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Ipotesi

Beatificazione per Carosino?

31 ottobre 2015, 06:00

Paolo Panni

Ricordato, a Busseto, il quinto anniversario della morte del dottor Claudio Carosino, il grande medico di famiglia tragicamente scomparso nel 2010 in seguito al gesto folle di un suo paziente.

La sua straordinaria testimonianza di vita, fatta di autentica, totale e preziosa donazione agli altri continua a vivere nella sua terra. Lo ha testimoniato anche la notevole partecipazione di persone che, nei giorni scorsi, hanno preso parte alla messa di suffragio celebrata nella chiesa conventuale di santa Maria degli Angeli (convento in cui ha sede anche l'associazione Aiuto minori terzo mondo onlus, di cui il dottor Carosino era presidente). E' stato anche un modo per ricordare la moglie Maurizia, purtroppo scomparsa pochi mesi fa.

In questi anni in tanti modi, il medico missionario è stato ricordato, anche con importanti benemerenze, con l'istituzione di una borsa di studio e con l'intitolazione alla sua memoria della Casa della salute. Ma c'è di più: perché fin dalla sua morte non poche persone, tra le altre cose, hanno ventilato la possibilità di aprire, per lui, la causa di canonizzazione, vale a dire quell'iter della Chiesa che porta i candidati ad essere proclamati beati e santi.

Lo stesso vescovo di Fidenza, Carlo Mazza, anche pubblicamente (soprattutto in un convegno che si è svolto pochi anni fa a Busseto), ha parlato di possibile santità del grande medico. Come noto, trascorsi cinque anni dalla morte di una persona, è possibile aprirne la causa di canonizzazione. Sarà così anche per il dottor Carosino? E' quello che diverse persone auspicano.

Sull'argomento, la «Gazzetta» ha rivolto alcune domande al vescovo monsignor Mazza (che ne ha anche presieduto le esequie nel 2010) che, con grande disponibilità, ha accettato di rispondere.

Eccellenza, cinque anni sono passati dalla morte del dottor Carosino. Quale ricordo vede, 5 anni dopo, di questa straordinaria figura di medico, di uomo e di cristiano? «Alle volte mi appare la sua straordinaria figura come “fuori dal mondo”, appartenente ad altra epoca, ad altra visione della realtà. Per questo la nostra smemoratezza, davvero colpevole, lo lascia nel limbo, perché considerato un “alieno” e in tal modo non ci “rimorde” più. Invece trovo la sua testimonianza di uomo, di medico e di cristiano del tutto attuale e di rara finezza ed evidenza: nello stile di vita, nell'umiltà di prestazione, nella disponibilità indiscussa a servire, ad essere utile, ad essere “ultimo” tra gli ultimi».

Lei è stato il primo ad accennare a una parola, “santità” che indubbiamente, fa venire i brividi. Nell'Anno del Giubileo Straordinario della Misericordia c'è bisogno di nuovi santi. Lei pensa che per il dottor Carosino vi siano i presupposti per aprire un eventuale percorso verso la canonizzazione? «Come è noto, aprire “procedure canoniche di santità” sono necessarie previe certezze e segni “soprannaturali” di fama autentica e documentabile. Ma questo sapiente criterio indicativo della Chiesa non esclude affatto una venerata e privata “invocazione” da parte dei singoli fedeli, come non esclude proporre la figura del dottor Carosino come testimone sicuro di “eroismo” evangelico. La circostanza del ravvicinato Giubileo potrebbe far riscoprire la peculiarità della sua specialissima donazione, senza riserve e distinzioni, al prossimo nel nome di Gesù».

E' del parere che una figura come quella del dottor Carosino abbia i «carismi» e i «numeri», per usare un eufemismo, per entrare nel novero dei santi? «Occorre valutare con saggezza e prudenza ogni elemento certo della vita del dottor Carosino secondo il grado di virtù esercitate in modo costante e verificarlo alla luce della volontà di Dio e del bene della Chiesa. Occorre far crescere attorno alla sua figura il “consenso” della fede del popolo di Dio. D'altra parte sono certo che lui già vive beato della città dei Santi».

Dalla Chiesa, anche locale, si sarebbe aspettato di più, in questi anni, a livello di iniziative volte a ricordare questa grande figura? «Sinceramente mi attendevo un qualcosa di più, dalla pubblica opinione ecclesiale, rispetto alla straordinaria e compatta partecipazione al momento della morte e del commiato del dottor Carosino. Confesso che mi è molto difficile valutare perché, apprezzando molto il grande valore della riservatezza che la nostra gente coltiva e custodisce nel cuore, posso capire anche un dignitoso e nobile silenzio, così carico di memoria grata».

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