Archivio bozze

Storia

I Pedrini, vite in musica

02 novembre 2015, 06:00

I Pedrini, vite in musica

Lucia Brighenti

Il sangue non è acqua, in qualche caso però sembra essere composto in buona parte di musica. Ne è un esempio la famiglia Pedrini, in cui la passione per questa arte si è trasmessa da padre e madre ai figli. La mamma, Giuseppa Conti (Pina, come la chiamano in famiglia), pianista livornese, è stata insegnante di musica per trentadue anni nelle scuole medie di Parma: «Insegnando ho capito che i ragazzi hanno bisogno di vivere la musica in prima persona, non di sentirsela spiegare in maniera cattedratica, – osserva – per questo ho ideato la messinscena di alcune opere liriche in playback: abbiamo realizzato Traviata e Nabucco con i ragazzi della Scuola Giovanni Pascoli, in collaborazione con gli insegnanti di lettere, educazione artistica ed educazione tecnica, spiegando la storia dell'opera, aiutandoli a immedesimarsi nei personaggi, a imparare i fraseggi, i respiri dei cantanti. È un lavoro che ha aiutato molto anche gli alunni con difficoltà di inserimento». Il babbo, Leandro Pedrini, bergamasco, ha studiato Musica Corale e direzione di coro nel Conservatorio di Piacenza, e si è poi diplomato in composizione con Franco Margola nel Conservatorio di Parma («nella Sala Verdi furono eseguiti due miei concerti per orchestra, diretti dal Maestro Ennio Gerelli» ricorda). Divenuto insegnante di Teoria, solfeggio e dettato musicale nel conservatorio di Parma, è stato anche direttore di cori, tra cui la Corale Santo Spirito, per cui ha composto alcuni salmi responsoriali. Ancora oggi, in pensione, si diletta a comporre musica sacra e brani per le occasioni più importanti della vita familiare, che poi suona a quattro mani con la moglie.

«Ci siamo incontrati nella classe del maestro Eugenio Furlotti, a Parma - raccontano i due coniugi - per preparare l'esame di Stato di abilitazione che poi abbiamo sostenuto a Roma».

Parma è la città che hanno scelto per mettere su famiglia, stimolando nei tre figli – Francesco, Gregorio ed Emanuele - l'amore per la musica. Fondamentale per tutti, l'esperienza nel coro delle voci bianche della Corale «Città di Parma», allora diretto dal maestro Antonio Burzoni: «un'esperienza fortissima», la definiscono i tre fratelli che, pur avendo intrapreso studi musicali diversi, sono accomunati dall'amore per il canto.

Gregorio, Regio e Corale Verdi

«Ho scelto di studiare chitarra quando ho ascoltato i Requerdos de la Alhambra di Francisco Tarrega,– racconta Gregorio Pedrini – e sono entrato in conservatorio con Enrico Tagliavini. L'amore per la musica lirica è arrivato in un secondo momento, quando sono andato a sentire la recita della Traviata in playback fatta dagli allievi di mia madre: credevo di annoiarmi, invece sono rimasto folgorato. Quindi mi sono iscritto a canto in conservatorio con Donatella Saccardi e poi mi sono perfezionato nell'Accademia di Bergonzi». Sposato con Barbara, soprano torinese, una figlia di 4 anni («che è già una piccola artista», dice orgoglioso), oggi Gregorio Pedrini canta nel Coro del Teatro Regio di Parma: «ogni produzione ha la sua magia, nonostante i tanti problemi che affliggono il Teatro», osserva. Tra gli altri impegni, quello di dirigere il Coro giovanile della Corale Verdi: «Lavorare con i giovani è bellissimo per la freschezza delle voci e l'impegno che ci mettono questi ragazzi, ritagliandosi il tempo tra studio, lavoro e fidanzati».

Francesco, organista a Basilea

Francesco Pedrini è invece organista e compositore: «Mi sono interessato all'organo sentendo parlare di Albert Schweitzer, grandissimo organista e dottore che curava i bambini lebbrosi in Africa. – ricorda –Sono quindi entrato in conservatorio, con il prof. Francesco Tasini. Finiti gli studi a Parma, era chiara per me la necessità di andare dove l'organo ha un peso più sostanzioso, in area germanica. Ho scelto di specializzarmi nella Schola Cantorum Basiliensis perché è la mecca della musica antica. Due mesi dopo il mio arrivo, ho trovato un posto fisso come organista nella chiesa di un cantone vicino». Quasi inevitabile quindi la decisione di stabilirsi a Basilea, dove Francesco vive con la moglie Cécile (francese, anche lei organista e clavicembalista) e la figlia di appena cinque mesi. Nella città svizzera, ha ottenuto anche il ruolo di maestro accompagnatore nella classe di opera barocca della Schola Cantorum. «Ho trovato la mia dimensione da emigrato. – osserva – Subito dopo il diploma, ho provato a creare a Parma la rassegna organistica ‘I Fiori Musicali', sognando di costruire qualcosa che mi consentisse di tornare. Ma all'estero è tutto più facile; ora organizzo un ciclo di concerti a Zurigo, ‘Le capitali della musica'. Mi mancano però i miei genitori e quella cultura che in Italia si respira anche camminando per strada».

Emanuele alla Fenice

Il terzo fratello, Emanuele Pedrini, è diplomato in Canto, Composizione, Musica corale e direzione di coro, Strumentazione per banda e Direzione d'orchestra, «cinque diplomi di cui vado fiero, senza vantarmene» dice. Voce di baritono, nel 1996 è entrato a far parte del Coro del Teatro La Fenice di Venezia dove lavora tuttora, pur avendo preso alcuni anni di aspettativa quando è stato chiamato come maestro di coro allo Sferisterio di Macerata (nel 1998-99) e al São Carlos di Lisbona (nel 2010-11). «La Fenice è una piccola isola felice, – osserva Emanuele – ha una programmazione fittissima e intelligente, che riempie sempre il teatro, anche grazie ai turisti. Vengono alternate opere di repertorio, come Traviata (di cui tutti gli anni vengono fatte 70-80 repliche) e titoli meno noti». Dal 2003, Emanuele è direttore artistico e musicale dell'Associazione Musicale Quodlibet di Mogliano Veneto, da lui fondata, con cui realizza concerti di musica sacra o lirica. Inoltre sostiene alcuni ruoli solistici, come Alfio in Cavalleria Rusticana e Amonasro in Aida.

© RIPRODUZIONE RISERVATA