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Discarica

Monte Ardone, la Provincia stoppa la polemica

04 novembre 2015, 06:00

Monte Ardone, la Provincia stoppa la polemica

Pierluigi Dallapina

Nella discarica di Monte Ardone, comune di Fornovo, non verranno portati nuovi rifiuti, dato che la richiesta di ulteriori conferimenti avanzata dai gestori dell’impianto è stata ritirata e quindi l’intero procedimento autorizzativo è stato archiviato dalla Provincia.

Si chiude così, con un nulla di fatto, una vicenda che nei mesi scorsi aveva visto in prima linea un gruppo di cittadini contrari all’arrivo di nuovi rifiuti, cittadini autori di diverse lettere inviate alla Gazzetta di Parma in cui venivano spiegate le ragioni del no. Il botta e risposta aveva coinvolto anche il sindaco di Fornovo, Emanuela Grenti, impegnata a ricordare che quella discarica non era stata voluta dalla sua amministrazione, mentre il consiglio comunale di Collecchio, a metà ottobre, aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno contrario all’ipotesi di concedere la possibilità ai gestori di smaltire ulteriore materiale.

A mettere la parola fine alla polemica politica ci pensano sia la società che gestisce Monte Ardone, la Palladio Team Fornovo, che il pronunciamento della Provincia. Infatti, la società ha ritirato la richiesta di poter conferire in discarica altre 90 mila tonnellate di rifiuti e, di conseguenza, l’ente di piazza della Pace il 29 ottobre ha archiviato il procedimento.

Come viene spiegato da una nota redatta dagli uffici della Provincia che si sono occupati di Monte Ardone «a giudizio della Conferenza di Servizi, sulla base della documentazione inizialmente fornita e successivamente integrata, il proponente non ha completamente ottemperato ad alcune richieste e valutazioni, pertanto non si è potuto pervenire ad una espressione definitiva e soddisfacente sul progetto. In sede di Conferenza di Servizi, la ditta ha avanzato la richiesta di ritirare l’istanza di “Screening” e di archiviarne la relativa procedura».

E’ giusto ricordare che il problema dell’ampliamento della discarica è nato quando il gestore dell’impianto aveva formalizzato la richiesta di poter conferire altro materiale dato che - stando all’autorizzazione iniziale in cui veniva stabilito un rapporto di 1 ad 1 fra i parametri di peso e volume - era stato raggiunto il limite di peso (cioè 300 mila tonnellate) fissato dalla Provincia per questione di sicurezza, ma non quello volumetrico (pari a 300 mila metri cubi). Il perché dello scostamento era stato spiegato dal sindaco Grenti nella lettera inviata al giornale, nella quale ricordava che dopo l’incendio del 19 maggio 2007, erano stati esclusi i rifiuti solidi urbani.

«Questa scelta – scriveva il sindaco – ha creato uno scostamento nel rapporto peso-volume, consentendo il raggiungimento dell’obiettivo in termini di peso, ma non di volume, considerato che la discarica è stata coltivata con materiali inerti che hanno un peso tre volte superiore rispetto al mix dei rifiuti iniziali».

Archiviato il capitolo legato all’ampliamento, può essere utile ricordare che cosa accoglie attualmente la discarica. In base alle informazioni fornite dal gestore alla Provincia, nell’impianto si trovano «rifiuti speciali assimilati, altrimenti non recuperabili, non putrescibili e non pericolosi».

A tal proposito, dall’ente provinciale viene aggiunto che «la discarica è sottoposta di norma a periodici controlli e visite ispettive da parte di Arpa, nonché all’obbligo di relazioni e autocontrolli condotti da parte del gestore», e che «in sede di Conferenza di Servizi Arpa ha solo anticipato la non presenza di mercurio superiore ai limiti di legge negli ultimi campioni analizzati». Viene infine aggiunto che «sono in corso controlli da parte di Arpa e si è in attesa degli appositi riscontri».