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L'ex bomber

Bonci: «Io e il Parma»

03 novembre 2015, 06:00

Bonci: «Io e il Parma»

Michele Ceparano

Specialmente per quei tifosi parmigiani che hanno ormai i capelli bianchi Fabio Bonci fa parte della storia. E' infatti entrato a suon di gol in quella degli anni Settanta quando il massimo obiettivo era la promozione in serie B. Decimo bomber crociato di sempre (ha segnato 44 reti in quattro campionati più due gol in Coppa Italia), non è uscito dal mondo del calcio e oggi fa l'osservatore per la Pro Vercelli, che milita in serie B. Il Parma e Parma però sono sempre nel suo cuore. «E' la mia squadra. Qui sono stato quattro anni, anche se a più riprese. E' normale che sia legato a questo luogo e a questa maglia» spiega. Nato a Modena il 31 gennaio del 1949, dopo aver giocato da giovanissimo anche nella Juventus (due sole presenze arricchite però da un gol a Zoff, allora portiere del Napoli), Bonci arriva al Parma del presidente Ermes Foglia nel campionato '71-'72, proveniente dal Mantova. Attaccante sveglio e grande «opportunista», come si diceva a quei tempi dei bomber d'area, segna diciannove gol trascinando i crociati al secondo posto finale del Girone B della serie C. Oltre al fiuto del gol, ha anche altre caratteristiche tecniche di tutto rispetto, prima fra tutte una rimessa con le mani «a lunga gittata». Al pubblico poi piacciono la sua aria guascona e i calzettoni sempre abbassati come Sivori e Altafini, segno di uno che in campo non si risparmia. Qualche maligno lo accusa di essere un «cascatore», ma il pubblico lo adora perché è uno che tiene in perenne pressione gli avversari. E poi segna e fa anche segnare. In quel campionato le sue reti non bastano però a raggiungere la promozione, traguardo che sarà invece tagliato dall'Ascoli.

