30, con partenza dalla sala del commiato di via Caumont Caimi a Felino, per la chiesa del paese.f.ban.

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