Archivio bozze

Protesta

Lucchi, il sindaco cameriere

04 novembre 2015, 06:00

Beppe Facchini

Eleganza impeccabile da cameriere d’altri tempi. Pizza, spaghetti con le cozze, vino e caffè serviti ai tavoli con la giusta velocità e tasche piene di mancia. E poi gli immancabili selfie con i più incuriositi dalla nuova trovata del primo cittadino di Berceto, Luigi Lucchi. «Un sindaco cameriere», come recita il manifesto che ieri ha accolto i clienti de La Brace, in via Abbeveratoria. Non era uno scherzo: lui, Lucchi, dopo essersi messo in mutande (e non solo), è tornato a far parlare si sé.

Anzi, a «far parlare i cittadini di questioni molto importanti che altrimenti non conoscerebbero». Quali? Oggi Lucchi non avrebbe neanche potuto acquistare una corona d’alloro per celebrare le vittime del 4 novembre: i soldi nelle casse comunali non ci sono. Sarebbero bastati poco più di 100 euro, ma «il bilancio comunale non ce lo avrebbe permesso. I fondi mancano per queste cose e per quelle più importanti, lo Stato ci porta via tutto - ribadisce il sindaco cameriere, tra una portata e l’altra -. Per fortuna l’associazione Alpini si è dichiarata disponibile ad acquistare la corona e stasera un fiorista me ne ha regalata un’altra, ma era comunque importante, anche a livello nazionale, far sapere in che condizioni si trovano i piccoli comuni come Berceto. Ormai facciamo fatica persino a commemorare i Caduti».

I cittadini pagano per avere dei servizi e ai sindaci tocca fare da «gabellieri» per conto di Roma, è l’antifona di Lucchi, che fa subito due conti: «A Berceto viene sottratto ogni anno un milione di euro». E le strade? E i servizi? Perché le imposte comunali non possono servire esclusivamente per certe questioni? Lucchi non ci sta. Stringe un sacco di mani, spilla birre e versa anche il vino nel calice delle signore: pur di attirare l’attenzione sugli annosi problemi quotidiani del suo «lavoro» è disposto a tutto. Si sapeva.

«Solidarietà ai tantissimi piccoli comuni in difficoltà» dice un altro sindaco nel locale, Federico Pizzarotti, a cena dopo il consiglio con l’assessore Michele Alinovi e il consigliere Sebastiano Pizzigalli. I grandi comuni, bene o male, riescono a cavarsela. Gli altri no, sottolinea il primo cittadino di Parma, puntando il dito sul patto di stabilità e facendo eco a Lucchi: «Troppe risorse sono sottratte e non restano sul territorio». Poi arriva il momento di sedersi a tavola. «La nostra mancia? Vediamo – conclude Pizzarotti -, dopo cena faremo una colletta».