Poi passa al Perugia e quindi all'Atalanta lasciando il posto ad Alberto Rizzati. Tra i due c'è una storia curiosa legata proprio al Parma: quando Bonci parte, arriva Rizzati e viceversa. Ecco perché quel Parma degli anni Settanta è diventato, quando si ricordano i tempi andati, «il Parma di Bonci e Rizzati». Spiega infatti sorridendo: «Con Rizzati non ho mai giocato insieme, ma è un po' come se lo avessi fatto. Quando lui arrivava partivo io. Comunque io e Alberto ci conosciamo bene, era Lucio Mongardi (ex capitano crociato oggi scomparso, ndr) che ci teneva in collegamento anche fuori dal calcio». L'attaccante modenese torna a Parma nel '74-'75 dall'Atalanta (dove al suo posto, manco a dirlo, approda proprio Rizzati), si laurea capocannoniere della serie B con 14 gol ma non riesce a evitare ai crociati la retrocessione. Il Parma paga anche un illecito sportivo. Bonci poi passa al Genoa, dove giocherà assieme a Pruzzo, e al Cesena. Tornerà nel campionato 1978-'79 quello dello spareggio di Vicenza contro la Triestina che vedrà il Parma, con Ernesto Ceresini presidente e Cesare Maldini allenatore, conquistare la promozione in B. L'anno dopo segnerà poco e il Parma retrocederà di nuovo. Nel 1980, dopo l'ultimo anno in maglia crociata, Bonci gioca ancora tre stagioni tra i dilettanti. Poi chiude. Ma resta nel calcio. «Il momento più bello a Parma - racconta - è stato lo spareggio contro la Triestina. Il più amaro? Non uno, ma due: l'essere arrivati secondi dietro l'Ascoli e non essere quindi riusciti a conquistare la promozione in B e l'anno dopo quando sono stato capocannoniere ma siamo retrocessi anche per colpa di quell'illecito che vide coinvolto Smersy. Comunque siamo andati giù perché c'era l'Avellino da salvare e gli irpini avevano dietro De Mita». Parole grosse, ma lui non si preoccupa. Al cronista infatti dice: «Non ho peli sulla lingua. Puoi scriverlo, perché io dico sempre quello che penso. Nei modi dovuti lo facevo anche con i dirigenti e gli allenatori». Una «rasa», si direbbe da queste parti. Ma per cui non si poteva che stravedere. Contro la Triestina ha anche un bel ricordo personale. «Allo stadio Grezar - aggiunge - nel girone di ritorno quando vincemmo 1-0 ho segnato forse il mio unico gol da fuori area». E' il 3 giugno 1979 e quattordici giorni dopo Bonci e il Parma ritrovano proprio i giuliani a Vicenza, nello spareggio tra le migliori seconde per salire in B. Tra i crociati di Maldini c'è anche un «ragazzino» destinato a una grande carriera: Carlo Ancelotti. In quella battaglia conclusasi dopo i supplementari 3-1 per il Parma, oltre a Scarpa, che segna una doppietta, c'è anche la firma di «Carletto» che realizza la rete della sicurezza. «Ancelotti – puntualizza Bonci – era un ragazzo meraviglioso, giovanissimo ma già un uomo come serietà e comportamenti. Ha fatto con merito una carriera strepitosa. E' un po' che non lo sento perché, beato lui, è sempre in giro per il mondo». A volte Bonci e altri «senatori» in campo devono difenderlo da qualche avversario convinto di poter fare «l'uomo addosso» al ragazzino. «Solo le prime volte però – spiega divertito –, perché poi Carlo ha imparato a difendersi benissimo anche da solo». Da tifoso del Parma le «dolenti note» riguardano la passata stagione. Una situazione che Bonci, da sempre nel mondo del calcio, aveva già subodorato. Racconta a tale proposito un episodio che lo riguarda. «Due estati fa – prosegue – ero stato contattato dal Parma per andare in Cina per fare una scuola calcio». Dopo il viaggio in Asia, però, l'ex bomber lascia perdere. «Non mi fidavo – confessa – e ho fatto bene. Non mi avevano convinto e conoscendo Leonardi dai tempi della Reggiana (l'ex ad del Parma oltre Enza è stato direttore generale qualche mese nel 2004, ndr), è stato meglio così». Nell'ambiente calcistico erano noti i problemi del vecchio Parma. Una bomba in attesa di esplodere. «Mi aspettavo che succedesse qualcosa - rivela Bonci - ma sinceramente non di queste proporzioni. C'erano però troppi giocatori sotto contratto, troppe “succursali” in varie categorie... Essendo nel mondo del calcio e frequentando per lavoro gli stadi sentivo voci preoccupanti. Ma che dovesse finire così, no, speravo proprio di no. E' stato davvero doloroso». Gli è dispiaciuto moltissimo perché «da sempre il primo risultato che andavo a vedere era quello del Parma, la squadra che io amo». Il Parma, comunque, può dire anche di averlo allenato dal momento che quindici anni fa era responsabile tecnico dei Master Over 35 gialloblù di calcio a cinque. Del nuovo corso ripartito dalla serie D Bonci è entusiasta. Al Tardini in questa stagione è stato solo una volta ma è stata un'esperienza molto piacevole. «Sono venuto a Parma per la partita tra i crociati e il Forlì – spiega – e ho visto un grandissimo entusiasmo. Ho incontrato tanti amici e tante persone che non vedevo da tempo come Nevio Scala e Giorgio Orlandini. A Scala ho detto: “Sei ringiovanito”. E lui mi ha risposto: “Per forza, prima ero sul trattore e ora sto in mezzo ai giovani”». Dà poi un giudizio su questo Parma: «Vincere è difficile ma il Parma è molto organizzato. E' la migliore squadra della serie D. In questa categoria comunque vinci se hai i giovani bravi. Sono più importanti degli anziani. I crociati hanno un buon allenatore come Luigi Apolloni e giocatori di qualità. Nelle altre squadre di serie D non è sempre così. Tolti i titolari, gli altri sono proprio dei rincalzi». Fra i singoli quello che lo ha maggiormente colpito è Giacomo Ricci: «A me è piaciuto, ha qualità e autostima. In campo è uno che sa prendersi le sue responsabilità anche se è giovane». Poi dà un consiglio alla società crociata. «Il salto dalla D alla Lega Pro è impegnativo e la società dovrà avere la forza di cambiare tanti giocatori - dichiara -. Io, ad esempio, ho anche giocato in serie A ma ero un buon giocatore da B. Ecco perché alla fine di questo campionato, che spero il Parma vincerà, la società dovrà essere brava a dire ad alcuni: abbiamo vinto il campionato, grazie e arrivederci». Al Tardini Bonci spera di tornare presto: «Cercherò di farmi mandare ancora a Parma - conclude -, così potrò incontrare di nuovo qualche amico».

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