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Parla Frati

«Mi ha quasi ucciso, ma lo perdono»

04 novembre 2015, 06:03

«Mi ha quasi ucciso, ma lo perdono»

Silvana Loreni

«Non provo odio per il mio aggressore, lo perdono». Roberto Frati, il fidentino aggredito a coltellate, non usa parola di vendetta e dal suo letto all'ospedale di Parma lancia un messaggio di pace.

A riferirlo, commossa, è la moglie Ivana Bianchi: «Continua a ripetermi: per fortuna ho voi che mi state vicino». Frati è al Maggiore da sabato, dopo essere stato accoltellato da Maurizio Mascia, un 43enne sottoposto a obbligo di dimora in una comunità del piacentino. Roberto è sereno, sta meglio, anche se i medici non hanno ancora sciolto la prognosi. Ha ancora la febbre e adesso quello che preoccupa maggiormente i medici è il rischio di infezioni.

La moglie Ivana, che con i figli don Alessandro, vice parroco a Busseto e Chiara, non lo abbandonano un istante, spiega che parla con loro, anche se ancora si affatica. Quello che ha stupito i familiari del pensionato 66enne, è che non mostra una parola di odio per il suo aggressore. «Non lo abbiamo mai sentito infierire contro quell’uomo - ha spiegato Ivana - mai rabbia, odio, niente. Solo una grande serenità e un amore profondo per noi, che gli stiamo vicino. Quando arriviamo ci guarda e si illumina».

Il figlio don Alessandro gli ha detto: «Papà, quando ti senti in un momento di sconforto ricordati sempre di pregare», e lui per tutta risposta con un sorriso ha sussurrato: «Certo che prego e lo faccio per un giovane che è qui e deve essere operato». Nemmeno in questo drammatico momento della sua vita, Roberto pensa a se stesso, ma agli altri.

Intanto Frati ha raccontato ancora quegli attimi drammatici vissuti sabato pomeriggio. «Quando mi sono trovato quell’uomo nel garage, mi ha puntato da dietro un coltello al collo e mi ha urlato “stai fermo, non girarti o ti ammazzo”. Quando mi sono girato e ho fatto per mandarlo fuori mi ha colpito all’addome e anche più su, vicino al cuore, con un coltello. Sono vivo per miracolo. Se non avessi avuto la forza di chiedere aiuto e se i miei vicini non fossero accorsi, sono convinto che quell’uomo avrebbe continuato a colpirmi sino ad ammazzarmi. Solo l’intervento dei vicini lo ha messo in fuga».

Secondo Frati, che ricorda perfettamente tutto quello che gli è successo, il suo aggressore non era affatto ubriaco. «Per me non aveva bevuto, ma aveva gli occhi allucinati, quelli sì, me li ricordo perfettamente purtroppo». E questo particolare è stato confermato anche da un altro residente che pochi istanti prima dell’aggressione, aveva parlato con quell’uomo, che si aggirava nel quartiere Luce.

Intanto ieri anche il sindaco di Fidenza Andrea Massari ha fatto visita a Frati. «E’ stata una fortissima emozione poter incontrare in ospedale a Parma il nostro concittadino Roberto Frati per portargli l’abbraccio di Fidenza e dargli testimonianza delle centinaia di messaggi di preghiera e di speranza che mi sono arrivati in questi giorni, tutti dedicati a lui, attraverso i mezzi più disparati, da Facebook alle mail passando per WhatsApp. Una straordinaria dimostrazione di solidarietà, l'esempio, ancora una volta, di quanto sia speciale la comunità di Fidenza. Ho trovato Roberto in grande recupero dopo la terribile aggressione di cui è stato vittima. Ho parlato con tutto lo staff medico e, giustamente, è d’obbligo essere prudenti, ma dopo tanti momenti di paura è davvero liberatorio dire che il peggio è passato. Considero doveroso ricordare che questo grande evento è merito di due protagonisti: l’ottimo lavoro dell’Ospedale di Parma - di cui ringrazio il primario Fausto Catena, i medici Marco Bertolani e Nicola Busi che ha eseguito l’intervento su Roberto, unitamente a tutto il personale medico e paramedico della Rianimazione - e l’affetto unico con cui la famiglia ha protetto Roberto. Una famiglia speciale, come ho potuto toccare con mano anche oggi (ieri, ndr), parlando con la moglie Ivana e la figlia Chiara, oltre che col figlio don Alessandro, col quale sono stato in costante contatto subito dopo l’accoltellamento del padre. Superare un trauma di questo tipo non è solo una questione medica, ma un fatto che richiede tempo e tanta consapevolezza di non essere mai soli. Fidenza c’è stata, c’è e ci sarà al fianco di Roberto e della sua famiglia. Anche quando verrà il momento del processo al balordo che è stato arrestato».

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