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Riconoscimento

Il premio al militare eroe

08 novembre 2015, 06:00

Il premio al militare eroe

Patrizia Celi

Sullo schermo immagini della vita in Afghanistan che scorrono silenziose: primi piani di bambini, donne, ragazze, uomini e anziani, con occhi intensi su uno sfondo di deserto, rovine e cielo, come in un lungo medioevo orientale. Vicino ci sono i militari dell'esercito italiano in missione umanitaria in quella terra da 14 anni.

È iniziata così, con un'immersione empatica nella missione, la cerimonia di consegna del riconoscimento «Una vita per la Patria», assegnato ieri al primo maresciallo dell'esercito Simone Careddu per volontà della sezione parmense dell'Associazione nazionale mutilati invalidi di guerra (Anmig) e dall'associazione culturale «Libertà parmigiana». Eroe e vittima della guerra, Careddu è oggi costretto su una sedia a rotelle per le ferite riportate nel 2009 in Afghanistan durante un attentato al mezzo dell'esercito italiano sul quale viaggiava. «La tragica esperienza di Simone ci ricorda, in questo tempo dominato dalla corruzione, che la Patria esiste ancora e l'enorme prezzo pagato dagli eroi della Grande Guerra non è stato del tutto vano» ha detto il presidente di «Libertà parmigiana» Pino Agnetti». Il patriottismo e lo spirito di sacrificio dei combattenti le guerre mondiali è vivo ancora nelle opere di solidarietà del nostro esercito nei nuovi conflitti dolorosi, in cui ancora è necessario il contributo di sangue per la pace” ha aggiunto Zobeide Spocci, presidente di Anmig Parma. Pino Agnetti ha quindi raccontato ai presenti la guerra in Afghanistan (costata in 14 anni ben 3.500 soldati occidentali uccisi) e le azioni delle truppe italiane, tra tutte la riapertura delle università (mentre con i talebani chi voleva studiare rischiava la vita) e la tutela delle donne. In conclusione dell'incontro il generale di brigata Cesare Alimenti, comandante militare esercito “Emilia Romagna”, ha portato la sua toccante testimonianza. «Non siamo un esercito di conquista, ma andiamo in missione con spirito di solidarietà e un approccio che non offenda la cultura e la religione della popolazione ospitante» ha detto Alimenti. Eppure dal 1950 ad oggi sono stati 176 i soldati italiani caduti nelle missioni internazionali, di cui 54 solo in Afghanistan. Attualmente sono circa 4.000 i militari italiani impegnati nelle missioni. «Le celebrazioni storiche dell'Italia, come la recente del 4 novembre, hanno il senso di portare avanti le nostre tradizioni per contrastare l'attuale crisi di valori ed educare i giovani raccontando loro i sacrifici degli eroi del passato e del presente» ha concluso Alimenti. La cerimonia di consegna del riconoscimento ha avuto luogo a Palazzo Ducale, nella sede del comando provinciale dei carabinieri e ha visto la partecipazione della deputata Patrizia Maestri, del prefetto Giuseppe Forlani e del comandante provinciale dei Carabinieri di Parma Massimo Zuccher e di numerose autorità cittadine e rappresentanti delle forze dell'ordine.

CHI E' CAREDDU

Il primo maresciallo Simone Careddu ha 34 anni. Dal 14 luglio 2009 ha perso l'uso delle gambe, in quel maledetto giorno nel quale il mezzo militare su cui viaggiava è stato colpito da un ordigno nemico. Era in Afghanistan, in pattuglia per svolgere l'attività di bonifica degli itinerari militari da mine e bombe. Insieme a lui il primo caporal maggiore Alessandro Di Lisio, che in quel frangente perse la vita. Careddu lo ha ricordato ieri, durante la cerimonia che l'ha visto protagonista, insieme al primo caporal maggiore Roberto Marchini (che ebbe la stessa sorte due anni dopo), parlando alla platea intervenuta a Palazzo Ducale. La voce si è spezzata per la commozione, svelando un dolore solo sopito dalla nuova vita. Simone Careddu ha sofferto a lungo, superando sette interventi chirurgici e un intenso percorso di riabilitazione in Svizzera. Oggi vive a Verona con la moglie Tiziana, sposata nel 2010 dopo un lungo fidanzamento, e la figlioletta Victoria di 7 mesi, entrambe presenti in sala. È impegnato nell'esercito e grande atleta paralimpico di basket.

«Sono solo il rappresentante di una categoria di servitori della Patria – ha detto con modestia Careddu – Vorrei condividere questo riconoscimento con tutti i miei colleghi e allungare il vostro abbraccio per cogliere tutte le famiglie dei caduti e dei feriti». Il primo maresciallo portava in bella vista sulla divisa da parà lo stemma della Folgore e le medaglie ottenute per gli impieghi all'estero, lui che nonostante la giovane età è già stato in missione anche nei Balcani e in Iraq. Su tutte spicca la Croce d'Onore in oro, ricevuta dal presidente Giorgio Napolitano nel 2011. «Dobbiamo educare i nostri figli ad essere più onesti che furbi, ma soprattutto solidali e con un forte senso di appartenenza a questa bellissima nazione – ha detto Careddu – Ricordiamoci che noi italiani abbiamo dentro qualcosa che gli altri non avranno mai». Un carattere tipico che ci rende benvoluti e riconoscibili in ogni luogo.

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