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E' un parmigiano

L'accoltellatore di Fidenza doveva essere agli arresti

02 novembre 2015, 06:03

L'accoltellatore di Fidenza doveva essere agli arresti

Luca Pelagatti

Avrebbe dovuto essere agli arresti. Magari non in cella ma comunque tra le quattro mura di una casa, dietro le finestre chiuse di una comunità. Invece era libero, abbastanza libero da andarsene in giro a tramortirsi d'alcol. Con una lama in tasca e la convinzione che i soldi non sono poi un problema. Perché basta saperli arraffare.

E' stato arrestato l'uomo che l'altro pomeriggio a Fidenza, nel cortile di casa, ha ferito con almeno tre coltellate all'addome il pensionato 66enne Roberto Frati. Peccato che l'aggressore fosse già stato fermato dopo una doppia rapina e che per quei reati avesse rimediato una condanna a tre anni ai domiciliari. Da quella sentenza a oggi però sono passati meno di dodici mesi: e il 43enne, fedina penale densa, stazza robusta, una pericolosa passione per l'alcol e la violenza, era di nuovo in strada. A cercare spiccioli facili a qualunque costo.

A ricostruire l'accaduto i carabinieri della Stazione di Fidenza e dell’aliquota Operativa della Compagnia che subito dopo l'aggressione, avvenuta nel cortile del civico 7 di via Galvani, hanno raccolto le poche notizie disponibili e si sono messi in caccia. La vittima, gravemente ferita, non poteva certo fornire troppi dettagli e il racconto dei testimoni era per forza vago, pieno di «non so». Ma i militari hanno setacciato la zona e nel giro di poco sono arrivati a fermare, in un vicino supermercato, un uomo. Ubriaco fradicio e parecchio confuso. Soprattutto sporco di sangue.

Viste le sue condizioni il sospetto è stato quindi portato in ospedale mentre i militari hanno iniziato freneticamente a comporre il loro puzzle. E anche se alcune tessere continuano a mancare il quadro sembra nella notte essersi chiarito. E quello che emerge lascia sgomenti: l'uomo fermato, origine sarde ma parmigiano da sempre, è ben noto alle forze dell'ordine. Nel mese di novembre del 2014, in via Fratti, si è presentato in un negozio di ricambi per auto di buon mattino. «Sembrava un cliente», ha raccontato il titolare che ben ricorda lo schiaffo rimediato e la solita frase ringhiata a mezza voce: «Dammi i soldi o t'ammazzo». Ma il negozio aveva appena aperto, la cassa era vuota. E così l'energumeno, dopo avere trasformato in proiettili merce e registratori di cassa, è uscito in strada. Il primo passante che si è trovato davanti è stato un pensionato. E la litania ha ripreso: «dammi i soldi». Ma anche qui di contanti neanche l'ombra. E per la rabbia il pensionato è stato sbattuto a terra. Poi la fuga, inutile e maldestra. Cento metri dopo lo scatto delle manette; un giorno dopo il processo. Pesanti le accuse: tentata rapina continuata, minacce e lesioni personali. E pesante la condanna: tre anni. Ma l'altro ieri il pregiudicato, dopo qualche tempo passato in una comunità di Fidenza e una nel piacentino, era già in via Galvani, a Fidenza. Con una lama in tasca.

La conferma arriva dalle parole della stessa vittima, Roberto Frati, che solo nel pomeriggio di ieri è stato stubato dai medici del Maggiore. E ha potuto parlare con la moglie Ivana Bianchi e il figlio, don Alessandro Frati, vice parroco a Busseto.

«Ricorda tutto quello che è successo - spiega la moglie. - Si è trovato in garage con quell'uomo alle spalle che gli intimava di stare fermo e di non girarsi. Ma quando lui, senza pensare, ha fatto per spingerlo fuori dall’autorimessa, lo sconosciuto lo ha colpito con un coltello, che aveva già con sé, perché nel nostro garage non ce ne sono. Poi è accorsa tanta gente in suo aiuto e quando sono arrivata mi sono trovata di fronte mio marito a terra, in una pozza di sangue». Una scena di quelle che non si dimenticano. Per fortuna i medici della Rianimazione sembrano fare filtrare un cauto ottimismo. Ma la prognosi resta riservata. «E resta il timore delle infezioni». In casi come questo ogni ora che passa è fondamentale. Ma lo è anche per le indagini: l'arma del delitto non è stata ancora trovata, e a breve il presunto accoltellatore dovrà essere sentito. Ora ha smaltito la sbronza, e su di lui pende l'accusa di tentato omicidio. Ovviamente è in cella: questa volta, è la sensazione, ci dovrà rimanere per un po'.

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