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Ex Salamini

Ferito a colpi di pistola dopo la disco

08 novembre 2015, 06:03

Laura Frugoni

La Fiat Bravo blu è ridotta a un colabrodo, vetro davanti e vetro dietro non ci sono più: polverizzati dai colpi di pistola.

Bastava uno sguardo a quella carcassa crivellata - addossata a un muro a pochi metri dall'ingresso del Disco Club Euphoria, locale di via Spocci nel quartiere ex Salamini - per immaginarsi quanto se la sia vista brutta il «bersaglio» che cercava di riparasi dai colpi accucciato in quell'auto. Pare un miracolo che di fronte a un fuoco simile - i bossoli ritrovati dovrebbero essere almeno una ventina - uno possa uscirne vivo.

E invece è andata proprio così: il destinatario di quei colpi di pistola, colui che a quanto sembra era la vittima designata, è un dominicano di 34 anni. Quando all'alba di ieri mattina l'ambulanza del 118 è approdata tra i corridoi spettrali dell'area industriale lo davano per gravissimo. Una manciata di ore dopo l'uomo era fuori dal Maggiore: suturata dai medici la ferita a una gamba, il resto sarebbe abbastanza a posto, nessuna lesione agli organi vitali. Tutti a casa tranquilli, dunque? All'ex Salamini non è successo (quasi) niente di più della solita rissa ad alto tasso alcolico?

Per fortuna (e per un pelo) non c'è scappato il morto. Ma quello che è successo in via Spocci - qualsiasi ricostruzione ne esca fuori, qualunque retroscena verrà scavato dagli investigatori - è grave. Allarmante. E alza ancora un po' l'asticella della violenza che periodicamente si scatena in certi orizzonti opachi della città. Che sia in pieno centro (vedi le coltellate di quindici giorni fa in via Mazzini) che sia una periferia urbana adibita ormai da anni a divertimentificio alternativo, dove nei fine settimana si radunano centinaia di giovani. Di sicuro ce n'è qualcuno che va a ballare con una pistola in tasca. Pronto a usarla, allorché il lume della ragione si spegne.

La polizia per ora indaga e non parla. Ieri mattina in via Spocci è arrivato uno stuolo di pattuglie che hanno transennato l'area, giornalisti e telecamere tenuti a debita distanza. C'era il capo della Squadra mobile Corrado Empoli, c'erano le tute bianche della Scientifica: uomini indaffaratissimi a catalogare e raccogliere i reperti in perfetto stile Csi. Hanno fatto salire su una volante un ragazzo (un testimone? un indiziato?): sulla schiena il giubbotto era macchiato di sangue.

Unica novità filtrata ieri pomeriggio: in questura c'erano due persone fermate sotto interrogatorio e vedremo quanto e come c'entrano in questa brutta storia.

L'Euphoria è stato chiuso con i sigilli: è un club, ossia uno di quei circoli dove entri solo se sei socio. Chi ce l'ha sott'occhio perché lavora in mezzo ai capannoni dell'ex Salamini annota che cambia spesso gestione. E' molto frequentato da sudamericani, ma non solo. Le serate cominciano dopo l'una e finiscono tardi. Sulla pagina Facebook del locale per venerdì sera un manifesto con una bellezza procace annunciava il Vip party. La sparatoria s'è scatenata verso le sei del mattino, presumibilmente quando ormai anche gli ultimi tiratardi stavano levando le tende. Lì intorno doveva essere il deserto. Le poche attività avrebbero aperto dopo ore, per di più era sabato mattina. Chi ha visto era gente che poco prima si stava divertendo a ballare. Le ipotesi sul perché sono le solite che girano di fronte a scenari come questi. Una lite, un regolamento di conti? Di sicuro qui non c'era un killer dalla mira infallibile, ma uno (ammesso che a sparare sia stato uno solo) che ha premuto il grilletto tante, troppe volte.

IL DEGRADO DELL'EX SALAMINI

Anche un pezzo d'asfalto può raccontare tanto. Se guardi in basso qui vedi un tappeto di bottiglie vuote di birra e di vino, macchie di sangue ormai rappreso, mucchi di immondizia abbandonati e parecchi regalini di piccioni incontinenti. Benvenuti all'ex Salamini in un giorno sicuramente più tetro degli altri. «E' un peccato che ci sia tutto questo degrado - butta lì una signora che affretta il passo verso la sua auto parcheggiata poco lontano - io vengo qui perché c'è un ottico molto bravo... Ma perché c'è tutta questa polizia? Sapete cos'è successo?»

In effetti il negozio di ottica è proprio a pochi metri da dove poche ore prima s'era scatenato il pandemonio. «Qui davanti? Sì, qualche rissa. Ma finora non era mai successo niente del genere - dice il titolare - di sera ovviamente io non ci sono, li vedo arrivare soltanto il sabato pomeriggio: tanti ragazzini sudamericani, molto giovani, che vengono a ballare».

Il capannello di curiosi s'infoltisce intorno ai nastri rossi e bianchi che delimitano l'area della sparatoria. Arrivano facce di gente conosciuta che qui ci lavora da una vita, c'è il presidente del Cohiba Mario Montanari, c'è Roberto Crociani, alias il Tosco che da queste parti è un'istituzione. Si ragiona insieme, tenendo d'occhio il fervido via vai dei poliziotti. Vien fuori un ritornello già conosciuto: di notte l'operoso quartiere industriale si trasforma, certe strade e certi angoli bui diventano terra di nessuno. Oasi sinistre dove è facile andare troppo su di giri e il finale è sempre uguale: botte da orbi. E la cocaina? «Da queste parti ne trovi quanta ne vuoi».

Due orizzonti opposti e lontani che si scambiano il sipario dal giorno alla notte. Anche se è sabato trovi gente che lavora dentro i capannoni. Chi resiste e chi se ne va: la panetteria Reverberi è chiusa da mesi per cessata attività.

Chi tira in ballo la girandola delle licenze e certi locali che passano da una gestione all'altra con grande rapidità e disinvoltura: «Ma il Comune non dovrebbe controllare?»

«A Parma si vede solo quello che si vuole vedere», commenta lapidario il Tosco. l.f.