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Calcio

Troppi cavilli per tesserare uno straniero

05 novembre 2015, 06:00

Marco Bernardini

Esaperazione e disgusto dovuti alla mancanza di buon senso da parte della Federazione. Questi i sentimenti prevalenti nel presidente dell’Astra, Ezio Ficarelli, che ha scritto alla Gazzetta di Parma le proprie lamentele in merito al cambiamento, in corso d’opera, delle norme relative al primo tesseramento dei minori stranieri comunicate tramite una circolare della Figc lo scorso 29 luglio. Dalla sua lettera prendiamo spunto per un'inchiesta fra i dirigenti parmensi. Infatti da quest’anno, per far giocare un bimbo straniero, anche alla sua prima esperienza bisogna fornire un’infinita serie di documenti, tra cui il permesso di soggiorno ed il documento d’identità del ragazzo e dei due genitori, il certificato di residenza, quelli di nascita e di frequenza scolastica, la dichiarazione firmata dai genitori e dal ragazzo che lo stesso non ha giocato all’estero, la dichiarazione del presidente della società che intende tesserare il ragazzo con scritto che “i genitori si sono trasferiti in Italia non per motivi legati al calcio”, il contratto di lavoro o busta paga di entrambi i genitori oppure una dichiarazione dello stato disoccupazione e l’assenza di una sola delle suddette voci impedisce il tesseramento oltre a provocare sanzioni e deferimenti presso la Corte Federale per quei presidenti i cui comportamenti fossero ritenuti in contrasto con le normative vigenti. «Tredici documenti per un bambino di nove anni mi sembrano francamente troppi, ridicola la dichiarazione del datore di lavoro - tuona il massimo dirigente dell’Astra, Ficarelli - noi, in mancanza di una procedura più snella, abbiamo cinque cartellini fermi di giovani che non si possono nemmeno allenare». Incredulità anche nelle parole del presidente del Juventus Club, Mauro Bertoncini. «Una cosa assurda, ci vogliono sei mesi per tesserare un ragazzo straniero che ha bisogno di giocare e fare sport. Stiamo aspettando da giugno un documento sul cambio di residenza: la Federazione dovrebbe rivedere i regolamenti in maniera chiara, ci vorrebbe più praticità». Un pensiero condiviso in pieno dal presidente dell’Inter Club, Giuseppe Pizzati, che per un mese non ha potuto utilizzare una decina di stranieri “bloccati”. «Uno scandalo che reputo pesantemente discriminatorio dal punto di vista sociale e razziale, pur comprendendo gli scopi nobili e legittimi della Figc presuppone un’incremento di burocrazia talmente forte d’aver a disposizione personale in più dedicato esclusivamente a questa faccenda». Una montagna di documenti mal digerita anche dal presidente dell’Arsenal, Silvano Dallatana, una trentina di stranieri su 280 tesserati. «E’ una burocrazia farraginosa che conduce ad una moltiplicazione di sforzi e dispendio alto d’energie per un discorso, all’apparenza, molto più semplice».

Lontani i tempi in cui sarebbero serviti un documento d’identità accompagnato da foto e permesso di soggiorno. «Era già complicato lo scorso anno – ribadisce il segretario della Langhiranese, Silvio Suraci - impensabile sia necessaria la firma del datore di lavoro o, in alternativa, l’autocertificazione dello stato di disoccupazione, aspetti che esulano totalmente dall’attività sportiva del figlio. La Fifa ha istituito regole corrette per la tutela del minore però, a volte, rischiano di passare tre mesi per la raccolta completa del materiale e loro nel frattempo non possono scendere in campo». Non ha sortito alcun effetto la lettera di protesta inviata alla Figc dall’Audace, in cui c’è il caso limite, finito addirittura sul tavolo della Fifa a Zurigo, di un ragazzo albanese, classe ‘98, che vive in Italia con lo zio e fermo da circa un anno per intoppi di natura burocratica. «Si tratta di norme quasi anticostituzionali che vanno contro la privacy – conferma il ds dell’Audace, Cesare Bertozzi - è persino più difficile rispetto all’iscrizione scolastica che pure dovrebbe essere primaria». Esce dal coro il ds del Montanara, Gianfranco Terzi, che tuttavia renderebbe la questione più agevole. «Ci siamo mossi per tempo, nel giro di un paio di settimane abbiamo risolto tutti i problemi. Ma in certi casi bastava la dichiarazione della scuola senza richiedere ulteriori documenti inutili che penalizzano soltanto il ragazzino».