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COLORNO

La fiaccolata per Gjin

04 novembre 2015, 06:02

La fiaccolata per Gjin

COLORNO

Una fiaccolata, densa di fede e speranza in grado di unire ragazzi di diverse religioni, ha attraversato ieri le strade di Colorno per un momento di ricordo di Gjin Fusha, il 54enne di origine albanese trovato morto lunedì mattina di fronte alla chiesa di San Liborio dopo che, in preda alla follia, aveva ferito a coltellate la moglie Shkurte, 44enne operaia anche lei di origine albanese, ancora ricoverata in prognosi riservata al Maggiore anche se in lieve miglioramento.

La fiaccolata – con la presenza del parroco di Colorno don Marcello Benedini – è partita dal luogo della tragedia, l’abitazione della famiglia Fusha al civico 37 di via Roma, ed ha poi fatto tappa per un primo momento di preghiera in via Barbara Sanseverino, vicino alla pianta a fianco della quale lunedì mattina un’infermiera dell’Avis aveva trovato il cadavere di Gjin, fuggito da casa dopo l’accoltellamento della moglie.

Poi, attraversando il centro del paese, il corteo ha raggiunto il duomo di Santa Margherita.

«Siamo qui a pregare per il nostro fratello Gjin – ha detto don Benedini ai tanti giovani, italiani e albanesi, cattolici e non che si sino stretti ai tre figli dei coniugi Fusha - affinché il Signore lo perdoni per il grave atto che ha compiuto e guardi, con la misericordia infinita di Padre, non soltanto alle ultime ore della sua vita, ma alla sua interezza per le buone opere che ha saputo compiere. Le luci delle nostre fiaccole, piccole luci della nostra fede, squarciano le tenebre del peccato».

Tra le preghiere anche quella dedicata a Shkurte affinché possa riprendersi al più presto. È dunque con la fede e con la preghiera che la comunità italo-albanese di Colorno sta cercando di reagire alla tragedia di via Roma.

Sul fronte delle indagini oggi dovrebbe essere disposta l’autopsia sul cadavere di Gjin. Gli inquirenti sono sempre più propensi ad avvalorare l’ipotesi del malore quale causa del decesso visto che sul corpo dell’uomo non sono stati trovati segni di violenza. L’esame autoptico permetterà di dissipare ogni dubbio.

Gjin Fusha – da vent’anni residente nel Parmense, operaio attualmente senza occupazione – secondo quanto ricostruito dal cognato Gjila era depresso per la perdita del lavoro, avvenuta un paio di mesi fa, ed era fortemente preoccupato per alcune difficoltà sul piano economico legate in particolare al pagamento del mutuo della casa.

Proprio queste sue condizioni potrebbero essere state all’origine del folle gesto di domenica. c.cal.

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