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Enzo e Tilde

70 anni d'amore

03 novembre 2015, 06:00

70 anni d'amore

Pietro Razzini

L’attendevo sul ponte. Quando l’ho vista camminare verso di me con quel cappotto color cammello e quel passo così elegante, sono rimasto senza parole. Era bella come nessuna mai ai miei occhi: lì ho deciso che sarebbe diventata mia moglie». Era il secondo incontro tra Enzo e Tilde, ma lui aveva già capito il futuro che li attendeva. Era il 1943. Due anni dopo, il 3 novembre 1945, Enzo Ghidini e Tilde Cocconi si sono uniti per la vita e oggi possono festeggiare settant’anni di matrimonio.

Lui è originario di Sorbolo Levante, lei di Gattatico. Lui è nato nel 1920, lei nel 1922. Lui la guarda ancora con gli occhi dell’amore, lei non ha mai dimenticato nulla della loro storia. Neppure il primo incontro: «Novembre 1943: poco lontano dal cinema a Gattatico, stavo rientrando verso casa con due amiche. A un incrocio c’era Enzo che stava chiacchierando con una ragazza. Io ho proseguito per la mia strada. Lui ci ha raggiunte e mi ha accompagnato verso casa nonostante non fosse la direzione corretta verso Sorbolo».

I due anni che li hanno portati verso il matrimonio non sono stati semplici: Enzo, militare che era stato in guerra nel nord Africa dal 1940 al 1943, in quanto partigiano dovette rifugiarsi sui nostri Appennini per scappare dai tedeschi: «Tornavo per vederla di notte. Altrimenti si mandavano dei messaggi scritti tramite le “staffette”, passando il biglietto di mano in mano fino al destinatario». Ogni frase della signora Tilde racconta eventi vissuti decenni prima con una rara lucidità: «Ci siamo sposati sette mesi dopo la fine della guerra. E nel 1946 è venuta alla luce la nostra prima bimba: Ginetta. Nel 1950 ci siamo trasferiti a Parma in Borgo delle Grazie, dove è nata Marta, la secondogenita. Ogni tanto tornavamo nella villa di Gattatico: andavamo in vespa, tutti e quattro: mio marito guidava, la più piccola stava sul sellino tra lui e me, la più grande davanti ad Enzo».

Poi arrivò anche la prima macchina: una 600 bianca, nuova e fiammante. L’orgoglio dell’uomo di casa: «Quando andavamo ad Alassio d’inverno o a Marina di Carrara d’estate, ci fermavamo sempre in cima al passo della Cisa per dire una preghiera davanti alla Madonnina». Un cuore d’oro, quello di Enzo («Di notte si è sempre alzato lui quando le bambine piangevano», racconta la moglie). Ma quello che ha colpito la signora Tilde è stato altro: «Aveva un sorriso splendido. Era sempre elegante, simpatico e preciso». Il viaggio di nozze a Bologna. Poi, per il venticinquesimo di matrimonio, la vacanza a Roma. Uno dei ricordi più belli per la coppia. Il momento più difficile nel 1955, quando l’Arma chiese a Enzo di tornare in Africa per tre anni: «Mi avrebbero pagato tanto. Ma i soldi non mi avrebbe ridato il tempo lontano dalla mia famiglia, con due figlie piccole e una moglie senza l’aiuto del marito».

Oggi lui ricorda con piacere i pomeriggi al campo dell’Audace, a vedere Andrea, il figlio di Marta: «Grande terzino sinistro. Mi ricordava Maldini». Lei cucina ancora dei meravigliosi risotti al marito e, ogni tanto, riguarda, con figlie e nipoti, le numerose foto scattate negli anni: «Stare un po’ di tempo insieme a loro, è il regalo più bello che ci possono fare. Non chiediamo altro per i nostri settant’anni di matrimonio».