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'NDRANGHETA

Aemilia, ecco i nuovi sequestri a Parma

31 ottobre 2015, 06:03

Georgia Azzali

Gli affari prima di tutto. Anche quando si è dietro le sbarre. I business della 'ndrangheta in terra d'Emilia non si fermano. Tanto da far scattare un nuovo sequestro preventivo per 30 milioni di euro. Al centro del provvedimento, richiesto dalla Dda di Bologna e firmato dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Emilia, la galassia di società, immobili e soldi riconducibili ai fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, imprenditori cutresi di Montecchio, tornati in cella a settembre, dopo essere stati arrestati (e poi scarcerati) durante la maxi operazione «Aemilia» dello scorso gennaio. Il Ros, insieme ai comandi provinciali di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona, ha messo sotto sequestro 12 imprese, 71 immobili e 22 auto, oltre a una serie di conti. Nella nostra città sono finiti nel mirino l'unità amministrativa, in via Micheli, della Opera srl di Crotone, e il cantiere di una palazzina in via Pelacani. Sigilli anche per alcuni immobili in provincia: un terreno e alcuni cantieri a Montechiarugolo, in via Verdi e in via Di Vittorio, e altre due unità immobiliari a Soragna, in via Bersaglieri d'Italia. La Opera srl, società di trasporti, è anche proprietaria del 37,92% delle quote del Consorzio stabile Gecoval scrl di Saint-Vincent, che ha sede legale in Valle d'Aosta e due unità amministrative a Crotone e a Parma.

Dalla Val D'Aosta alla Calabria: ecco la ragnatela dei beni dei Vertinelli, in carcere con l'accusa di associazione mafiosa. Imprenditori al servizio del «re» di Cutro, Nicolino Grande Aracri, secondo gli inquirenti. Con un patrimonio fatto di imprese edili, ma anche bar e ristoranti. Palmo, partito come muratore e arrivato nel Reggiano una trentina d'anni fa, risulta anche titolare del ristorante «Millefiori», sulla strada per Calerno, che lo scorso gennaio finì sotto sequestro, insieme ad altri beni riconducibili a lui e al fratello. Altri provvedimenti preventivi scattarono poi a febbraio e luglio.

Colpi pesanti, a cui i due fratelli imprenditori hanno però saputo «reagire». Perché nel frattempo avrebbero creato la società Sime srl, fissando la sede legale a Verona ma soprattutto intestandola a un giovane prestanome. Una nuova realtà, in cui avrebbero poi trasferito i sub appalti che facevano capo alle vecchie imprese finite nella rete dell'inchiesta.

Operazione perfetta. Fino al sequestro di ieri. Perché nella società ex novo, guidata da una testa di legno, è stato possibile trasferire tutti gli asset delle aziende già sequestrate, compresi clienti, fornitori e maestranze. Insomma, il lavoro - e il giro d'affari - erano garantiti.

Un modo per continuare a far soldi. In proprio, ma anche per conto della cosca, secondo gli inquirenti. Perché le aziende dei due imprenditori avrebbero dovuto garantire il riciclaggio dei soldi dell'associazione, attraverso il solito «giochino» delle intestazioni fittizie. Una miriade di piccole realtà, dietro cui mascherare i veri titolari.

Due uomini della cosca, Palmo e Giuseppe Vertinelli, secondo gli inquirenti. Imprenditori «collusi», in rapporto costante con pezzi grossi dell'associazione, tra cui il referente parmigiano Michele Bolognino, ma anche garanti in varie occasioni del rapporto tra la struttura emiliana e «Mano di gomma», il grande capo Grande Aracri. E proprio con Bolognino, residenza ufficiale a Locri ma case a Gattatico e Parma, i fratelli Vertinelli si sarebbero accordati per il passaggio della gestione occulta della società Millefiori e del ristorante «Il Cenacolo del pescatore».

Molte attività al di là dell'Enza. Ma le conoscenze - e gli affari - dei Vertinelli arrivavano anche a Parma. La società immobiliare Top service, con sede in via Bologna, faceva parte della loro galassia, ma anche la srl Opera di Crotone aveva qui una sua costola. E l'impresa edile di famiglia ha lavorato a lungo in vari cantieri della provincia. Un'ampia rete di investimenti e interessi. Nel nome di Grande Aracri.

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