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Reportage

Profughi, le foto del reporter parmigiano

07 novembre 2015, 06:00

Chiara Pozzati

La rotta della speranza sfida i ghiacci dell'Artico. E a raccontare il viaggio dei profughi siriani, attraverso scatti inediti, è il fotoreporter parmigiano Alessandro Iovino. Ventisette anni, un curriculum di tutto rispetto che l'ha portato su e giù per il mondo, Iovino si è improvvisato investigatore, pellegrino, confidente ed ha raccolto immagini, parole, cammino. Così svela il dietro le quinte del suo reportage (pubblicato sul sito www.alessandro-iovino.com), già acquistato da La Stampa e da Le monde, che sta solleticando l'interesse anche del New York Times.

«Sentivo l'esigenza di trattare il fenomeno della migrazione da un'ottica diversa, molti professionisti si concentrano sulla pista dei Balcani - racconta durante una delle visite mordi e fuggi nella «sua» Parma -. L'idea, come nella maggior parte dei casi, è nata da un caso fortuito. Un amico mi aveva detto di un interessante pezzo uscito sul Guardian e leggerlo mi ha dato l'ispirazione».

In un mese, «anche grazie a internet», è riuscito a informarsi su questa via che è forse la meno conosciuta «ma sicuramente altrettanto dura e pericolosa», chiosa. I siriani possono entrare in Russia con il visto turistico. Decollando da Damasco, atterrano direttamente a Mosca o San Pietroburgo. Da qui proseguono verso Murmansk, avvolta dalla tundra e 200 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, davanti al mare di Barents.

«Sostano quattro, cinque giorni massimo, poi si dividono. Alcuni partono direttamente per la Norvegia, puntando verso Kirkenes. Gli altri fanno tappa a Nikel, una cittadina russa a circa 40 chilometri dalla frontiera».

Come free-lance e in veste totalmente ufficiosa, Alessandro ha seguito le tracce dei migranti.

Anche lui si è avvalso del couch surfing («saltare da un divano all'altro»), un programma che permette di mettere in contatto persone da ogni parte del mondo. C'è chi offre una stanza o il divano di casa sua, e c'è chi parte e cerca un posto in cui sostare per qualche giorno.

«Non è stato semplice - ammette candido Iovino - anche perché quando sono arrivato a Murmansk inizialmente non li trovavo, in compenso ho ricevuto autentiche dritte. Non solo sulle abitudini di chi arrivava da lontano, ma anche sulle pressioni pesantissime della mafia russa. I trafficanti li ricattano imponendo loro tariffe di taxi a prezzi esorbitanti e costringendoli a sostare negli unici hotel disponibili sempre con costi da capogiro. Quindi li obbligano a comprare delle biciclette, perché la legge russa vieta di attraversare il confine a piedi, e li caricano sopra un bus per condurli alla frontiera».

Il 27enne ha poi fatto tappa a Kirkenes insieme a una famiglia e a un giovane. Si tratta del manager della British Airways, Mansour, e di un dentista fuggito con i suoi sei figli.

«Credo sia stata una delle esperienze più coinvolgenti della mia vita e credo nella potenza delle immagini, capaci di parlare una lingua universale e costringere tutti a interrogarsi». Storie di vita vera. Scatto dopo scatto.

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