Archivio bozze

AL REGIO

Concerto di Rufus Wainwright

31 ottobre 2015, 06:00

Concerto di Rufus Wainwright

Cristina Pelagatti

Il teatro Regio consentirà un tuffo nella musica sapiente e delicata di Rufus Wainwright. L'artista americano/canadese, che Elton John ha definito «il più grande cantautore vivente» si esibirà per l'unica data italiana proprio a Parma, venerdì 6 novembre, all'interno del Barezzi Festival 2015. Classe ‘73, 7 album ed un'opera all'attivo, Rufus Wainwright, nato nello stato di New York in una famiglia votata alla musica, (cantautore il padre Loudon III, cantante folk la madre, Kate McGarrigle e cantautrice pure la sorella Martha), si trasferisce da giovanissimo in Canada dove studia piano e dove comincia la sua carriera di superbo songwriter, trattando i temi dell'amore universale, dei diritti civili, della spiritualità, con parole incisive e mai banali, garbate ma efficaci. L'ispirazione al gran maestro della scuola canadese Leonard Cohen, omaggiato con diverse cover, è palese, seppure declinato in una scala più «pop», nel senso più nobile del termine. E siccome la vita artistica è un tutt'uno con la vita personale, le famiglie Cohen e Wainwright sono anche legate dalla piccola Viva Katherine, nata da Rufus e Lorca Cohen, figlia di Leonard, che Rufus ora cresce con il marito, il produttore teatrale Jörn Weisbrodt, In attesa del concerto del 6 novembre al Regio, al quale seguirà l'Aftershow Tanqueray Ten con i Djangòs Fingers Quartetnel Ridotto del teatro, Rufus Wainwright ha risposto ad alcune domande per i lettori della Gazzetta di Parma.

In questo periodo di grandi migrazioni e nuovi incontri tra popoli e culture differenti, quanto pensi che la musica possa influire sulla situazione?

«Mio cognato Brad Albetta, marito di mia sorella Martha, è in tour con Glenn Hansard
e ha tenuto recentemente uno spettacolo gratuito per i rifugiati Siriani in una stazione ferroviaria di Vienna. È stato illuminante, abbiamo bisogno di più cose di questo tipo: la musica è l'unica vera arma contro il cinismo».

L'arte, il cinema e la musica americana si stanno diffondendo invadendo e conquistando il mondo. Pensi che comunque gli Stati Uniti possano anche accogliere e assimilare culture differenti?

«Certo, recentemente gli USA sono stati ''invasi'' dalla musica e dalla cultura Latina. È stata un'invasione dolce e sensuale».

Qual è la tua opinione riguardo ai Talent Shows che dettano legge nel mercato discografico di molte nazioni, compresa l'Italia?

«Non ho niente contro gli artisti che vi partecipano: cercano un lavoro e nessuno può biasimarli per il tentativo di farsi una vita. Ma è il sistema stesso che è terribile e per molti versi il peggiore possibile per la musica. I grandi interpreti hanno bisogno di tempo per sentirsi liberi di scegliere cosa “gli calza”. Come recita un vecchio detto, sono come falene intorno al fuoco: vengono attirate dalla luce ma alla fine solo i pipistrelli sopravvivono».

La tua musica ha una forte componente sinfonica. La musica classica ha influenzato la tua arte? Che ne pensi di Giuseppe Verdi?

«Verdi è stata probabilmente la più importante influenza musicale nella mia intera parabola artistica. Suonare al Teatro Regio è un onore incredibile, un sogno che si realizza».

Normalmente ti piace ascoltare musica? C'è stato un artista o un disco che ti ha appassionato ultimamente?

«L'altro giorno ho visto Florence and the Machine all'Hollywood Bowl di Los Angeles. Uno dei concerti più incredibili che abbia mai visto o sentito. Quella donna è praticamente una forza della natura».

Per informazioni www.antoniobarezzilive.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA