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Progetto

Ecco l'ospedale del futuro

01 novembre 2015, 06:03

Ecco l'ospedale del futuro

Katia Golini

Campusmed, ovvero l'ospedale del futuro. E' disegnato su un enorme foglio di carta velina. E raccontato attraverso le immagini ricostruite al computer. C'è un grande parco verde tra via Gramsci e via Volturno. Da via Abbeveratoia accesso a una moderna piazza pensata come luogo d'incontro e svago, circondata da negozi, uffici, bar e ristorante. Su un lato un polo oncologico che punta ad essere leader nella cura e nella ricerca. Su via Volturno un parcheggio più ampio, nuovi ambulatori e un nuovo ingresso adiacente a un altro parco. E' una «rivoluzione» quella che si prepara a vivere il nostro Maggiore.

Con l'aspetto esteriore cambierà la sostanza, nell'intento di diventare centro all'avanguardia e luogo d'incontro oltre che di cura. Forma e sostanza vanno a braccetto nel progetto di riqualificazione voluto dall'Azienda ospedaliero-universitaria, presentato dall'architetto Carlo Quintelli, docente e pro rettore per l'Area edilizia, infrastrutture e insediamento urbano dell'Università di Parma. Il principio di fondo è rigenerare l'esistente, eliminare le storture generate dalla crescita progressiva dagli anni Sessanta-Settanta in poi, tenere un filo logico e armonizzare collegamenti e spazi. Tenendo fisso il punto che un ambiente bello eleva gli standard di qualità della vita anche delle persone malate.

«Pazienti e cittadini potranno muoversi dentro la "città-ospedale" senza provare disorientamento. Dovranno sentirsi a proprio agio, all'interno di un luogo vivibile e accogliente» spiega Quintelli. «Il nostro è un ospedale particolarmente inurbato, ossia costruito dentro la città - continua l'autore del maxi-progetto a cui hanno collaborato i giovani architetti di Mastercampus Lab -. In una posizione strategica sia per chi vive nel centro di Parma, sia per chi viene da fuori. Un ospedale che è cresciuto negli anni secondo la logica dell'addizione, con corpi adattati uno all'altro, con una viabilità confusa e una mancanza di punti di riferimento. E' arrivato il momento di fare ordine, di ridare forma urbana al luogo, di ricollegare gli spazi e soprattutto di aprirli alla città. Per questo siamo partiti dall'idea di creare una grande zona verde, pensata come zona di socialità per il quartiere Pablo e Fleming. Poiché se per l'Università lo studente è al centro dell'attenzione come spesso ci ricorda il rettore Borghi, per l'Ospedale vale analogo principio nei confronti del malato. Abbiamo quindi ritenuto di dare ai pazienti e a chi attende alla loro cura la possibilità di vivere in un luogo più bello oltre che più moderno e funzionale dal punto di vista sia della ricerca che della cura».

Il cuore del progetto

La piazza è il punto di snodo. Accesso da via Abbeveratoia. Eliminati i poliambulatori e i padiglioni precari del day hospital oncologico, si creerà un ampio spazio vuoto: la Piazza. Ordinato, pavimentato e sgombro dalle auto, circondato da costruzioni moderne adibite all'accoglienza (bar, ristorante, mensa, market, edicola, negozi di articoli sanitari, altri generi commerciali e uffici) lo spazio diventa luogo di passaggio e di aggregazione. Si affaccia sulla piazza anche il nuovo Polo oncologico. «Oggi i servizi dell'oncologia sono sparsi in varie zone del Maggiore - entra nel merito l'architetto Quintelli-. Day hospital, radioterapia, oncoematologia e degenza saranno accorpate in un unico articolato edificio. Il Polo oncologico che realizzeremo diventerà un centro all'avanguardia. Lo abbiamo pensato guardando al futuro, come centro-modello per molti anni a venire».

Sotto la piazza pedonale saranno realizzati parcheggi sotterranei per i dipendenti e per i pazienti dotati di permesso così da consentire un accesso particolarmente agevole e protetto.

Via Gramsci

Nella zona novecentesca del Maggiore, compresa tra la nuova piazza e via Gramsci, il progetto prevede vari interventi. A partire dal viale principale. Dal momento che il verde è vita, nessuno pensa di toccare gli alberi. Anzi, la zona diventerà un parco pubblico a tutti gli effetti, adibito alla ricreazione e alla riabilitazione. Pedonalizzato e arricchito di vegetazione e di arredi urbani vuole diventare luogo di ritrovo e di svago per i cittadini, dotato di percorsi-vita per gli sportivi e gli amanti del fitness, e luogo deputato alla riabilitazione e per le passeggiate di degenti e familiari.

Il progetto firmato Quintelli punta sulla riqualificazione dei padiglioni «storici». «Primo passo - spiega - la creazione di un nuovo edificio per la Maternità, direttamente collegato all'Ospedale dei bambini. Negli spazi liberati su via Gramsci sarà realizzato un centro servizi e del benessere, per i dipendenti, ma aperto alla città con, tra l'altro, un asilo e un centro diurno per gli anziani».

Il padiglione dove oggi si trova la Clinica medica sarà, al piano terra, adibito a sede della facoltà di Medicina, con punto di informazione e servizi agli studenti. Il padiglione centrale completerà la propria vocazione di centro direzionale degli uffici amministrativi sanitari.

Il campus nel campus

Nel padiglione cosiddetto «ex biologici» nascerà il TechMed, una sorta di campus nel campus - sulla scia dei campus universitari americani - dove pubblico e privato potranno lavorare insieme. Aziende specializzate in tecnologie medicali svolgeranno attività di ricerca e training in sinergia con Università e azienda ospedaliera.

Via Volturno

All'interno dell'attuale monoblocco sono previste azioni di riqualificazione dei percorsi pedonali e delle aree di sosta e ricreative, con particolare attenzione al tema della segnaletica orientativa. Cambia invece l'area circostante. Più posti auto, da sviluppare verso via Fleming, e accorpamento delle aule universitarie con il parco del Rasori rappresentano un altro passo verso l'integrazione tra le strutture. Anche a partire dalla spianata di asfalto antistante l'ingresso e adibita a parcheggio. «La vera novità è rappresentata dalla creazione di un corpo a ponte sospeso - aggiunge Quintelli - sopra il parcheggio, dove saranno collocati gli ambulatori, così favorendo l'accesso diretto dell'utenza». Ma questo è solo l'ultimo dei capitoli del maxi-piano.

I costi

Il primo passo sarà la realizzazione del Polo oncologico. Cinque milioni già stanziati arriveranno dalla Regione. Ne mancano all'appello sette. L'Azienda ospedaliero-universitario conta sul contributo dei cittadini. E avvierà una maxi-campagna di raccolta fondi. Azienda e Ateneo faranno la parte del leone, ma la partecipazione dei privati sarà altrettanto necessaria.

I tempi

«Attraverso un programma ben coordinato - conclude Quintelli - si prevede di terminare entro il 2016 la parte delle autorizzazioni, della progettazione e dell'appalto aprendo il cantiere a inizio 2017 per quanto riguarda tutto il complesso del Polo oncologico e della Piazza che verrebbero consegnati alla città a fine 2018. In parallelo altre opere possono essere realizzate così da ottenere un effetto finito pressoché totale dell'intera nuova città ospedaliera attorno al 2020. Per il blocco dei poliambulatori verso sud la prospettiva è più lunga».

VENTURI: «POCHI SOLDI. SERVE EFFICIENZA»

Francesco Bandini

Le risorse per realizzare progetti utili e ambiziosi come quello per l'ospedale che è stato presentato ieri, difficilmente potranno venire solo da nuovi investimenti di risorse pubbliche. Occorre più efficienza nella gestione della sanità perché possano liberarsi i fondi necessari. È stato un richiamo forte al realismo quello venuto ieri dall'assessore regionale alle Politiche per la salute Sergio Venturi, intervenuto al Maggiore al convegno che ha fatto seguito al taglio del nastro dell'Ala sud e delle aule centrali di Medicina.

«Abbiamo bisogno di recuperare efficienza – ha detto Venturi –, perché ci sono ancora molte risorse che possiamo risparmiare. E dobbiamo farlo nei servizi invisibili ai cittadini, perché alla gente non importa dove viene esaminato il proprio sangue, l'importante è che il prelievo venga fatto vicino a casa, che venga data una risposta in tempi brevi e soprattutto che la risposta sia qualitativamente buona». E a questo proposito ha citato un esempio di efficienza che ha portato a importanti risparmi: «A Bologna – ha spiegato – solo unificando l'attività di laboratorio e analisi e riformulando le gare sui reagenti, si sono risparmiati 7 milioni di euro all'anno. Sono risorse che si possono spendere per progetti come quello del Maggiore che abbiamo visto oggi».

La strada, ha detto chiaramente Venturi, non può che essere quella dell'efficienza e dei risparmi, perché, ha messo in guardia, «non avremo più tante risorse ad hoc dallo Stato centrale per realizzare investimenti. E allora ci dobbiamo inventare strumenti nuovi e in grado di produrre gli stessi risultati avuti a Parma». E a maggior ragione, ha lasciato intendere l'assessore, è difficile ipotizzare nuovi pesanti investimenti su una struttura come quella del Maggiore, «dove negli ultimi vent'anni si sono investiti 350 milioni di euro». Investimenti che hanno fatto sì che l'ospedale di Parma potesse raggiungere livelli di qualità altissimi. «Voi dovete essere consapevoli – ha detto Venturi rivolto agli operatori sanitari presenti – che avete una grande ricchezza e che lavorate in uno dei luoghi più qualificati della regione per chi opera nella sanità, se non il più qualificato. Avete già un grande ospedale, che fa parte di un servizio sanitario regionale che è ai primi posti nelle classifiche mondiali». Anche per questo, ha aggiunto, «Parma e Bologna, che sono i due luoghi in cui abbiamo identificato la gran parte delle funzioni regionali all'interno degli ospedali, devono rafforzare una cultura che cerchi di attrarre il più possibile in queste strutture».

Venturi ha anche ricordato l'importanza del polo oncologico del Maggiore, che troverà sede in una nuova struttura che sostituirà quella inadeguata di oggi: «Già adesso abbiamo un polo oncologico rilevante: magari non è così bello come quello che avrete fra qualche anno, ma è uno dei più rilevanti dell'Emilia Romagna e del nord Italia e merita sicuramente di essere ospitato in luoghi migliori».