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Il vescovo

«Papa tradito? Non è una novità»

07 novembre 2015, 06:00

«Papa tradito? Non è una novità»

Luca Molinari

«Non è una novità che la Chiesa sia perseguitata. E neppure che lo sia dall'interno. Se hanno perseguitato il Signore perché dovremmo scamparla noi. Se uno ha tradito Gesù con un bacio, anche il Papa deve aspettarselo. Purtroppo». Inizia con queste parole l'editoriale del vescovo Enrico Solmi - pubblicato dal settimanale diocesano «Vita Nuova» - sugli scandali legati all'indagine «Vatileaks 2», che hanno coinvolto Francesca Immacolata Chaouqui, e monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda per la fuga di documenti riservati della Santa Sede.

«La vita cristiana non è un viaggio surreale in un mondo che non ha problemi - prosegue monsignor Solmi - ma una camminata dietro al Signore che porta la croce sulla quale muore e ci salva, vincendo anche il male che ci perseguita e che, a volte, noi stessi facciamo. Allora sentiamo di soffrire insieme alla Chiesa, che è nostra madre, e di amarla di più in questi momenti in cui è sotto tiro. È il tiro incrociato delle tentazioni che non ci abbandonano mai (parlo di noi, perché noi siamo il corpo di Cristo che è la Chiesa) e delle persecuzioni che ci minacciano. A volte aperte e frontali, altre volte subdole e intricanti, come fa il Diavolo con Gesù: “Se tu sei il Figlio di Dio…”». Il ministero Petrino è un dono di Dio per la Chiesa e il mondo. «Come lo sono stati i Pontefici che lo hanno preceduto - aggiunge il vescovo - Francesco è un dono di Dio, atteso, acclamato e seguito, ma anche - come è il profeta - scomodo. La sua figura dà speranza e fiducia e supera muri e confini. Non a tutti questo “successo” è gradito, come non è gradita la Chiesa che Lui serve. Non sono mancati - nei giorni passati del Sinodo - attentati alla sua credibilità, come l'enfatizzazione di fatti veri o presunti, mentre - sono testimone diretto - i lavori continuavano in modo serio e sereno». Ora si rinnova il copione, proprio nelle pieghe di una riforma da lui stesso fortemente voluta. «Si è scritto che hanno rubato la fiducia del Papa - osserva monsignor Solmi - Vado oltre, se le accuse sono vere, non saranno soltanto macchie su un curriculum (per molti sembra l'unica cosa che conta, da esibire con potenza mediatica), ma una auto sottrazione di dignità a se stesso, alla propria persona oltre che alla propria vocazione cristiana. E lì non si può collaborare o patteggiare, ma solo convertirsi, allontanandosi dal proprio errore che è peccato, che significa proprio «sbagliare bersaglio», prendere una direzione sbagliata. Si può tornare indietro convertendosi, rimediando al male compiuto, riprendendo in mano la propria vita con umiltà e obbedienza al Signore, che non fa mancare a nessuno la sua misericordia». Alla fine a chi dobbiamo credere? «Certamente a Papa Francesco - rimarca monsignor Solmi -. Alla sua voglia di riforma in una Chiesa semper reformanda, che cioè deve rimanere vigile su se stessa, denunciare il male che si può insinuare al suo interno, come una vipera nel verziere, e convertirsi prontamente. Allora seguiamo le sue parole con assiduità, leggendole tutte, senza selezionare in partenza solo quello che corrisponde al nostro punto di vista, perché così anche noi tradiremmo il suo pensiero, se non la sua fiducia». «Non mi fido di chi carpisce notizie rubate e ne fa libri, di chi sul male costruisce - dichiara il vescovo, riferendosi ai due libri appena usciti che hanno fomentato quest'ultimo scandalo vaticano: “Avarizia”, di Emiliano Fittipaldi e “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi - “Non sunt facenda mala ut veniant bona”, non si fanno cose cattive per ricavarne cose buone, diceva una saggia massima di morale». «A maggior ragione – conclude monsignor Solmi - non si fanno cose cattive per continuarle in pubblicazioni che restano, almeno, parziali e tendenziose e che non rappresentano quella verità che presumono di manifestare».

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