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CINEMA

007 e altri film da vedere

07 novembre 2015, 06:00

007 e altri film da vedere

Filiberto Molossi

«Dicono che sei finito». «E tu che ne pensi?». «Secondo me hai appena cominciato».

Non possiamo non dirci bondiani: e non solo perché a ogni aperitivo invece di un banalissimo spritz abbiamo sempre la tentazione di ordinare un Vodka Martini, «agitato, non mescolato»; oppure perché sono anni che sogniamo di fare capitolare la Bellucci al primo sguardo e salutarla (chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato...) la mattina dopo. Ma perché 007, al secolo Bond James Bond, è un'icona assoluta, un'istituzione british ma ormai globale, un brand forte e conosciuto quanto la Coca Cola: qualcosa di insostituibile e che non passa mai di moda, come i souvenir parigini a forma di Torre Eiffel o gli anolini per Natale. E se alla vigilia delle nozze d'argento con il cinema (siamo al capitolo 24) qualcuno pensa di potere pensionare il mito si sbaglia di grosso: anche se il Bond di Mendes (già, proprio lui: il regista di «American beauty» e «Revolutionary road») è molto umano e ci piace per questo. E all'ossessione adrenalinica di salvare tutto e tutti stavolta contrappone l'irresistibile tentazione della normalità.

Tempus fugit, corri James: fisico, aereo (che spettacolo le sequenze in elicottero), agonistico, «Spectre» fa resuscitare i morti, ma mentre il passato torna, il futuro preoccupa. Gli agenti doppio zero potrebbero infatti avere i giorni contati: il governo pensa non ci sia più bisogno di loro. E intanto, un'organizzazione segreta e maligna, la Spectre appunto (guidata da un Christoph Waltz che altrove è stato anche più cattivo di così), scatena il caos...

Girato in pellicola, con un bellissimo piano sequenza di apertura (che poi è la firma dei buoni veri), il nuovo 007, divertente e felicemente antisalutistico (la bibita vegana? Bevitela tu), seppure non sia all'altezza di «Skyfall» (e l'intreccio assomigli pericolosamente all'ultimo «Mission: impossible»), sa terribilmente il fatto suo ed esalta l'abituale mix di ironia, eleganza (garantisce Tom Ford) e azione con un confronto degno di Caino e Abele. Emerge il privato e nel solito giro del mondo all inclusive (da Città del Messico a Londra, dall'Austria al Marocco) c'è un posto di rilievo anche per Roma: dove Bond-Daniel Craig interroga la Bellucci mentre la spoglia (è 007, vuoi che non sappia fare due cose contemporaneamente?) ed è protagonista di un clamoroso inseguimento tra il Vaticano e il Lungotevere. In una notte in cui nella capitale tutto è possibile: anche trovare, con l'aiuto dell'agente segreto più famoso del mondo, persino un parcheggio.

45 ANNI

E' appeso a un nome innominabile, ad aggettivi «sbagliati», ad avverbi scivolosi, a parole e a silenzi barcollanti e incerti come un gesto di troppo, questo film: che è inesorabile e intimissimo, come una storia di fantasmi, dove lo spettro abita in soffitta e (così quanto il cinema) è un'immagine incancellabile – trascorsa eppure viva – che si staglia su un lenzuolo bianco. Là, sotto la spessa coltre del non detto, nel ghiaccio eterno di segreti e passioni che si credevano sepolti per sempre: tra le quattro ipocrite mura dove il sentimento si è sciolto come neve al sole dell'abitudine, mentre il ricordo di un'altra, bellissima per sempre, è rimasto intatto, ibernato in un posto inaccessibile del cuore.

Ha la forma di una foto ingiallita da cercare affannosamente nella notte, «45 anni», il film, potente e scomodo, che Andrew Haig ha girato sullo stare insieme e sull'amore coniugale, demolendo castelli di (false) certezze.

Scene da un matrimonio: una settimana nella vita di Kate e Geoff (Charlotte Rampling e Tom Courtenay, strepitosi nella loro dolente naturalezza: entrambi giustamente premiati a Berlino), che si preparano a festeggiare il 45° anniversario delle nozze. A minare la loro tranquillità basta una lettera: in cui si dice che è stato ritrovato il corpo, perfettamente conservato, dell'ex fidanzata dell'uomo, precipitata in un crepaccio più di 50 anni prima...

Autorale sin dai titoli di testa, scanditi come diapositive, insinuante nel modo di girare, che fa della macchina da presa un ospite senza invito che scivola nella vita dei due protagonisti, serpente che striscia nella crepa della loro distanza, «45 anni» lascia che il passato riemerga con violenza schiacciando sotto il peso del dubbio scelte, svolte, situazioni. Un'intera vita insieme: che forse era solo fumo negli occhi, «Smoke gets in your eyes».