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SERIE D

Fuori dalla Coppa, rosa da sfoltire

31 ottobre 2015, 06:00

Paolo Grossi

Qualche tifoso per consolarsi dopo lo smacco di Correggio ha scelto la strada della «volpe e l'uva». «Tanto era una coppetta, non poteva stare in bacheca di fianco alle altre, meglio così ci concentreremo sul campionato». Si leggono anche commenti così sui social. Ogni opinione è lecita, è ovvio, ma diradati i fumogeni del tifo bisognerà ammettere che per il club crociato e soprattutto per Apolloni si è trattato di una debacle. Il primo (e speriamo anche ultimo) rovescio in questa stagione che fin qui è stata un po' una favola. Sulle cause si è parlato di scarsa cattiveria e di stanchezza fisica. Il tecnico ha avuto anche l'ardire, a caldo, di dirsi contento della prova dei suoi. Gli perdoniamo le parole, usate a suo avviso a fin di bene, un po' meno la leggerezza con cui ha gettato alle ortiche, assieme alla squadra, il secondo obiettivo stagionale.

Già nel primo turno contro la Ribelle al Tardini il Parma 2 se l'era vista brutta, andando in svantaggio due volte e completando la rimonta solo dopo che erano entrati in campo Corapi, Longobardi e Baraye. Un avvertimento caduto nel vuoto se è vero che giovedì Corapi ha invece lasciato il posto a Simonetti mentre molti altri titolari erano addirittura rimasti a casa. Un conto è raccontare a parole che si tiene molto alla Coppa, un altro è trattarla come un'amichevole in provincia. Per carità, giusto far ruotare gli elementi della rosa ma «est modus in rebus» e stavolta il modo è stato evidentemente sbagliato. Ha ragione Guazzo a dire che con una squadra tutta nuova è difficile trovare affiatamento e sincronismi. Che poi lui non sia il tipo di centravanti che Apolloni preferisce perché poco portato al movimento e al lavoro in fase difensiva è altrettanto chiaro.

E' anche vero, però, che il tecnico poteva legittimamente pensare di pescare a occhi chiusi nella rosa e mettere insieme undici elementi in grado di superare la Correggese. Che invece ha meritato di passare il turno. Può non aver aiutato, psicologicamente, il largo 5-1 del Tardini in campionato, ma allora bisogna guardarsi negli occhi e far capire a tutti che se la società mette a disposizione staff e strutture da professionisti dev'essere professionale anche l'atteggiamento della squadra in ogni frangente.

A questo proposito vien da chiedersi se i sei allenamenti alla settimana non si siano rivelati pesanti per qualcuno che forse non ci era abituato. Perché ragazzi che si allenano da tre mesi, anche se giocano ogni tanto, non possono calare al cospetto non del Bayern ma della Correggese, pure essa con qualche rincalzo. E dopo un primo tempo appena discreto, non certo condotto a ritmi vertiginosi.

Tra l'altro la squadra arriva da gare, quelle con Ribelle, Forlì e Lentigione, in cui non ha certo incantato sul piano del gioco. La iattura di essere usciti dalla Coppa è che diventa difficile gestire una rosa di 28 elementi. Se il gruppo è così numeroso probabilmente è perché tecnico e dirigenti volevano avere garanzie: allestendolo in fretta e furia, dovendo assemblarlo dal nulla, e avendo nel contempo l'obbligo di vincere il campionato, era assolutamente logico rischiare di avere qualche uomo in sovrannumero piuttosto che il contrario. Questi mesi stanno servendo anche a valutare le qualità caratteriali e morali dei giocatori oltre a quelle tecnico-tattiche. Dal 3 al 17 dicembre riapre il mercato dei Dilettanti, mentre se un giocatore deve passare o arrivare dai professionisti potrà farlo anche in gennaio. Ecco allora che Apolloni per un mese farà come può, poi probabilmente chiederà di assottigliare la rosa, magari cambiando un paio di under.

Potrebbe essere un'idea quella di organizzare a metà settimana, quando se ne presenta la possibilità, amichevoli con formazioni di Lega Pro o di serie B, gare che sappiano dare stimoli al gruppo come surrogato di una Coppa che, evidentemente, non ne ha dati abbastanza. Intanto domani, per tranquillizzarci tutti, sarebbe bello rivedere il Parma di un mese fa.

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