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LA STORIA

Sparò ai ladri: l'eredità andrà ai malviventi

08 novembre 2015, 06:00

Hanno perso tutti nella tragica vicenda di Ermes Mattielli, il robivecchi morto di infarto tre giorni fa e divenuto - suo malgrado - paladino di una certa frangia «giustizialista», dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione che il Tribunale gli ha inflitto per aver sparato a due ladri che rubavano nel suo deposito, ad Arsiero. L'ultima «beffa» - come qualcuno l'ha definita - è che l'eredità dell'uomo, costituita da un paio di vecchie case, finirà probabilmente ai due nomadi che Mattielli, quel 13 giugno del 2006, ferì con 14 colpi di pistola, quasi tutti andati a segno. I due, oggi quarantenni, portano ancora i segni delle pallottole. Uno di loro ha lesioni permanenti, a una gamba e al volto. Per questo, con la condanna per duplice tentato omicidio, un mese fa, il Tribunale di Vicenza aveva disposto anche un risarcimento danni di 135 mila euro (oltre 100mila euro solo per l'uomo con le lesioni permanenti). Il rigattiere vicentino aveva come parenti più prossimi alcuni cugini, sui quali, eredi diretti, ricadrebbero le sue pendenze civilistiche. La scelta più facile è che rinuncino ai beni dell'eredità, inferiori di valore ai danni da pagare, che andranno così allo Stato. Il quale risarcirà i due feriti. La vicenda ha avuto un iter giudiziario lungo e difficile, iniziato con l'accusa di eccesso di legittima difesa. Il primo verdetto di colpevolezza per Mattielli, un anno di reclusione per lesioni, emesso dal Tribunale di Schio nel 2012, era stato impugnato davanti alla Corte d'Appello dal procuratore di Vicenza, Cappelleri, per il quale andava configurato un reato più grave delle semplici lesioni. Accolto il ricorso, i giudici di secondo grado avevano annullato la prima sentenza, restituendo gli atti a Vicenza, per elevare l'accusa a duplice tentato omicidio. Fattispecie di reato confermata dal verdetto del 9 ottobre 2015, che oltre alla pena detentiva aveva aggiunto i 135mila euro di provvisionale.

Entrambi con precedenti specifici, i due ladruncoli si erano introdotti nel deposito di Mattielli, quella notte del 2006, con l'intenzione di rubare cavi di rame. Per questo furono condannati a loro volta: 4 mesi ciascuno per tentativo di furto. I magistrati però, nel ricostruire la dinamica del fatto, accertarono che il robivecchi sparò con la sua pistola calibro 9 due volte, prima mirando nel buio verso i fasci di luce delle torce, e una seconda, finendo il caricatore, quando i malviventi erano già a terra, feriti, e avevano abbandonato la refurtiva. «Ero esasperato, oggi non lo rifarei più», aveva detto nell'immediatezza l'anziano, provato dai continui furti.

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